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La New Catholic Encyclopedia (1967) tratta a fondo l’argomento della Trinità e ammette che il dogma trinitario è “un’invenzione della fine del quarto secolo. . . . Prima della fine del IV secolo la formula ‘un Dio in tre persone’ non era solidamente attestata, e certo non era stata completamente assimilata dalla vita cristiana e dalla sua professione di fede”.

Martin Werner, docente presso l’Università di Berna, in Svizzera, osservò: “Tutte le volte che il Nuovo Testamento parla della relazione di Gesù con Dio, il Padre, sia in riferimento alla sua comparsa come uomo che alla sua posizione di Messia, essa viene concepita e descritta categoricamente come subordinazione”. È chiaro che ciò in cui Gesù e i primi cristiani credevano era ben diverso dall’insegnamento trinitario delle chiese attuali. Dove ebbe quindi origine questa dottrina?

Le origini della dottrina della Trinità

Nella Bibbia si parla di molte divinità che venivano adorate, fra cui Astoret, Milcom, Chemos e Molec. (1 Re 11:1, 2, 5, 7) Perfino nell’antico Israele un tempo molti credevano che Baal fosse il vero Dio. Per questo Elia, profeta di Geova, disse agli israeliti che dovevano scegliere: “Se il vero Dio è Geova, seguitelo; ma se è Baal, seguite lui”. — 1 Re 18:21.

Anche il culto di triadi, o gruppi di tre divinità associate, era comune fra i pagani prima della nascita di Gesù. “Dall’Egitto venne l’idea di una divina Trinità”, osserva lo storico Will Durant. (Storia della civiltà — Cesare e Cristo, trad. di A. Mattioli, Milano, 1957, p. 753). E James Hastings scrive: “Nella religione indiana, ad esempio, incontriamo il gruppo trinitario composto da Brahmā, Shiva e Viṣṇu; nella religione egiziana troviamo il gruppo trinitario formato da Osiride, Iside e Horus”. — Encyclopædia of Religion and Ethics.

GESÙ si rivolgeva spesso in preghiera a Dio, chiamandolo Padre, e insegnò ai discepoli a fare altrettanto. (Matteo 6:9-11; Luca 11:1, 2) In una preghiera che fece insieme agli apostoli solo poche ore prima di morire, Gesù rivolse al Padre questa supplica: “Padre, l’ora è venuta; glorifica il tuo figlio, affinché il figlio glorifichi te. Questo significa vita eterna, che acquistino conoscenza di te, il solo vero Dio, e di colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”. — Giovanni 17:1, 3.

Si noti che Gesù rivolge la preghiera a Colui che definisce “il solo vero Dio”. Poi fa riferimento alla posizione superiore occupata da Dio, dicendo: “E ora, Padre, glorificami presso te stesso con la gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse”. (Giovanni 17:5) Visto che Gesù chiese a Dio in preghiera di poter stare presso Dio, come poteva Gesù essere al tempo stesso “il solo vero Dio”? Esaminiamo questo aspetto.

La posizione di Gesù in cielo

Poche ore dopo aver pronunciato questa preghiera, Gesù fu messo a morte. Ma non rimase a lungo in quella condizione: solo dal venerdì pomeriggio alla domenica mattina. (Matteo 27:57–28:6) “Questo Gesù ha Dio risuscitato”, disse l’apostolo Pietro, “del quale fatto noi siamo tutti testimoni”. (Atti 2:31, 32) Gesù poteva essersi risuscitato da solo? No, perché secondo la Bibbia i morti “non sono consci di nulla”. (Ecclesiaste 9:5) Fu “il solo vero Dio”, il Padre celeste di Gesù, a risuscitare suo Figlio. — Atti 2:32; 10:40.

Qualche tempo dopo, un discepolo di Gesù di nome Stefano fu ucciso da persecutori religiosi. Poco prima di essere lapidato, Stefano ebbe una visione e disse: “Ecco, vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio”. (Atti 7:56) Quindi Stefano vide Gesù, “il Figlio dell’uomo”, in un ruolo di sostegno degli interessi divini in cielo, “alla destra di Dio”, così come era stato ‘presso Dio’ prima di venire sulla terra. — Giovanni 17:5.

Dopo l’uccisione di Stefano, Gesù apparve miracolosamente a Saulo, meglio conosciuto col nome romano di Paolo. (Atti 9:3-6) Ad Atene, in Grecia, Paolo parlò dell’“Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso”. Disse che questo Dio, il “solo vero Dio”, giudicherà “la terra abitata con giustizia mediante un uomo che ha costituito, e ne ha fornito garanzia a tutti in quanto lo ha risuscitato dai morti”. (Atti 17:24, 31) Qui l’apostolo Paolo parla di Gesù come di “un uomo” — sì, qualcuno inferiore a Dio — al quale Dio aveva ridato la vita in cielo.

Anche l’apostolo Giovanni descrisse Gesù in un ruolo subordinato a Dio. Disse di avere scritto il suo Vangelo affinché i lettori potessero credere che “Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”, non Dio. (Giovanni 20:31) Giovanni ebbe anche una visione celeste dell’“Agnello”, che nel suo Vangelo viene identificato con Gesù. (Giovanni 1:29) L’Agnello viene visto con altri 144.000 che, come dice Giovanni, “sono stati comprati [o risuscitati] dalla terra”. Giovanni spiega che i 144.000 hanno ‘il nome dell’Agnello e il nome del Padre suo scritto sulle loro fronti’. — Rivelazione (Apocalisse) 14:1, 3.

L’“Agnello” può essere “il Padre suo”? Ovviamente no. Nella Bibbia sono distinti. Hanno perfino nomi diversi.Il Simbolo Atanasiano, formulato alcune centinaia di anni dopo la morte di Gesù, definiva la Trinità in questo modo: “Dio è il Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito Santo, eppure non sono tre dèi, ma un solo Dio”. — Alfred Läpple, Documenti della fede cattolica, trad. delle Benedettine di Rosano, Cittadella Editrice, Assisi, 1972, pp. 80-1.

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