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Un "santo" per amico! Parola di Dio o bugia?

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Nella giornata di ier (ottobre 2010)i, mentre ascoltavo il solito telegiornale, questa volta era il TG5, alcune notizie sono rimbombate nella mia mente, nel cuore, nello spirito. Certamente le tragedie umane, flagelli con cui l'umanità sembra stanca ma anche assuefatta alla convivenza.

Flagelli che, nella maggior parte di noi, provocano commenti quali: "ma sempre queste notizie al TG!"  Il desiderio di non vedere, di non sapere delle immani tragedie che devastano l'umanità è forte. Quasi a voler scansare un destino del quale tutti sono consci, ma che tutti vogliono dimenticare.

Tra le varie notizie che dovrebbero portare conforto agli "ignari spettatori" ce n'è stata una in particolare. Le parole del pontefice, del Papa. il Vaticano in questi ultimi anni ha ancor maggior risonanza mediatica. Segno che sa ben impegnare quei necessari canali per essere alla ribalta, all'attenzione dei "fedeli" tramite i mass media. Probabilmente vi sono degli studi al riguardo, degli impegni finanziari, etc.

Le parole del pontefice ieri erano riassunte, più o meno, in questi termini dalla giornalista: Papa Benedetto XVI invita tutti i fedeli ad avere un compagno di vita, un amico fedele, un santo a cui dedicare pensieri preghiere. Un santo con cui accompagnare la propria esistenza. E il Papa stesso si pone come esempio. Infatti il pontefice dichiara di avere come compagno e amico della propria vita spirituale  Sant'Agostino.

Il concetto era questo: l'invito, la necessità, di affidare la propria anima, la propria vita spirituale ad un Santo. La questione è "meglio" spiegata nell'articolo dell'Avvenire sotto riportato.

Questa è stata la notizia più tragica che ho potuto ascoltare nel telegiornale di ieri. Tragica sotto vari aspetti. Terribile perchè avrà risonanza, avrà riscontro in molti cuori, in molti "devoti". Tragica perchè non solo tale invito non è Biblico ma, addirittura, diabolico.

Chi sono i santi?

SI dovrebbe cominciare da qui, per capire come tale messaggio rilasciato ieri dal "pontefice" sia biblicamente errato.

Come risaputo Giovanni Paolo II (per certi aspetti un grandissimo e stimabile uomo) ha fatto più santi di tutti i papi che l'hanno preceduto. Ci sono i santi protettori per ogni paese, per ogni rione, per ogni professione, per ogni giorno, per ogni nome, eccetera, eccetera.

Ed è, ovviamente, molto facile, per quanti vogliono trovare l'amico in cui confidare, come suggerito dal "pontefice", in questa così folta schiera di "Santi" sceglierne uno appropriato.

La chiesa ortodossa russa ha fatto santo addirittura lo zar Nicola II, detto "il sanguinario", con sua moglie Alessandra, amante del monaco Rasputin, e i suoi figli, perchè "hanno cercato sinceramente di incarnare nella propria vita la verità del Vangelo".

Ma è proprio questo il punto. Chi ha l'autorità per nominare qualcuno "santo"? Quali i criteri? Chi può essere "santo"? Certamente nella dottrina cattolica tutto questo è stato disciplinato ma (e questo è un invito vivo e importantissimo a quanti amici cattolici leggeranno questo post  "andate a verificare nelle vostre Bibbie se le cose stanno così, accorrete alla Parola di Dio!") nella Bibbia tutto questo non riveste alcuna importanza. Non è disciplinato. Semplicemente perchè sono ritenuti Santi tutti quelli che hanno ricevuto Gesù nella loro vita,  sono santificati, quindi, dal Suo prezioso sangue (Giovanni 17:19; 1° Corinzi 6.11; Ebrei 2:11; Ebrei 10:10; Ebrei 10:14, etc.).

Nella Bibbia non è previsto alcun culto o venerazione ai morti. Infatti la venerazione di santi e morti e di angeli iniziò alla fine del IV secolo e sostituì i culti pagani con relative statue, icone, immagini, candele, ecc.

Nella Bibbia, quindi, vengono dichiarati tutti i veri credenti come santi. Le lettere di Paolo, ad esempio, sono indirizzate ai credenti di Efeso, Filippo, Corinto, Roma e sono indirizzate in questi termini "ai santi" (Ef 1:1, ecc)

Quindi la questione Santi e la venerazione degli stessi non ha fondamento biblico. Seconda questione.

Potrebbe, questo insegnamento, essere demoniaco?

Alcune parole, pochi versetti da lasciare nei vostri cuori.
Dio è geloso. Si può comprendere. Ci ama alla "follia" Ci ama tanto da dare la cosa che ha di più prezioso per stare con noi. Affinchè noi possiamo stare con Lui. L'uomo è in guerra con se stesso, è in guerra con Dio. Possiamo vederlo, possiamo sentirlo. Daresti qualcosa per i tuoi nemici? Cosa?

