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Soldato in Vietnam, dirottatore di aereo, cristiano rinato - Raffaele Minichiello

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Il 31 ottobre 1969 le telescriventi di tutto il mondo battono una notizia che ha dell'incredibile. Ralph Minichiello, marine italo-americano di vent'anni, decorato in Vietnam per le sue azioni «eroiche», sta dirottando un aereo decollato da Los Angeles. All'aeroporto di New York, dove il Boeing 707 atterra per rifornirsi di carburante, Minichiello riesce a beffare l'imponente dispiegamento di forze dell'Fbi coordinato da John E. Hoover in persona. L'aereo sembra diretto al Cairo ma all'alba del 1° novembre si ferma a Roma, dove il marine, su un'auto della polizia guidata da un vicequestore, comincia una disperata fuga verso Napoli e il paese in cui è nato, Melito Irpino. Dopo rocambolesche avventure nella campagna romana, viene arrestato e condotto nel carcere di Regina Coeli. Gli inquirenti faticano a credere al suo racconto: un anno, il 1968, vissuto nelle giungle del Vietnam; il torto subìto al suo ritorno negli Stati Uniti; la decisione di sfidare, da solo, il Paese per cui era disposto a sacrificare la vita. Tutto per 200 maledetti dollari.
 

 
IL MIO PESO E' STATO SOLLEVATO (la vera storia che ha ispirato il famoso personaggio Hollywoodiano chiamato Rambo)

Sono nato nel centro sud d' Italia (Irpinia) nel 1949 e cresciuto in una povera casa in campagna. La mia famiglia lasciò l'Italia per l'America quando avevo appena 14 anni. L'impatto di questa nuova vita negli Stati Uniti è stato tremendo. Provenivo da un area depressa dove persino l'elettricità era un lusso, fui sorpreso da tutto ciò che vedevo attorno a me. Fui inserito nella terza madia senza conoscere una parola d' inglese, e là nessuno parlava italiano, non c' era verso di comunicare. Crebbi nella convinzione che se volevo essere rispettato, dovevo combattere. C'era La guerra nel Vietnam ed io volli dimostrare a tutti che potevo essere, se non far meglio, di chiunque altro. Mi arruolai volontario nei Marines dopo aver persuaso i miei genitori a concedermi il permesso, perchè avevo appena 17 anni. (1966).

Quando giunsi in Vietnam, pensavo che dovevo combattere solo i nemici esterni ed invece mi accorsi che la maggior parte del tempo dovevo invece lottare con coloro che consideravo miei amici. Dopo un anno, ritornai negli Stati Uniti dove fui assegnato ad un reparto speciale d' addestramento. Quando scoprii che parte del denaro che avevo depositato in risparmi mentre ero in Vietnam era mancante, ne fui adirato ed il mio atteggiamento verso i superiori, i colleghi e la nazione che stavo servendo cambiò radicalmente. Ogni tentativo di fare qualcosa che potesse soddisfarmi mi era sistematicamente negata dai superiori, inclusa la richiesta che feci di trasferirmi in Italia.
La mia ribellione crebbe giorno dopo giorno, e cominciai a bere. Un giorno mentre ero ubriaco, cercai di forzare l'infermeria, ma mi addormentai dentro, dove fui trovato il giorno dopo e naturalmente fui portato in prigione. Da lì fui rilasciato dal giudice circa dieci giorni dopo e fui rimandato di nuovo alla mia divisione, dove comunque fui rinviato dal mio superiore al giudizio della corte marziale. Un avvocato militare mi spiegò i rischi che correvo e mi affermò che se avessi confessato la mia colpevolezza , tutto sarebbe aggiustato .Ma mi rifiutai di farlo.

Alcuni giorni dopo quando dovevo trovarmi di guardia, pagai un collega perchè mi sostituisse. Andai a Sacramento dove comprai un fucile, e lì presi un autobus diretto all'aereoporto di Los Angeles dove acquistai un biglietto per S. Francisco. Riuscii a passare il controllo in quanto entrai in compagnia di alcune hostess da un ingresso secondario. Finalmente mi trovai col mio fucile a bordo dell'aereo.
Quindici minuti dopo il decollo chiamai l'hostess per avere qualcosa da bere, ma quando arrivò le mostrai il fucile e la costrinsi a portarmi in cabina di pilotaggio. Lì dichiarai la mia intenzione di prendere controllo dell'aereo ed il mio unico desiderio era quello di volare in Italia, ma per far questo fummo costretti a rifornirci di carburante a Denver in Colorado. Là rilasciai tutti i passeggeri ed insieme ai cinque membri dell'equipaggio volammo verso New York.

