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Ritratto di alex

Potremmo domandarci dove Davide avrebbe potuto o dovuto fermarsi. Infatti questo scivolare è stato un graduale cedimento. Se Davide avesse immaginato fin dall'inizio le conseguenze del suo agire avrebbe certamente desistito. Ma questo è il gioco di Satana, corromperci lentamente, ma inesorabilmente senza pietà senza fine, fino alla fine.
Per sorridere, poi, ai nostri funerali.

In questa storia si parte dall'ozio di un uomo, o meritato riposo se vogliamo  dopo tante battaglie, si passa per uno sguardo, che c'è di male potremmo aggiungere, ma si arriva all'adulterio e al tentativo, vano, di coprirlo. Si arriva all'omicidio e non finisce qui.
In tutto questo Davide sembrava continuare tranquillamente la propria vita. Continuava a giudicare le cose del popolo ed amministrare le cose ricercando la benedizione di Dio!
Fino a che..

Come una palla lanciata su uno scivolo è possibile fermarla in ogni momento ma più scivola in basso più è difficile bloccara.

La mente si corrompe a tal punto che ci inganniamo, con la satanica opera che comincia fin dalla nostra infanzia, fino a considerare normale ciò che stiamo vivendo e, tutto sommato, giusto!
E' questo il gioco di Satana che che sta spopolando in questo suo dominio e che sta contaminando anche i credenti o quanti si professano tali.

Dove vi sareste fermati voi?
Bene applichiamolo alla vostra vita!

Davide si rende colpevole di adulterio e di omicidio

2° Samuele capitoli 11 e 12

L'anno seguente, nella stagione in cui i re cominciano le guerre, Davide mandò Ioab con la sua gente e con tutto Israele a devastare il paese dei figli di Ammon e ad assediare Rabba; ma Davide rimase a Gerusalemme.

[ma.... (potremmo pensare, forse anche a ragione), tutto sommato... dopo molte guerre voleva riposarsi un pò, amministrare la città, che c'è di male? Va bene, coloriamolo di verde]

Una sera Davide, alzatosi dal suo letto, si mise a passeggiare sulla terrazza del palazzo reale; dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno. La donna era bellissima.

[la sera non passa, ci si alza per respirare un pò, che c'è di male? (è curioso perchè quando utilizziamo questo termine c'è sempre qualcosa di male) anche questo lo possiamo colorar di verde. Poi i nostri occhi si posano su una donna, anche qui: che male c'è?
Però non è un passaggio fugace, gli occhi si fermano e il cuore esclama: "è bellissima". E dai! Non esageriamo! Fino a qui non abbiamo commesso peccato! O no? Ok, coloriamolo di arancione]

Davide mandò a chiedere chi fosse la donna. Gli dissero: «È Bat-Sceba, figlia di Eliam, moglie di Uria, l'Ittita».

[E' il re, vuole informarsi, che male c'è? - Arancione]

Davide mandò a prenderla; lei venne da lui ed egli si unì a lei, che si era purificata dalla sua impurità; poi lei tornò a casa sua.

[al desiderio ora si unisce l'azione, il peccato è compiuto siamo arrivati al rosso! Da qui in poi ci sarà tutta una serie di iniziative per coprire questo peccato che aggiungeranno altro peccato! Dove avrebbe dovuto fermarsi Davide? A te la scelta]

La donna rimase incinta e lo fece sapere a Davide dicendo: «Sono incinta».

Allora Davide fece dire a Ioab: «Mandami Uria, l'Ittita». Ioab mandò Uria da Davide.
Quando Uria giunse da Davide, questi gli chiese come stavano Ioab e il popolo e come andava la guerra.

Poi Davide disse a Uria: «Scendi a casa tua e lavati i piedi». Uria uscì dal palazzo reale e gli furono mandate dietro delle vivande del re.
Ma Uria dormì alla porta del palazzo del re con tutti i servi del suo signore, e non scese a casa sua.
Ciò fu riferito a Davide. Gli dissero: «Uria non è sceso a casa sua». Allora Davide disse a Uria: «Tu hai fatto un lungo viaggio. Perché dunque non sei sceso a casa tua?»

Uria rispose a Davide: «L'arca, Israele e Giuda stanno sotto le tende, Ioab mio signore e i suoi servi sono accampati in aperta campagna e io entrerei in casa mia per mangiare, bere e per coricarmi con mia moglie? Com'è vero che il SIGNORE vive e che anche tu vivi, io non farò questo!»

Davide disse a Uria: «Trattieniti qui anche oggi, e domani ti lascerò partire». Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il giorno seguente.
Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé; lo ubriacò, e la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo lettuccio con i servi del suo signore, ma non scese a casa sua.

La mattina seguente, Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mezzo d'Uria.
Nella lettera aveva scritto così: «Mandate Uria al fronte, dove più infuria la battaglia; poi ritiratevi da lui, perché egli resti colpito e muoia».
Ioab dunque, assediando la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che il nemico aveva degli uomini valorosi.

Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; parecchi del popolo, della gente di Davide, caddero e perì anche Uria l'Ittita.
Allora Ioab inviò un messaggero a Davide per fargli sapere tutte le cose che erano accadute nella battaglia e diede al messaggero quest'ordine: «Quando avrai finito di raccontare al re tutto quello che è successo nella battaglia, può darsi che il re vada in collera e ti dica: "Perché vi siete avvicinati così alla città per dare battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dalle mura?