Con Gesù, con il sangue versato di Gesù, la giustizia è soddisfatta e la pace fatta con DioEcco la buona notizia cioè il vangelo.
E' comprensibile, anche per noi, che Dio sia geloso, ci ama molto. Più di quanto meritiamo. Possiamo amare e sappiamo cos'è la gelosia. Infatti è scritto:

Oppure pensate che la Scrittura dichiari invano che: «Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia»?  Giacomo 4.5

Ed ancora:

Gesù dice:
Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno. Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Giovanni 3.14

Gesù ci rivela qualcosa di importante. Ci rivela la volontà del Padre, e ce la dichiara. Gesù afferma, categoricamente: Dio VUOLE che contempliamo il Figlio (Gesù Cristo) e, chiunque lo contempla, ha vita eterna!! Che dono immeritato.

Molti altri passi ci parlano della necessità di affidarci a Cristo, meditandolo, amandoLo, pregandoLo, ricevendoLo. Questo è il motivo per cui si è incarnato, affinchè chiunque crede in Lui non perisca. La Parola di Dio al riguardo è molto chiara: 

Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. - Giovanni 3:15

Questa è la buona notizia. Gesù è il mezzo per la salvezza. Di più, Gesù è la salvezza! Non altri uomini o donne, benchè stimabili, benchè d'esempio.  Dio ci ha dato un nome, un solo nome: Gesù Cristo, affinchè possiamo essere salvati. Perchè un solo nome? Questo è comprensibile. Ogni uomo o donna è un peccatore, senza esclusioni di sorta. Ogni uomo o donna ha bisogno di essere salvato, come potrà salvare altri? Gesù non ha peccato, Lui solo. Eppure è morto come un peccatore affinche il peccatore fosse salvo. E' resuscitato condividendo questa vittoria con chi lo"contempla". E' scritto:

  • ... infatti non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio - ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. - Romani 3.23
    Tutti hanno peccato, bugie, bugie quelle teologie che affermano il contrario!
  • tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio - ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue,
    Romani 3.24

    Ecco la soluzione al peccato, l'unica soluzione, soluzione valida per tutti. Giustificazione mediante la redenzione in Cristo, non in altri nomi. Cristo Gesù.

Gesù ci chiama amici. E' scritto:
Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio - Giovanni 15:15

Ecco l'amico di cui abbiamo bisogno, l'unico che può salvarci, l'unico che merita la contemplazione, la preghiera, l'amore, la devozione, l'adorazione, la venerazione, etc. L'unico amico che può salvarci, che salva perchè vivente! Gesù l'unico nome che ci è stao dato.
Non altri nomi.

Gesù è DIo fatto uomo e vuole innalzarsi, nei nostri cuori, come tale. La nostra unica via, l'unica vita è innalzare Lui al di sopra di tutto.

Il Creatore desidera avere un posto speciale nella tua vita, nella mia vita. Un posto che spetta solo a Lui!I ll punto è che Gesù non sarà nulla finchè non sarà tutto per te.

Vi è un'altro che desidera quel posto. Un'altro che desidera il posto di Dio. E' una creatura del Dio altissimo ma vuole prendere il suo posto. E' satana. Tenta tutti, tentò anche Gesù:

Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto"». - Matteo 4.9

Interessante la proposta del diavolo, avrebbe dato di tutto pur di essere adorato, pur di prendere il posto che è riservato a Dio, pur, come creatura, di prendere il posto del Creatore! E, in effetti, al momento è proprio tutto suo infatti è scritto: 

Ora ve l'ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate. Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo. Egli non può nulla contro di me; ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato. Alzatevi, andiamo via di qui. - Gesù in Giovanni 14 e ancora Gesù in Giovanni 16:

«Ma ora vado a colui che mi ha mandato; e nessuno di voi mi domanda: "Dove vai?" Invece, perché vi ho detto queste cose, la tristezza vi ha riempito il cuore. Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.

Ora, in attesa del ritorno del Signore, si comprende il perchè del funzionamento di questo mondo, comandato "dal principe" del peccato. Si proprio quel peccato che è in ogni uomo e donna.

Il nemico, il diavolo. La Bibbia ci specifica le sembianze e qui, altra grossa sorpresa, la descrizione è totalmente opposta a come lo descrive l'immaginario collettivo. Mentre ci aspetteremo un personaggio rossastro con corna, coda e forchettone la Bibbia lo descrive così:

Come mai sei caduto dal cielo, astro mattutino, figlio dell'aurora?
Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni?
Tu dicevi in cuor tuo:
«Io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; i siederò sul monte dell'assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all'Altissimo».  Invece ti hanno fatto discendere nel soggiorno dei morti, nelle profondità della fossa!  - Isaia 14:12

Ed ancora Gesù predice dei segni straordinari (miracoli) che provengono dal nemico infatti dirà:

Allora, se qualcuno vi dice: "Il Cristo è qui", oppure: "È là", non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l'ho predetto.  - Matteo 24:24

Ed ancora Gesù mette in guardia sui falsi profeti, infatti dice:
Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci.

