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Non spargere alcuna voce calunniosa ...

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Mosè sul monte Sinai ricevette da Dio la Legge e dei precetti morali fra i quali: "Non spargere alcuna voce calunniosa..." (Esodo 23:1).
 La calunnia, "falsa accusa che si muove a qualcuno, pur sapendolo innocente, per danneggiarlo" è diffamazione, maldicenza.
 
La Bibbia ci insegna che chi condanna l'innocente e chi assolve il colpevole è disapprovato e giudicato da Dio (Proverbi 17:15).
Il maldicente è un trasgressore della Legge di Dio ed è colpevole, sia davanti a Dio sia davanti agli uomini.
 
Giuseppe fu accusato ingiustamente dalla moglie di Potifar, ufficiale di Faraone (Genesi 39:17, 18), ma il Signore fu con lui e lo liberò da una detenzione ingiusta. Non solo, Dio si usò di Giuseppe per conservare in vita la sua famiglia in tempo di carestia.

Il profeta Geremia era oggetto di continue calunnie da parte del popolo, ma Dio era con lui e lo proteggeva da ogni male (Geremia 20:10-13).
L'apostolo Paolo fu diffamato dai Giudei di Gerusalemme, i quali lo accusarono ingiustamente di aver profanato il Tempio. Egli si difese nella guida dello Spirito Santo, Avvocato e Difensore di tutti i credenti. Il Signore poi condusse il Suo servo a discolparsi persino davanti all'Imperatore di Roma. E così Dio trasformò un'accusa diffamatoria in una nuova occasione di potente testimonianza (Romani 8:28).

Dobbiamo vegliare su noi stessi: la calunnia prima di essere espressa a parole, è covata nel cuore. Il cuore del credente, trasformato dalla grazia di Cristo e dalla potenza dello Spirito Santo, non deve permettere ai cattivi pensieri di annidarsi, né deve lasciarsi influenzare negativamente da discorsi non edificanti che travolgono la mente e possono produrre danni irreparabili alla Chiesa di Cristo.

Il Salvatore ci mette in guardia contro la maldicenza e ci guida ad esaminare ogni giorno il cuore, affinché esso sia continuamente puro e libero da ogni forma di contaminazione.

L'apostolo Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, nella lettera che scrisse a Tito, dà un saggio consiglio alle donne anziane credenti: "...Le donne attempate abbiano parimente un portamento convenevole a santità, non siano maldicenti..., siano maestre di ciò che è buono" (Tito 2:3).

Così facendo si sarebbero distinte dalle non credenti, portate a trascorrere il tempo a sparlando del prossimo.
Le donne anziane credenti siano come Anna, la profetessa, che stava del continuo davanti a Dio per adorarLo e servirLo (Luca 2:36,37).

Nell'isola di Creta c'era una situazione diffusa fra tutti gli abitanti: vivevano nella pigrizia e nell'ozio; passavano il tempo a tessere maldicenze contro il prossimo. Sono da leggere in questo senso le istruzioni per le chiese di Creta rivolte da Paolo a Tito: "Ma tu esponi le cose che si convengono alla sana dottrina: che i vecchi siano sobri, gravi, assennati, sani nella fede, nell' amore, nella pazienza ... che non dicano male d'alcuno, che non siano contenziosi, che siano benigni, mostrando ogni mansuetudine verso tutti gli uomini" (Tito 2:1-3; 3:1-2).

A volte può anche accadere che tra credenti si diffondano maldicenze.
È bene individuare il problema alla radice e rimuoverlo per il bene della comunità e ritrovare così quella meravigliosa armonia creata dallo Spirito Santo, che edifica la chiesa.

Giacomo, fratello del Signore, ci avverte di non parlare gli uni contro gli altri e di non giudicarci reciprocamente (Giacomo 4:11-12). Il giudizio, infatti, non è di nostra competenza: Dio solo è il giusto Giudice.
Se veniamo a conoscenza di maldicenze è bene affrontare subito la questione con spirito cristiano, cioè con l'intenzione di risolvere il problema e non di complicarlo.
Il nostro intento sia quello di ristabilire la pace, la comunione fraterna, per il progresso della chiesa e per la gloria di Dio in parole, in opere ed in tutta la nostra condotta.

Il Signore ci aiuti a condurci perché il nostro Dio ama "... la sincerità dell'interiore..." e desidera insegnarci "... sapienza nel segreto del cuore" (Salmo 51:6).

Raffaele Paglia

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