Cristiani Perseguitati

Kenya: altro attacco a un bus, ucciso un worship leader

Porte Aperte - Mar, 18/09/2018 - 12:58

Il terroristi di al Shabaab hanno nuovamente attaccato un autobus nel tragitto verso Garissa, confermando come vi sia una precisa strategia per radicalizzare il nord-est del Kenya, dove i cristiani e le chiese vivono nella paura.

Secondo fonti locali, 7 miliziani del gruppo terroristico bloccato il bus che in quel momento si trovava nei pressi di una località chiamata Handoro. Una volta saliti a bordo hanno imposto che venisse loro mostrata la carta di identità e hanno trascinato fuori 3 persone non del posto. “E’ stato chiesto loro di recitare la Shahada (la professione di fede rituale nell’islam) e i 7 versi della sura al-Fatiha (primo capitolo del Corano che per i musulmani racchiude l’essenza del libro)” ha raccontato un passeggero del bus e testimone oculare.

Solo una delle tre persone ha recitato i versi ed è stato lasciato libero. Gli altri due, Okoth un collaboratore della linea di bus e Fredrick Ngui un lavoratore occasionale, non l’hanno fatto e sono stati brutalmente assassinati sul posto. Di Okoth non sappiamo molto, mentre di Fredrick sappiamo che era un membro della chiesa pentecostale EAPC della città di Masalani, dove serviva nella lode e adorazione come worship leader. Dopo 2 settimane di lavoro si trovava in quel bus per tornare a casa dalla moglie e dai due figli.

Chiediamo preghiera per i familiari delle vittime, che il loro dolore sia lenito, per i testimoni oculari, che la terribile esperienza possa illuminarli sull’amore di Cristo e per i persecutori, che possano sentire il peso dell’orrore che seminano e ravvedersi.

Nigeria: Pastore bruciato vivo assieme ai 3 figli

Porte Aperte - Mar, 11/09/2018 - 16:51

Il 28 agosto scorso, la comunità cristiana della città di Barkin Ladi (villaggi di Wereh, Abonong, Ziyat, Bek, Nafan, Sagas, Rawuru e Rambuh – stato di Plateau) è stata oggetto di pesanti attacchi da parte degli allevatori musulmani Fulani, che continuano a perseguitare i cristiani e a devastare le loro proprietà in questa parte della Nigeria.

Tra le vittime si contano un pastore e 4 membri della sua famiglia. Il pastore Adamu Wurim Gyang, 50 anni, è stato dato alle fiamme insieme ai suoi 3 figli mentre la moglie Jummai, 45 anni, è stata colpita a morte. Più di 14 persone hanno perso la vita nell’attacco con 95 case bruciate e 225 campi coltivati distrutti.

Fonti di Abonong riferiscono che nella sera di martedì i Fulani sono arrivati al villaggio, iniziando a sparare e provocando il panico tra la gente. Tutti correvano per cercare riparo. Il pastore Gyang, che viveva nei locali della chiesa, si è barricato in una stanza insieme ai suoi 3 figli, mentre la moglie Jummai ha trovato rifugio nel bagno. Gli assalitori hanno sparato a Jummai e dato fuoco alla stanza dove si nascondevano il pastore con i figli.

Il figlio maggiore, Adamu, 27 anni, studente all’università di Jos è scampato al massacro e racconta: “Ero all’università quando ho visto un post su Facebook che parlava dell’attacco. Ho chiamato subito mio padre, il suo telefono era spento. Ho chiamato mia madre, ma anche lei non era raggiungibile. Dopo aver saputo ciò che era accaduto non sono riuscito a dormire. Mio padre era sempre stato la forza della nostra famiglia. Non so come sarà la mia vita senza di lui ora.”

Questo non è altro che l’ultimo di una serie di episodi avvenuti alla fine del mese di agosto, eventi che hanno provocato la morte di almeno 20 persone e demolito gli sforzi di pace tra i leader religiosi e politici di questa parte della Nigeria. Nonostante il presidente Buhari, criticato per il suo atteggiamento “tiepido” nei confronti della violenza Fulani, abbia visitato la città di Jos per annunciare un dispiegamento senza precedenti di forze di sicurezza, la violenza non sembra diminuire.

