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Ritratto di alex

Non ho mai visto un quadro che mostri coraggiosamente com’era davvero Gesù. Lo dipingono, di solito, biondo, con una testa che sembra uscita dal parrucchiere, occhi azzurri e un corpo quasi da atleta, perfettamente proporzionato. Anche sulla croce è dipinto solo con poche ferite e qualche goccia di sangue. Eppure la Bibbia dice che era sfigurato e irriconoscibile.

La Bibbia dice pure che non aveva nulla nel suo aspetto che potesse attirare gli sguardi, mentre di alcuni altri uomini descrive l’altezza e la prestanza. Pobabilmente era un po’ scuro di carnagione, come erano gli ebrei, aveva la barba e i capelli lunghi come i nazirei che si consacravano al servizio di Dio. Vestiva come un ebreo qualunque, parlava come un ebreo e viveva con grande semplicità. Le sue mani avevano i calli, come qualsiasi operaio.

Però la gente lo notava e lo osservava. Evidentemente nel suo portamento e nel suo modo di essere c’era qualcosa di diverso. Dal modo in cui una persona guarda, cammina, si muove, sorride si capisce come è dentro.

Mia mamma era incredibile. Poteva fare la radiografia del carattere di una persona, dopo che le aveva parlato per cinque minuti. Per esempio, mi diceva che una persona che “cammina coi tacchi è uno stupido che crede però di sapere tutto”. Io non so come si faccia a camminare solo sulle punte, per apparire umile. Ma tant’è: mia mamma ci prendeva. “Non ti fidare di chi ti dà la mano e non la stringe” mi diceva. “È un falso.”

D’altra parte, è vero che una persona è amara, lo si intuisce dalle rughe spioventi attorno alla bocca e una acida dal suo sguardo che sembra fulminarti, mentre una bonacciona la si capisce dal suo sorriso bonario.

Dai racconti dei vangeli si comprende bene quale fosse il carattere di Gesù. Era gentile, ma non sdolcinato. Era severo, ma non duro. Era estremamente occupato, ma mai scortese.

Si fermava a guarire i malati, toccava gli intoccabili e aveva una grande pazienza. Mostrava una profonda gentilezza verso le donne. Era religioso, ma non metteva in mostra la sua pietà. Era l’incarnazione dell’amore di suo Padre per gli uomini e del suo amore per il Padre.

La descrizione di questo amore perfetto prenderebbe molti libri. Se ne trova una incredibilmente concisa in una lettera di S. Paolo. L’hanno chiamata proprio “il ritratto di Gesù”. È nel capitolo 13 della prima lettera ai Corinzi. Eccola.

“L’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si inasprisce, non sospetta il male, non gode dell’ingiustizia, ma gode della verità, soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.”

Così era Gesù. Ha visto un giovane ricco che, a quel che pare, aveva delle buone intenzioni di seguirlo, ma che poi non lo fece, ma Gesù non lo respinse a priori. Anzi, gli dimostrò amore nel modo in cui lo guardava. Ha visto una povera donna, impura per la legge ebraica, è si è fermato nella calca solo per guarirla e rassicurarla che la sua fede l’aveva salvata. Ha preso i bambini in braccio. Non ha avuto paura di parlare con chi viveva una vita di peccato palese e ha lodato il loro pentimento. Ha pianto sull’incredulità di Gerusalemme.

Come ho detto la volta scorsa, nella mia risposta a Gabriele, chi vedeva Gesù, vedeva Dio. Perché Lui era Dio. E farci conoscere il carattere di Dio era uno degli scopi della sua venuta.

Non tutti l’hanno capito e perciò si sono allontanati da Lui. Molti altri lo hanno seguito.

Spero che un esame particolare delle sfaccettature dell’amore di Gesù ci aiuterà a apprezzare di più il Salvatore e spingerci a riconoscerlo e a volerne fare il Signore della notra vita.
 

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