Chi fu che uccise Abimelec, figlio di Ierubbeset? Non fu una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, in modo che morì a Tebes? Perché vi siete avvicinati così alle mura?" Tu allora gli dirai: "Anche il tuo servo Uria, l'Ittita, è morto"».

Il messaggero partì e, giunto, riferì a Davide tutto quello che Ioab l'aveva incaricato di dire.
Il messaggero disse a Davide: «I nemici avevano avuto del vantaggio su di noi, e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna; ma noi fummo loro addosso fino alla porta della città; allora gli arcieri tirarono sulla tua gente dalle mura e parecchi della gente del re perirono, e Uria, l'Ittita, tuo servo, perì anche lui».

Allora Davide disse al messaggero: «Dirai così a Ioab: "Non affliggerti per ciò che è accaduto, perché la spada divora ora l'uno ora l'altro; rinforza l'attacco contro la città e distruggila". E tu fagli coraggio».

Quando la moglie di Uria udì che suo marito era morto, lo pianse.
Dopo che ebbe finito i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere in casa sua. Lei divenne sua moglie e gli partorì un figlio.
Ma quello che Davide aveva fatto dispiacque al SIGNORE.

Pentimento e punizione di Davide

Il SIGNORE mandò Natan da Davide e Natan andò da lui e gli disse:
«C'erano due uomini nella stessa città; uno ricco e l'altro povero.
Il ricco aveva pecore e buoi in grandissimo numero; ma il povero non aveva nulla, se non una piccola agnellina che egli aveva comprata e allevata; gli era cresciuta in casa insieme ai figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Essa era per lui come una figlia.

Un giorno arrivò un viaggiatore a casa dell'uomo ricco. Questi, risparmiando le sue pecore e i suoi buoi, non ne prese per preparare un pasto al viaggiatore che era capitato da lui; prese invece l'agnellina dell'uomo povero e la cucinò per colui che gli era venuto in casa».

Davide si adirò moltissimo contro quell'uomo e disse a Natan: «Com'è vero che il SIGNORE vive, colui che ha fatto questo merita la morte; e pagherà quattro volte il valore dell'agnellina, per aver fatto una cosa simile e non aver avuto pietà».

Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell'uomo! Così dice il SIGNORE, il Dio d'Israele: "Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo signore e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore; ti ho dato la casa d'Israele e di Giuda e, se questo era troppo poco, vi avrei aggiunto anche dell'altro.

Perché dunque hai disprezzato la parola del SIGNORE, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai fatto uccidere Uria, l'Ittita, hai preso per te sua moglie e hai ucciso lui con la spada dei figli di Ammon.
Ora dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, perché tu mi hai disprezzato e hai preso per te la moglie di Uria, l'Ittita".
Così dice il SIGNORE: "Ecco, io farò venire addosso a te delle sciagure dall'interno della tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che si unirà a loro alla luce di questo sole; poiché tu lo hai fatto in segreto; ma io farò questo davanti a tutto Israele e in faccia al sole"».

Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il SIGNORE». Natan rispose a Davide: «Il SIGNORE ha perdonato il tuo peccato; tu non morrai.
Tuttavia, siccome facendo così tu hai dato ai nemici del SIGNORE ampia occasione di bestemmiare, il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa sua.


Il SIGNORE colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide, ed esso cadde gravemente ammalato.
Davide quindi rivolse suppliche a Dio per il bambino e digiunò; poi venne e passò la notte disteso per terra.

Gli anziani della sua casa insistettero presso di lui perché egli si alzasse da terra; ma egli non volle e rifiutò di prendere cibo con loro.
Il settimo giorno il bambino morì; i servitori di Davide non osavano fargli sapere che il bambino era morto; perché dicevano: «Quando il bambino era ancora vivo, gli abbiamo parlato ed egli non ha dato ascolto alle nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Potrebbe commettere un gesto disperato».

Ma Davide, vedendo che i suoi servitori bisbigliavano tra di loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi servitori: «È morto il bambino?» Quelli risposero: «È morto».
Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e si cambiò le vesti; poi andò nella casa del SIGNORE e vi si prostrò; tornato a casa sua, chiese che gli portassero da mangiare e mangiò.

I suoi servitori gli dissero: «Che cosa fai? Quando il bambino era ancora vivo digiunavi e piangevi; ora che è morto, ti alzi e mangi!»
Egli rispose: «Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: Chissà che il SIGNORE non abbia pietà di me e il bambino non resti in vita? Ma ora che è morto, perché dovrei digiunare?
Posso forse farlo ritornare? Io andrò da lui, ma egli non ritornerà da me!»

[Davide si pentì, è vero, ma non sempre si conclude così la nostra vita, spesso perseguiamo nell'errore, non avendo il coraggio o la voglia di tornare indietro. Una cosa però avviene sempre: la conseguenza del peccato.
Stiamo attenti! Fermiamoci!
E se siamo caduti, torniamo indietro, torniamo alla croce, li c'è conforto e consolazione, il Signore potrà utilizzarci nuovamente. Abbassiamo l'orgoglio, chiediamo perdono, ricominciamo.
Chiediamo al Signore di fare una cosa nuova!
]

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