Egitto: folla di musulmani forza la chiusura di una chiesa copta

Porte Aperte - Mar, 04/09/2018 - 16:19

Sono arrivate a 8 le chiese della comunità copta nell’Alto Egitto costrette a chiudere i battenti. L’ultima solo poche settimane fa, a seguito di un attacco da parte degli abitanti di un villaggio che protestavano per il riconoscimento dell’edificio come locale di culto.

In tutto l’Egitto sono migliaia le chiese informalmente riconosciute come tali. Esattamente due anni fa, il governo egiziano introduceva una nuova legge che riconosceva agli edifici cristiani gli stessi diritti delle moschee. Sono state circa 3.500 le chiese a beneficiarne.

Nel gennaio di quest’anno, il governo egiziano ha deliberato il permesso ai cristiani di continuare a riunirsi in edifici senza ufficiale licenza, in attesa che si completassero le pratiche burocratiche. Nonostante questo, l’Alto Egitto ha assistito, negli ultimi mesi, alla chiusura di 8 chiese. L’avvocato cristiano Gamil Ayed, della città di Esna, ha riferito: “Non abbiamo mai sentito di una moschea che sia stata chiusa o a cui abbiano fatto interrompere le funzioni, perché non autorizzata. È questa la giustizia? Dov’è l’uguaglianza? Dov’è la libertà religiosa? Dove la legge? Dove sono le istituzioni dello Stato?

Il ricercatore politico copto Karim Kamal ha dichiarato al sito di informazione egiziano AhramOnline: “La questione delle chiese senza licenza non trova il suo problema nello Stato, nei governatori o nel Ministero. Il vero problema risiede nei musulmani ultraconservatori che vivono nei villaggi rurali dell’Alto Egitto. Essi alimentano le tensioni sulle chiese spingendo i funzionari della sicurezza a chiuderle per evitare conflitti”.

Lo scorso 22 agosto, nel villaggio di El-Zeniga, a circa 60 Km dalla città di Luxor, l’ultimo di questa serie di avvenimenti. “Molti giovani musulmani tra i 16 e i 26 anni, provenienti dal nostro villaggio e da quelli vicini, si sono riuniti davanti alla chiesa gridando Allahu Akbar (Dio è grande) e cantando slogan ostili verso la comunità copta” racconta Moheb Thabet, cristiano locale. “Hanno cercato di forzare la porta d’ingresso della chiesa, ma siamo riusciti a bloccarli dall’interno e a chiamare la polizia che è arrivata, ha disperso i manifestanti, ma non ha arrestato nessuno. Successivamente ha chiuso l’edificio con i sigilli e ha messo alcune guardie di sorveglianza”.

I cristiani copti costituiscono il 15% del villaggio di El-Zeniqa e riferiscono che “non ci sono stati mai problemi con gli altri abitanti fino a quando non hanno cominciato a circolare voci riguardo l’arrivo di una commissione del governo per ispezionare lo stato del nostro edificio e ufficializzarne la posizione”.

Ai cristiani è stato impedito di praticare la propria fede liberamente e ci riferiscono di sentirsi oppressi e non rispettati a causa della mancata attuazione della legge da parte dello Stato.

Asia Centrale: cerimonia funebre causa problemi a una famiglia di cristiani ex musulmani

Porte Aperte - Mar, 28/08/2018 - 17:14

Nella foto: cimitero islamico a sud ovest del Kirghizistan

Hasan*, cristiano dell’Asia Centrale, ha perso il padre Rasul, ex musulmano, a causa di una malattia cardiaca. Coraggiosamente, considerando i molti parenti musulmani, ha deciso di celebrare una cerimonia funebre cristiana, procurando però diversi problemi a se stesso e a sua madre. Infatti durante il funerale, a cui hanno partecipato circa 400 persone, erano presenti alcuni familiari musulmani che si sono opposti alla sepoltura e hanno urlato che un cristiano non può essere inumato nel cimitero “musulmano”. Un altro parente, una persona che gode di una certa autorità nella zona, ha ordinato di seppellire il corpo del defunto altrove, aggiungendo che lui stesso avrebbe verificato che ciò venisse fatto.