La situazione diventava molto più seria di quanto avessi immaginato. Arrivammo a New York e la polizia tentò di fermare l' aereo. Sparai un colpo di d'intimazione la polizia intorno scomparve per evitare ulteriori problemi. Dopo altre tappe per rifornirci di carburante, arrivammo finalmente a Roma.
Lì presi in ostaggio l'ufficiale capo della sicurezza dell'aereoporto e con lui lasciai l'aereoporto. Lo facemmo prendendo la sua macchina seguiti da numerose volanti della polizia ma, quando ci fermammo momentaneamente, fuggii a piedi cercando dopo molte ore di rifugiarmi in una chiesa al Divino Amore, ma il prete, che riconobbe chi fossi, chiamò la polizia e mi fece arrestare. (31-10-1969) Gli Stati Uniti chiesero l'Estradizione ma non fu concessa, perchè per il suo reato era prevista la pena di morte!

Fui processato e condannato a sette anni di prigione ma spesi solo 18 mesi in prigione dopo che i termini furono ridotti per buona condotta. ( e amnistia G.Saragat)
Uscendo dalla prigione incontrai una donna che si chiamava Cinzia ed iniziammo ad avere un rapporto. Da questo nacque un bimbo e, dopo molto tempo, decidemmo di volerne un altro. Al momento del parto, Cinzia fu lasciata sola in sala travaglio dove morì a causa di un embolo e non c' era nessuno per tentare di salvare lei e la creatura che aveva in grembo. Ero impazzito dalla rabbia verso i medici e dal dolore ed anche se non ero credente, invocai il cielo chiedendo perchè fosse stato permesso tutto ciò. Per la prima volta della mia vita mi sentii impotente verso ciò che mi accadeva.

I mesi che seguirono la morte di Cinzia furono terribili, ero talmente scioccato che pensavo insistentemente solo al modo con il, quale potevo di nuovo mettermi in contatto con lei. Provai attraverso tutti i sistemi che mi venivano in mente. Andavo al cimitero almeno una volta al giorno con l'unico pensiero di riuscire di nuovo a parlarle.
Il mio odio nei confronti dei mediçi divenne incontrollabile e sentii come se dovessi fare qualcosa di strepitoso per smuovere l'opinione pubblica e cambiare l'atteggiamento dei medici. Decisi di piazzare una bomba ed uccidere quanti più medici possibile, durante un convegno che doveva tenersi a Fiuggi.

Fu proprio in quei giorni, quando stavo preparando nei dettagli il piano, che Tony, un ragazzo che lavorava vicino alla mia pompa di benzina, sentì nel cuore di venirmi a parlarmi e confortarmi di quel dolore che sapeva stavo provando Mi parlò di qualcuno che poteva aiutarmi a superare la morte di Cinzia e darmi una speranza. Ed aggiunse che quel qualcuno era una Persona che avrei potuto trovare in un libricino che mi donò, un Nuovo Testamento dei Gedeoni.

Il cuore comunque non era ancora pronto a leggere quel piccolo gran tesoro in quanto la mia mente era troppo piena di pensieri negativi. Ma Tony non si arrese; continuò a visitarmi frequentemente cercando sempre il modo di parlare al mio cuore. Allora cominciai a leggere quel piccolo Nuovo Testamento ma ero solo interessato a trovarvi la ragione della morte e di ciò che c' era dopo. Ma quel libro cominciò a rivelarmi altre verità.
Cercai di combattere quei pensieri che Tony ed il Nuovo Testamento stavano seminando nella mia mente, ma dovetti arrendermi e donare finalmente il mio cuore a Gesù. Il Signore si fece strada nel mio cuore compresi come Egli stesso era morto volenterosamente per i mie peccati. Quando compresi come Egli aveva perdonato molto di più di quanto non mi fossi domandato, fu come se un peso venisse rotolato dalle mie spalle. Avevo tramato di infliggere ad altri lo stesso dolore che mi aveva fatto soffrire ed ero come un cieco che dopo tanto tempo cominciava a vedere di nuovo con chiarezza. Dio stesso stava togliendo la rabbia e l'odio che avevo costruiti nel mio cuore. Egli lo stava trasformando in un cuore compassionevole e pieno d'amore.
Mi sono sposato di nuovo con una meravigliosa credente ed ora abbiamo due bambini. Dopo aver accettato Gesù nel mio cuore, sono entrato a far parte di una comunità evangelica dove sto crescendo nell' opera dei Gedeoni, e attualmente, sono il presidente del Campo di Roma. *
Ringrazio Dio della pazienza che ha avuto con me, per quest' opera che tende a rendere disponibile la Parola di Dio a chiunque, e per il fatto che posso servirLo come un Gedeone. A Lui sia la gloria!

Raffaele Minichiello Roma, Italia

*(N.di R.: è stato il miglior Presidente del campo Gedeoni di Roma; durante la sua gestione la distribuzione dei NT è passata dai 5.000 l'anno a 50.000 / anno, era sempre il primo a presentarsi davanti alle scuole per la distribuzione, dopo essere stato ad aprire il distributore di benzinaI)

 

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