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Ritratto di alex

La prima parola che i bambini imparano a pronunciare è di solito “papà” (che è pericolosamente vicino e confondibile con “pappa”) e la seconda è “mamma”. Lo fa fra l’ammirazione dei parenti che si convinceranno che sia nato un genietto poliglotta. La terza è “no” e se è ripetuta due volte i nonni crederanno che il bebé parli di loro. Invece, in realtà, dice: “No”. E lo ripeterà fino alla morte.

Un’altra parola che uscirà presto da quella piccola bocca è “uffa”! Se vive in una famiglia dove gli viene insegnata la buona educazione non la dirà a alta voce, ma la penserà molte volte al giorno. “Uffa” significa: “che barba”, “che pizza”, “non ne posso più” e “anche la pazienza ha un limite”.

La pazienza non è una virtù insita nell’uomo. Vogliamo tutto e subito, non vogliamo essere disturbati o rimproverati. E lo dimostriamo. Basta che andiamo a fare la coda alla posta per spedire una raccomandata: prendiamo il nostro numero e dice 407, mentre il quadro luminoso indica che a essere servito è il numero 295. Se fossimo davanti allo specchio vedremo il ritratto di un martire del primo secolo. Se poi ci riesce di essere pazienti, ci diamo una bella pacca sulla spalla... e cadiamo nell’orgoglio. Non c’è scampo.

La pazienza è una virtù di Dio. Egli viene addirittura chiamato “l’Iddio della pazienza” (Lettera ai Romani 15:5) e la sua pazienza la sperimentiamo ogni giorno.

“Ma perché non ferma tanta cattiveria?” sentiamo dire quando il telegiornale parla di omicidi, attentati e guerre. La risposta è una sola: è paziente.

La Bibbia parla di alcune circostanze specifiche in cui l’ha dimostrata.

Nel Libro della Genesi, è detto che ha aspettato 120 anni prima di scatenare il diluvio universale e, durante quei 120 anni, Noè ha costruito l’arca predicando ai suoi contemporanei che si pentissero del male che facevano. Chissà se il diluvio avrebbe potuto essere evitato?

È stato infinitamente paziente col suo popolo quando l’ha liberato miracolosamente dalla schiavitù in Egitto e il popolo gli si è ribellato per i prossimi 40 anni. Ha pazientato anche coi pagani: col re d’Egitto, col popolo di Ninive che era crudelissimo e gli ha mandato un profeta perché si ravvedesse, col re Nabucodonosor, orgoglioso e tiranno. E, ammettiamolo, la sua pazienza si è prolungata nei secoli fino a noi.

Oggi è ancora paziente e trattiene il suo giudizio.

L’apostolo Pietro ne spiega il perché. “Il Signore è paziente verso voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a ravvedersi. Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridenti e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in esse sarano arse...” (2 Pietro 3:9,10). Sembra che parli degli effetti della bomba atomica, non vi pare? E quanto ci metterà qualcuno dei “potenti” di oggi a premere il bottone fatale? Pensiamoci.

Il Signore Gesù è stato paziente mentre viveva sulla terra.

L’ha dimostrato contro chi lo calunniava, coi discepli che non sembravano mai capire quello che diceva, con la folla che lo assediava e assillava giorno e notte. La sua pazienza lo rese ubbidiente e tenace, fino alla morte e anche dopo la resurrezione, quando ha riabilitato Pietro che loaveva tradito e ha fatto toccare a Tommaso che dubitava i segni delle sue ferite e dei chiodi. Non lo ha sgridato, ma gli ha detto: “Non essere incredulo. Piuttosto, credi!”.

Lo Spirito Santo è paziente.

Continua a avvicinarsi alla gente, che non si cura di Dio, per convincerla che è peccatrice, che dopo la morte ci sarà un giudizio, ma che il giudizio si può evitare credendo nella morte e nella resurrezione di Gesù.

E noi? Se siamo e diciamo di essere credenti, la pazienza è comandata. “Siate pazienti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera”, “Siate pazienti... perché la venuta del Signore è vicina”, “Aggiungete alla vostra fede... la pazienza”.

Come fare? Decidendo di averla (Salmo 40:1) e aggrappandoci all’Iddio della pazienza, che vive dentro di noi e ci può aiutare producendola in noi.

Qualche commento? Lo aspetto.

La prossima volta, parleremo di benignità, che è il prossimo lato dell’amore.

Fonte: Facebook

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