La persecuzione di questa famiglia da parte dei parenti e della comunità musulmana è notevolmente aumentata dopo questo episodio, alcuni hanno completamente tagliato i ponti con Hasan e con sua madre. A breve l’uomo cristiano dovrà andarsene dal villaggio per tornare al suo ministero missionario (che svolge in un’altra zona), ma è preoccupato all’idea di lasciare sua madre in questa situazione. Inoltre, alcuni membri dei servizi di sicurezza e agenti di polizia hanno iniziato a visitare ogni domenica gli incontri della sua chiesa; apparentemente solo per osservare, raccogliere informazioni e porre domande. Nessuno sa realmente quali potrebbero essere i risvolti di questi controlli.

La sepoltura dei cristiani o dei membri delle loro famiglie è un grande problema in Asia centrale. Nel corso degli ultimi due mesi diverse famiglie hanno dovuto fronteggiare gravi resistenze da parte delle comunità islamiche locali. Tra loro: Rasul* (Kirghizistan), Umed* (Kirghizistan), Kamila* (Tagikistan), Jahan* (Kirghizistan), Amira* (Kazakistan).

Pregate affinché le famiglie cristiane siano forti nella fede e scorgano la mano di Dio in tutto ciò che stanno sperimentando. Pregate per i cristiani ex musulmani che soffrono doppiamente quando perdono i loro cari, a causa delle forti resistenze familiari.

* I nomi sono stati cambiati per motivi di sicurezza

Camerun: un insegnante del Corano decide di seguire Gesù

Porte Aperte - Mar, 21/08/2018 - 17:18

Da quando ha scoperto la verità su Gesù, Omar ha smesso di insegnare il Corano. Una decisione che gli ha causato seri problemi e lo ha diviso dalla sua famiglia.

Omar, un padre di 31 anni, era molto rispettato nel suo villaggio nell’estremo nord del Camerun: insegnava il Corano. Ma il 5 aprile scorso, ha ascoltato il messaggio del Vangelo e le sue vecchie convinzioni sono crollate. “Sono andato a casa. Conoscendo il Corano, ho deciso di leggere ciò che dice su Gesù. Sono giunto alla conclusione che Gesù è la Via“, ricorda Omar.

Il giorno successivo alla conversione, i suoi studenti lo hanno cercato per la consueta lezione coranica. Omar ha provato a indirizzarli ad un altro insegnante, ma loro hanno iniziato a piangere e si sono rifiutati di andare via. Questo ha attirato l’attenzione dei genitori dei ragazzi, che hanno voluto sapere cosa stesse succedendo. “Ho detto loro che avevo scoperto la verità su Gesù e che volevo seguirlo“. Questa affermazione però non è piaciuta a suo zio, che si è recato subito a casa di Omar. Mentre la folla cresceva, egli faceva pressione sul giovane uomo perché lasciasse la comunità.

Più tardi inoltre, approfittando dell’assenza di Omar che si era recato al mercato lo zio ha dato fuoco alla sua casa. Il giovane era molto provato e pronto a vendicarsi: “Ho comprato del carburante e ho preso il necessario per appiccare il fuoco alla sua casa. Ma qualcosa mi ha trattenuto. Ho chiamato un pastore cristiano. Mi ha consigliato di non rendere male per male“. Sempre su consiglio del pastore, Omar ha portato la sua famiglia nel villaggio di suo padre, un musulmano non praticante, mentre lui stesso ha cercato rifugio presso un altro pastore.

Un giorno, ho scoperto che mia moglie e i miei figli non c’erano più. Mio padre mi ha detto che non era il guardiano della mia famiglia e che io non ero più suo figlio“, ci ha raccontato Omar.

Attualmente, nel villaggio in cui Omar viveva è stata presa la decisione che chiunque lo trovi debba punirlo per aver lasciato l’islam. Sotto pressione, il cristiano ha deciso di trasferirsi di nuovo. “Ora che conosco la verità, ho deciso fermamente di seguire Gesù. Non voglio continuare nell’islam“, ci ha detto.

La situazione nel nord del Camerun, pur non apparendo il Paese nella WWL2018, è in via di peggioramento per i cristiani principalmente a causa dell’azione indisturbata di alcuni gruppi radicali islamici affiliati ai Boko Haram. Nel periodo preso in esame dalla WWL2018 circa 100 cristiani sono stati uccisi per la loro fede in questa nazione.

