Lo studio personale della parola di Dio

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Spesso mi capita di parlare con credenti e di rendermi conto che non conoscono affatto la Bibbia ma, tutto quello che affermano è frutto di quanto hanno udito nelle predicazioni, visto nei film o  per sentito dire. Tutto questo poi, condito dalla propria elucubrazione,  che varia a secondo del proprio livello culturale...
Allora mi chiedo: ma quando hai fame la prima cosa che fai non è quella di guardare dove sai che c'è il cibo (frigo o dispensa)?
Allora, debbo dedurre che c'è una specie di cristiani così evoluta  che non ha mai fame (spiritualmente parlando)?
Mario De Liso

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Quanti, fra le figlie e i figli di Dio, leggono oggi in modo quotidiano e sistematico la Parola del loro Padre celeste? Se dovessimo fare un'indagine, resteremmo forse delusi e sconcertati. Ma non è di indagini sul comportamento degli altri che abbiamo bisogno, quanto piuttosto di un'indagine seria ed onesta sulla nostra vita.., un'indagine che ci porti a verificare qual'è il posto che ogni giorno diamo al Signore ed alla Sua Parola.

Una situazione preoccupante!

Quest'anno (2001), durante un campo biblico estivo ho presenziato ad alcuni incontri che avevano come argomento lo "studio personale".
Alla domanda, per così dire di rito, "quanti leggono la Bibbia ogni giorno ed in modo sistematico?" ho dovuto costatare con dispiacere che dei circa 40 ragazzi e ragazze presenti solo il 25% ha risposto positivamente e di questo 25% forse il 10% non lo faceva poi così sistematicamente.
Se dovessimo ampliare la domanda ad un pubblico ben più vasto, quale risposta avremmo nella piena sincerità del cuore?
In questi giorni che ormai ci separano dalla prossima venuta del nostro Signore per rapire la sua Chiesa non credo che la percentuale, che potrebbe rilevarsi, si discosti di molto dalla realtà riscontrata in questi incontri.
La lettura di cui stiamo parlando non è certamente quella che debba portarci esclusivamente alla "predicazione", perché il discorso verrebbe ad incontrare l'attenzione di un solo gruppo di credenti e neanche stiamo parlando di lettura di libri che "contengono" una parte della Scrittura con il relativo pensiero di stimati commentatori, che aiutano a comprendere cose che forse da soli non riusciremmo, perché anche questo sarebbe altamente settoriale. Stiamo parlando invece della pura e semplice lettura delle Sacre Scritture fatta quotidianamente, accompagnata dalla preghiera e consolidata dall'opera dello Spirito che ce ne rivela le preziosità e che deve ritrovare l'attenzione di tutti i credenti rinnovati dal Sangue del Signore Gesù per la loro effettiva santificazione.

 

Buona conoscenza, ma... l'applicazione?

Quante volte abbiamo letto, ascoltato, citato e forse imparato a memoria versetti come quello famoso che ritroviamo nel libro di Giosuè cap. 1:8 che cita: "Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai"..., oppure in 2Timoteo 3:16: "Tutta la scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona".
Quanti e quali frutti hanno portato nella nostra vita cristiana questi stessi versetti che hanno un contenuto spirituale di una profondità incommensurabile e che tenuti nella dovuta considerazione ci portano a prendere l'inevitabile decisione di camminare secondo il pensiero di Dio e non secondo le nostre tante "aridi e disastrose" visioni personali.
Il cammino cristiano, dal momento che abbiamo accettato il piano della salvezza, non deve e non può essere lasciato al caso e nemmeno vincolato a personalismi derivanti dall'ignoranza caratteristica di coloro che prima vivevano nel peccato.
Non abbiamo neanche da lontano la conoscenza di cosa significhi vivere al servizio del Salvatore se questo non ci venisse rivelato dalla Sua Parola.


E' determinante per noi credenti fermare la nostra attenzione sul fatto che quella che abbiamo nelle nostre mani è "La Parola di Dio" perché solo dopo che abbiamo fatto radicare questa certezza nel nostro cuore e nella nostra mente sentiremo in modo concreto la Sua potenza trasformatrice.
Leggiamo in 1 Tessalonicesi 2:12-13: "...noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l'accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come la parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete".

La giusta predisposizione del cuore, la sottomissione e la risoluzione nel voler mettere a frutto gli insegnamenti che ritroviamo nella Parola devono essere principi fondamentali ben consolidati nella nostra mente e nel nostro cuore.

