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Ritratto di alex

 
Solo qualche giorno fa in un nostro dossier intitolato Trema il Nord Africa vi raccontavamo la nostra preoccupazione riguardo la situazione di pericolosa instabilità in questa parte del mondo: oggi, di fronte ai tumulti in Egitto, siamo costretti ad alzare il tiro e a parlare di una latente ingovernabilità in Medio Oriente in particolare e nel mondo musulmano in generale. Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio, si chiede in un articolo di oggi: “Cosa subentrerà al vuoto dei regimi arabi? Chi guadagnerà da queste proteste? In Tunisia l'hanno chiamata "Intifada", al Cairo per strada si urla "Allah Akhbar" e i Fratelli Musulmani (movimento islamico di tipo politico) ringraziano Allah per la "santa collera", Hamas parla di una "vittoria della democrazia". Cosa accadrà alle donne di Tunisia? L'ex presidente Habid Bourghiba aveva dato alle donne diritti senza uguali nel mondo islamico. Durerà questo modello? Che ne sarà di quel poco di modernizzazione e laicità? Queste rivoluzioni nascono certamente dal malcontento popolare verso i regimi, ma chi potrebbe approfittarne è l'islamizzazione”.Ad Alessandria d’Egitto, con i terribili attentati contro i cristiani copti, era cominciato tutto all'inizio di quest’anno e sembra proprio che tutto stia tornando al punto di partenza, dopo aver coinvolto e sconvolto Algeria, Tunisia, ma anche Albania e Libano. Decine di migliaia di egiziani ora protestano in piazza, urlano il loro malcontento nei confronti del regime di Mubarak: solo qualche giorno fa era una cosa impensabile eppure sta accadendo.
 
L’Egitto, però, non è la Tunisia e se crollasse il regime egiziano sarebbe un disastro sia per il paese (che è in assoluto il più importante del mondo arabo ed è la culla intellettuale dell’Islam sunnita arabo), sia per l'intera regione che si spinge sino al cuore del Medio Oriente. La strage di cristiani-copti la notte di Capodanno è stata sicuramente pianificata da estremisti (sunniti) legati ad Al Qaeda con un chiaro obiettivo: creare un conflitto tra musulmani e cristiani (copti) in Egitto che destabilizzi il paese e, nello stesso tempo, punisca i cristiani attraverso un’onda di intolleranza nei loro confronti, un’onda capace di espandersi come uno tsunami dall’Africa all’Estremo Oriente, passando per tutto il Medio Oriente e coinvolgendo milioni e milioni di persone.
 
E’ evidente che in Egitto il piano di creare un conflitto aperto tra musulmani e cristiani è parzialmente fallito, ma l’instabilità ora c’è e può convertirsi nell’humus adatto per una presa del potere da parte dell’islam più radicale.

Intanto, i cristiani soffrono in tanti paesi. Sia il malgoverno che l’intolleranza li colpisce duramente: ammettiamo di essere molto preoccupati per loro, senza contare che tutto il lavoro di Porte Aperte diventa sempre più rischioso e complesso in molte regioni del pianeta. Intanto la persecuzione dei cristiani è finalmente entrata nell’agenda politica del mondo occidentale. In Parlamento Europeo, la questione è stata affrontata grazie all’azione di alcuni deputati, che hanno chiesto con fermezza “una strategia internazionale per garantire il rispetto della libertà religiosa nel mondo” (vedi Ufficio Informazione in Italia del Parlamento Europeo). In Italia si moltiplicano le voci in favore dei cristiani, così come il tema della libertà religiosa è sempre più all’ordine del giorno. Non vogliamo dimenticare tutti coloro che fuggono da questi regimi anacronistici per salvarsi la vita. Proprio in questi giorni a Roma si ricordano i profughi eritrei (tra l’altro al nostro annuale Convegno avremo Helen Berhane, profuga eritrea incarcerata nei container e torturata a causa della sua fede) attraverso una fiaccolata silente sulle scale del Campidoglio martedì 1° febbraio 2011 alle ore 18.00, organizzata da associazioni che si occupano di diritti umani.

Se desiderate entrare direttamente in contatto con i cristiani perseguitati, vi consigliamo di partecipare al nostro convegno annuale, è un’esperienza intensa e un’immersione totale nel loro mondo (qui trovate tutti i dettagli per partecipare).

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