India: la violenza estremista è in aumento negli stati del sud

Porte Aperte - Mar, 14/08/2018 - 10:53

L’ADF (Alliance Defending Freedom), organizzazione per la libertà religiosa, ha rilevato un aumento degli episodi di violenza a sfondo religioso (almeno 17 casi di persecuzione anticristiana nel 2018) in due stati meridionali dell’India, Telangana e Andhra Pradesh.

Lo stato di Telangana si è formato per la divisione dell’Andhra Pradesh nel 2014, lo stesso anno in cui il partito nazionalista indù Bharatiya Janata (BJP) del presidente Narendra Modi è stato votato al potere. Da quel momento, c’è stato un deciso aumento del sentimento anticristiano in tutta l’India.

Il 24 luglio scorso, una folla di almeno 150 attivisti indù ha bloccato la porta di casa di una famiglia cristiana nel villaggio rurale di Lalgadi Malakpet (Hyderabad, capitale del Telangana e capitale de jure dell’Andhra Pradesh), dove un pastore cristiano stava visitando un membro malato della famiglia per pregare per lui. “La folla gridava furiosa e la famiglia dei credenti che stavo visitando non mi ha permesso di uscire“, ci ha detto il pastore Avaru Santosh. “La cosa è continuata per alcune ore. Non volevano andarsene prima di avermi picchiato “. Alla fine è arrivata la polizia e il pastore è stato in grado di tornare a casa. “Ma loro mi hanno denunciato accusandomi di aver convertito gli indù al cristianesimo offrendo loro denaro“, ha spiegato il pastore.

Dieci giorni prima, il 14 luglio, alcuni indù, compreso il capo del villaggio e i leader politici locali, hanno demolito con un bulldozer una chiesa a circa 90 km da Lalgadi Malakpet.

All’inizio del mese, l’8 luglio, la costruzione di una chiesa in un villaggio a 30 km a sud-est di Lalgadi Malakpet è stata fermata con la forza da giovani attivisti appartenenti a partiti fondamentalisti indù. “Ci hanno minacciato di morte; non abbiamo potuto svolgere un servizio di culto quella domenica“, ha detto Jimmigari Devadanam, pastore della Chiesa Bethel nel villaggio di Bommalaramaram, distretto di Yadadri Bhuvanagiri.

Lo stesso giorno nella zona di Chandanagar, due leader del BJP conosciuti nella zona hanno interrotto il servizio di culto della Casa di preghiera di Cristo l’Olivo.

Il giorno prima, il 7 luglio, uno studio biblico serale in una chiesa dall’altra parte di Hyderabad è stato interrotto da un vicino indù ubriaco che ha vandalizzato le auto dei membri della chiesa parcheggiate all’esterno. La polizia intervenuta sul posto, invece di accusare l’ubriaco, ha arrestato il pastore accusandolo di disturbo della quiete pubblica, di trattenere le persone contro la loro volontà e di aver causato ferite con armi pericolose. Il pastore è stato rilasciato su cauzione il giorno successivo, ma se giudicato colpevole, rischia fino a tre anni di reclusione e una grossa multa. L’uomo ubriaco non è stato accusato di nulla.

Afghanistan: un cristiano fugge, ma la persecuzione lo segue

Porte Aperte - Mar, 07/08/2018 - 16:16

Sono circa 14.500 i richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan registrati presso l’ufficio dell’UNHCR in India. Fra essi c’è un piccolo gruppo di cristiani.

Un giornale indiano ha raccontato la storia di un cristiano ex-musulmano fuggito dall’Afghanistan a causa delle persecuzioni ricevute a causa della sua fede, per poi scoprire che la persecuzione l’ha seguito in India.

“AP” è un uomo di circa 50 anni, arrivato in India tre anni fa, che vive ora in un seminterrato a Delhi. AP si è convertito al cristianesimo all’età di 38 anni e da allora ha perso ogni contatto con i suoi genitori e i suoi fratelli.

Nella capitale afghana, Kabul, AP frequentava una chiesa segreta creata da una ONG per coloro che si erano convertiti al cristianesimo. Un giorno, nel novembre 2014, la predica in chiesa è stata interrotta da colpi di arma da fuoco: la guardia di sicurezza era stata uccisa. “I Talebani hanno individuato il nostro luogo di preghiera. Quasi subito, abbiamo spento le luci e ci siamo nascosti sotto i tavoli e negli angoli“, ha ricordato. Uomini armati hanno fatto successivamente irruzione nella stanza e hanno iniziato a sparare a caso, causando la morte di molte persone. AP è stato ferito ad una gamba, è stato trasportato in ospedale, poi è stato arrestato ed interrogato a riguardo della sua conversione. Utilizzando il visto indiano di sei mesi che aveva ottenuto poco tempo prima, AP è fuggito a Delhi e ha richiesto asilo.

