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Ritratto di alex

Riporto le argomentazioni, che appaiono scritturalmente ben strutturate, tratte dal sito web www.avventisti.it

«Io e il Padre siamo uno. I Giudei presero di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesù disse loro: «Vi ho mostrato molte buone opere da parte del Padre mio; per quale di queste opere mi lapidate?».

I Giudei gli risposero: «Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio» (Gv 8: 30-33). Nel Nuovo Testamento Gesù e il Padre sono due persone distinte. Questo fatto viene sottolineato in diversi brani nei quali il Signore parla del Padre come di suo Padre (Mt 7:21; 10:32,33; 11:27; Lc 10:22; 22:29; Gv 5:17; 6:32) e si rivolge a lui dicendo semplicemente «Padre» (cfr. Mt 11:25,26; Mc 14:36; Lc 22:42; Gv 17:1,5,21,24).

Non solo il Padre è chiamato Dio, ma gli attributi che lo caratterizzano appartengono solo a lui. Egli è santo (cfr. Gv 17:11,25), sovrano (Mt 6:10; 11:25; Lc 10:21), eterno (Gv 5:26; 6:57), onnipotente (Mc 14:36; Ap 3:21), glorioso (Mt 16:27; Ef 1:17) e onnisciente (Mt 6:8; Mc 13:32; Lc 12:30). Si deve adorare il Padre (Gv 4:23; Ef 3:14). Chi è santo, onnipotente, eterno, glorioso, onnisciente e degno di essere adorato se non Dio stesso? Ma quello che è sorprendente e che tutti questi attributi, sono riferiti anche a Gesù Cristo.

Certamente, non fu facile per i primi cristiani di origine giudaica riconoscere la divinità di Cristo; tuttavia gli scritti del Nuovo Testamento confermano questa radicale inversione di marcia, attribuendogli tutti i titoli.

Facendo eco alle rivendicazioni implicite di Gesù alla divinità (Gv 8:58; 17:5; Mc 2:1-12), i primi cristiani parlano di lui come Dio (Tt 2:13; Eb 1:8; Ro 9:5) e lo chiamano spesso Signore (At 11:16; 19:17; 22:10; Ro 1:4,7; 10:9; Fil 4:5), non esitando, all'occasione, a usare superlativi quali: «Il Signore di tutti» (At 10:36), «il Signore della gloria» (1 Cor:2:8), «Gesù nostro Signore» (1 Cor:9:1) ..., «il Signore dei signori» (Ap 17:14; 19:16). Scritto all'incirca sessantacinque anni dopo la risurrezione del Signore, il vangelo di Giovanni inizia con la seguente affermazione: «La Parola era con Dio, e la Parola era Dio» (1:1).

Anche qui, il Figlio è chiaramente distinto dal Padre. Tuttavia esiste tra di loro una stretta comunione, infatti la preposizione greca pros (con) non esprime solo una prossimità fisica, ma ancor più un'intimità di rapporto tra il Padre e il Figlio. Il Cristo è celebrato come eterno (Mt 28:20; 1 Gv 1:2), non creato, nato da nessuno (Gv 1:1; Ap 22:13), santo (Eb 7:26; 1 Pt 1:19; Ap 3:17), immutabile (Eb 1:12;13:8), onnipresente (Mt 28:20; 18:20). Dobbiamo stupircene? Come il Padre, egli è impegnato nelle opere divine della creazione (Gv 3:35; Col:1:16), della provvidenza (Gv 3:35; Col:1:17; Eb 1:3), del perdono dei peccati (Mt 9:1-8; Col:3:13) della risurrezione e del giudizio (Mt 25:31-46; Gv 5:19-29; 2 Tm 4:1,8), della dissoluzione finale e del rinnovamento di ogni cosa (Fil 3:21; 2 Pt 3:8- 13; Ap 21:5).

Aggiungiamo che se il Padre è degno di adorazione, altrettanto lo è Gesù Cristo. «Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode», cantano gli esseri celesti (Ap 5:12). Ed è proprio volontà del Padre «che tutti onorino il Figlio come onorano il Padre» (Gv 5:23). Gli angeli stessi, su richiesta del Padre, sono chiamati ad adorare Gesù (Eb 1:6). Gesù è Dio! Lo è anche per te?

Tratto da "Ascolta la Parola", di G. Marrazzo, ed. AdV. Impruneta (Firenze). Adattato dal Past. Francesco Zenzale

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