Cresceremo solo se ci nutriremo!

Per un vero credente non può iniziare o finire il giorno senza che egli non si sia confrontato con la Parola di Dio perché, da Essa, egli trova il nutrimento adeguato e necessario per una crescita spirituale forte e rigogliosa, in cui il Suo volto risplende come una luce che necessariamente non può essere nascosta ma evidenziata per risplendere in un mondo di tenebre.
"Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà" (Salmo 1:2, 3).

La stanchezza delle membra, la distrazione della mente, le preoccupazioni di questo mondo, e quanto altro, non costituiscano per noi l'onesta (!) giustificazione ai nostri mancati appuntamenti quotidiani con il nostro Signore: una giustificazione che non genera e che non genererà mai un cammino spirituale che Lo glorifichi.
Ricordiamo, citando un passo riportato dall'evangelista Marco, quando uno degli scribi domandò a Gesù quale fosse il più importante di tutti i comandamenti e la risposta fu: "Ascolta Israele: il Signore, nostro Dio, è l'unico Signore: Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua" (Marco 12:29, 30).

Nel giorno della nostra conversione abbiamo ben compreso che il nostro impegno, da quel momento in poi, doveva essere mirato ad una ricerca seria di un cammino fatto in sintonia a quanto citato in Marco, amandolo con "tutto il cuore, tutta l'anima, tutta la mente e tutta la forza"?
Siamo proprio sicuri di aver consacrato tutto il nostro tempo al Signore (ben riconoscendo che "Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo..." Ecclesiaste 3:1), oppure solo quello che ci rimane (e certe volte neanche quello), è dedicato alla ricerca della Sua volontà?
Andiamo al trono della Grazia, come fanno gli increduli, solo quando abbiamo dei problemi, delle preoccupazioni, delle angosce o metodicamente abbiamo un incontro con Lui per confrontarci e per attendere le direttive utili per la nostra vita sia spirituale che materiale?

Cosa diamo al Signore?

Un giorno Gesù fu spettatore di una situazione che diventò subito un mirabile insegnamento per i Suoi discepoli.
Era seduto di fronte alla cassa delle offerte e guardava la gente che deponeva il proprio denaro. Molti ricchi avevano messo tanti soldi mentre una povera vedova aveva gettato solo due spiccioli e quindi disse: "In verità Io vi dico che questa vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere".
Non considerando il concetto della nostra magnanimità nell'elargire offerte, domandiamoci piuttosto se dobbiamo, in questa vicenda, paragonarci ai ricchi o piuttosto alla povera vedova.
Quanto siamo disposti a sacrificare per una comunione col nostro Signore che non trovi barriere?
Tutto il nostro cuore?
Amare Dio e la Sua Parola è qualcosa di più che il semplice desiderio di camminare discretamente davanti al Signore, perché - pensiamo - "tanto Lui sa che siamo uomini" e Lo facciamo quindi diventare il destinatario consapevole della nostra mediocrità spirituale.
Il nostro Dio non è tenuto ad accontentarsi, vuole invece vedere nella vita dei Suoi figliuoli una determinazione senza precedenti nell'adempimento dei Suoi precetti ed in una ricerca di santificazione e consacrazione che sfocia in una vita ripiena di benedizioni celesti.
"Vi preghiamo e vi esortiamo nel Signore Gesù a progredire sempre di più" (1 Tessalonicesi 4:1).

 

Vivere l'autorità della Parola

Oggi la Chiesa ha bisogno di ritrovare la sottomissione incondizionata alla Parola di Dio, troppe linee di pensiero umano sono presenti e hanno sviato il credente dalla ricerca del solo pensiero che conta: "quello di Dio".
Scompaia dalla nostra bocca la fastidiosa ed ormai insopportabile frase "io penso che" e si ritrovi la via costruttiva e potente dell'enunciare con forza e determinazione le parole "così dice la Scrittura".
Il mondo ha bisogno di conoscere la potenza rigeneratrice della parola di Cristo ("Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo", Romani 10:17) e non espedienti collaterali in cui si risaltano solo le capacità umane lasciando velato il messaggio senza precedenti della salvezza in Gesù Cristo morto sulla croce.
Il Signore sta per tornare, domandiamoci quindi come stiamo amministrando tutte queste nostre responsabilità.
Saremo ritrovati fedeli?
"Sforzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi (2 Timoteo 2:15).

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