Al primo di luglio scorso erano circa 14.500 i richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan e registrati presso l’ufficio dell’UNHCR in India. Non ci sono cifre esatte sul numero dei cristiani tra di loro, ma l’UNHCR sostiene che si tratti di una piccola comunità.

AP ha detto che la parte più difficile della sua vita come rifugiato è quella di essere accettato dai suoi compatrioti musulmani che vivono a Delhi. “Si chiedono perché mi sono convertito. Spesso abusano di altri cristiani afghani; a volte la gente getta pietre nelle nostre case“, ha detto.

Lo stesso giornale racconta anche la storia di una donna di 30 anni richiedente asilo, chiamata “SI”, che è fuggita dall’Afghanistan con i suoi genitori dopo essere stata sottoposta a continui abusi da parte del marito. Si è recentemente convertita al cristianesimo, in India, e dice di tenere segreta la sua nuova fede agli altri afgani, temendo le conseguenze.

Cina: le chiese controllano maggiormente i visitatori

Porte Aperte - Mar, 31/07/2018 - 15:10

Le chiese in Cina stanno diventando più caute verso coloro che varcano la soglia dei loro edifici. Questo a seguito di nuove norme religiose entrate in vigore a inizio 2018.

A Guangzhou, per esempio, capitale della provincia meridionale del Guangdong, una fonte locale ha riportato che le autorità stanno “cercando di destabilizzare le chiese più grandi e più influenti per vedere la reazione delle persone. Per questo motivo le chiese sono diventate più attente a chi arriva, i nuovi vengono invitati subito ad un colloquio con il pastore”.

Il governo è particolarmente diffidente nei confronti delle chiese “di alto profilo”, quelle cioè che hanno accesso a reti internazionali, che raggiungono molte persone e che sono particolarmente attive nella comunità. “Le chiese che utilizzano edifici commerciali per riunirsi sono prese di mira” riferisce la nostra fonte, “le autorità chiudono i luoghi di culto e i proprietari degli immobili si rifiutano di prorogare i contratti di affitto. Queste chiese sono quindi costrette a tornare a riunirsi nelle case“.

Non avendo un posto dove incontrarsi, molte comunità si sono divise in piccoli gruppi. Una ragazza del distretto di Panyu, sempre nella città di Guangzhou, ha riferito che partecipa a due incontri diversi, a settimane alterne, per lasciare meno tracce possibili dei suoi movimenti.

Due settimane fa, nello stesso luogo, la Chiesa Biblica Riformata è stata costretta a interrompere il suo incontro per la terza volta in un mese a causa di un raid da parte della polizia. Alcuni dei cristiani presenti sono stati arrestati e interrogati. “Avevamo appena iniziato l’incontro quando 30 o 40 persone tra agenti di polizia e personale addetto al controllo sanitario, hanno fatto irruzione”, racconta a China Aid il pastore Huang Xiaoning, “abbiamo dovuto interrompere il nostro culto e io  ho dovuto seguirli. L’Ufficio degli Affari Religiosi mi ha fatto interrogare”. Nello stesso giorno le autorità locali hanno inviato un avviso in cui si ordinava alla chiesa di interrompere le sue attività di “educazione illegale”. La chiesa è stata multata di 50.000 yuan (US $ 7.500).

“Questa è una nuova tecnica per mettere pressione” ci ha riferito la nostra fonte locale. “Il governo non chiede più alle chiese di registrarsi, dà direttamente una sanzione”. Uno dei membri dello staff della chiesa ha suggerito che la ragione di queste continue pressioni potrebbero essere le presunte connessioni internazionali della chiesa e il timore che esse suscitano.