In conclusione la Bibbia ci parla di:

  • una buona notizia: la salvezza che è Cristo 
  • la necessità, per ogni uomo e donna, di questa salvezza
  • l'unico nome per cui possiamo essere salvi è Cristo;
  • il nemico vuole prendere il posto di Dio
  • Dio e' geloso, ci ama
  • Gesù chiama i suoi: "amici"

Come possiamo definire, quindi, quell'insegnamento che vorrebbe come amico spirituale la creatura invece del Creatore? Quali rischi si corrono? E' possibile essere ingannati?

Nella Bibbia le risposte, alle coscienze l'urgenza di ricercarle, la posta in gioco è troppo alta per affidarci alla tradizione tramandataci... urge cercare una risposta, urge cercare Cristo! L'amico vero. La Via, la Verità, la Vita.

Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.  Giovanni 14:6

Vedi anche:

- la testimonianza video di un ex sacerdote

- la testimonianza video di due ex suore

 


AGOSTINO COMPAGNO DI VIAGGIO DI BENEDETTO XVI

Un santo per amico

Il mio amico Agostino. La catechesi di ieri di Benedetto XVI potrebbe intitolarsi così. Come un uomo può parlare di un amico grande, che incontra da ragazzo e gli resta per sempre accanto, così il Papa ha parlato di Agostino. Che è Agostino di Ippona, ed è morto quasi milleseicento anni fa.
Come può un uomo di un tempo così perdutamente remoto essere compagno, interlocutore silenzioso e fedele, di un altro in un evo vertiginosamente distante? È l’ostacolo, la barriera opaca del tempo, che quasi inconsciamente si frappone fra noi e i santi che pure magari veneriamo. Francesco, Bernardo, Teresa e Caterina: uomini e donne straordinari, ma la massa rappresa del tempo che ci separa li fa sembrare spesso irrimediabilmente lontani; e allora quelle figure si irrigidiscono in devoti stereotipi, e la loro umanità sembra incapace di toccare la nostra. 

Eppure, dice il Papa, Agostino lui l’ha conosciuto da vicino. È diventato “un compagno di viaggio”. Come indicandoci una strada capace di attraversare i millenni; come se fosse possibile aggirare la signoria del tempo, che sbiadisce e cancella la memoria.
E come lo ha conosciuto, il Papa, Agostino? Con lo studio e con la preghiera, dice. Nel silenzio, come quello in cui ad Agostino e sua madre Monica, affacciati a una finestra sul mare di Ostia, sembrò di toccare il cuore di Dio («Le creature – dice il Papa – debbono tacere, se deve subentrare il silenzio in cui Dio può parlare»).

E a questo punto Benedetto sembra lasciarsi andare alla passione con cui un adolescente potrebbe dirci di un compagno molto caro, suscitando il desiderio di conoscere anche noi quell’amico singolare. Dunque Agostino «non è mai vissuto con superficialità: la sete, la ricerca inquieta e costante della Verità» è il marchio della sua storia. Prestigio, carriera, possesso delle cose lo hanno sedotto e illuso, per qualche tempo. Ma lui «non si è mai fermato, non si è mai accontentato». ( E sembra di vedere in filigrana nelle parole l’amicizia fra il santo e il giovane Ratzinger, e poi il seminarista, e il professore: la tensione a cercare, come il "vir desideriorum" del libro di Daniele. Colui che, ha scritto Benedetto nel Gesù di Nazareth, «non si accontenta della realtà esistente, e non soffoca l’inquietudine del cuore».
E in un tempo che afferma, come unico vero dogma, che non esiste alcuna Verità, ma tante, o nessuna, e che è meglio sfruttare i propri giorni senza perder tempo a cercare ciò che non c’è, l’amico segreto del Papa si staglia alto all’orizzonte come un gigante fra i nani, dalla sua stessa domanda reso grande, e colmato. Ma, dov’è poi quella Verità che noi poveri cristiani a volte immaginiamo irraggiungibile, troppo alta nei cieli, o distratta, lo sguardo assente sulle nostre strade e città e case?
Agostino ha scoperto, dice il Papa, che quel Dio che cercava con tutte le sue forze «era più intimo a sé di se stesso». Non in un cielo troppo azzurro e remoto, ma dentro, nel profondo di ogni uomo: "In interiore homine habitat Veritas".

E i teologi e i dotti lo conoscono bene quel passo delle «Confessioni», ma noi poveri cristiani siamo grati a un Papa che ci ricorda questa parola. Raccontando del suo amico Agostino – morto ad Ippona, nell’anno 430. Eppure vivo. Eppure uomo come noi, distratti o inquieti, o in fondo paurosi che quella Verità che affermiamo non esistere sia lei, invece a trovare noi, e a sedurci. Il mio amico Agostino, testimonia il Papa. Perché, come scriveva negli anni Settanta Ratzinger, «la fede cristiana non la si può descrivere astrattamente: la si può solo documentare riferendosi a uomini che l’hanno vissuta fino nelle ultime conseguenze». Teresa, Ignazio, Francesco e gli altri: «Come si vede in loro – scriveva il futuro Papa – la fede è in fondo una determinata passione, o, più giustamente: un amore».
 
Fonte: Avvenire

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