Lasciate che i bambini vengano a me

Porte Aperte - Mar, 24/07/2018 - 13:29

Quando Gesù lasciò la Galilea per la Giudea, grandi folle si radunarono attorno a Lui. E in mezzo alla moltitudine avvenne qualcosa di unico … i bambini emersero dalla folla e si avvicinarono a Gesù. Quando i discepoli li videro, subito si mossero per fermarli, rimproverandoli: dopo tutto Gesù aveva un importante lavoro da grandi da svolgere. C’era gente da guarire, miracoli da compiere, farisei da affrontare. Gesù non aveva tempo per intrattenere mani appiccicose, domande sconclusionate e perpetue distrazioni tipiche dei bambini, giusto? Sbagliato!

La risposta di Gesù ai discepoli fu chiara e controintuitiva: “Lasciate i piccoli fanciulli venire a me”, disse. E io credo che lo stia dicendo ancora oggi. In questa breve frase, Gesù stava chiarendo un grande principio del Regno di Dio: La missione di Dio non era rilevante solo per gli adulti. Infatti Gesù andò persino oltre, dimostrando che quei bambini erano la chiave per il Regno. In tutto il loro stupore, disordine, mancanza di maturità e comprensione, questi piccoli erano il migliore esempio di vita del Regno. La fede di un bambino. I bambini hanno una parte vitale nel Regno di Dio e non sono preziosi per ciò che realizzeranno crescendo. Sono preziosi perché ne sono membri a pieno titolo ora. Al presente, proprio in questo momento.

Queste parole sagge di Gesù ci riportano all’importanza di favorire un ambiente sano per far crescere bene i bambini, e questo include i bambini della Chiesa perseguitata. Dopotutto anche il Nemico comprende questa verità. Il desiderio di Satana è di uccidere, rubare e distruggere, inclusi i piccoli fanciulli. Secondo i piani del Nemico, i bambini vengono sfruttati, arruolati in eserciti estremisti in giovane età, viene praticato loro il lavaggio del cervello, usati come attentatori suicidi e persino introdotti a forza nei traffici sessuali.

Bambini come Omar, di 12 anni, vengono reclutati e mandati in campi di 40 giorni per essere addestrati per l’ISIS. Secondo l’articolo dell’Economist “Leoni jihadisti di domani?”, Omar era stato formato per far parte delle truppe d’assalto armate di cintura esplosiva. Successivamente è stato ucciso combattendo le forze governative siriane nella città orientale di Deir Ezzon. I jihadisti hanno reclutato migliaia di bambini in Iraq e Siria e stanno mandando a morte bambini come mai prima d’ora. A gennaio dell’anno scorso, 51 bambini si erano fatti esplodere in attentati suicidi solo a Mosul.

Ecco perché è cruciale per noi, come Chiesa, stare al fianco di questi bambini in preghiera, sostegno, aiuto, discepolato e cura dei loro traumi, per conferire forza alla presenza cristiana in queste pericolose regioni. E per rafforzare la Chiesa, fino ai suoi membri più giovani, affinché sia la luce di Cristo nel mezzo dell’oscurità.


Articolo di Brian Orme, tratto dalla rubrica L’OSPITE del magazine gratuito di Porte Aperte. Clicca QUI per saperne di più.

Pakistan: elezioni politiche e legge anti-blasfemia

Porte Aperte - Mar, 17/07/2018 - 13:59

Mentre il Pakistan si prepara alle imminenti elezioni, le minoranze del paese e in particolare quella cristiana esprimono sgomento per la mancanza di una propria rappresentanza tra i candidati politici. Nessun cristiano, infatti, è nominato da nessun partito, dall’estrema destra alla sinistra liberale.

In una nazione che conta 210 milioni di abitanti, le minoranze rappresentano il 5% della popolazione e rimangono assenti dalla scena politica principale. Inoltre, sempre in ambito politico, la costituzione incoraggia la segregazione tra musulmani e non musulmani.

Nata nel 1956, la costituzione del Pakistan vieta ai non musulmani di diventare Presidente e nel 2010, il Pakistan People’s Party (PPP) guidato dalla famiglia Bhutto e considerato un partito liberale, ha varato il 18° emendamento costituzionale aggiungendo un ulteriore limite alle minoranze: un non musulmano non può aspirare al ruolo di Primo Ministro.

In questo scenario politico e con l’avvicinarsi delle elezioni generali che avranno luogo a fine mese, il nuovo partito Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP) guadagna terreno grazie al programma anti-blasfemia. Il partito infatti, chiede che chi insulta l’islam venga messo a morte e che coloro che uccidono presunti bestemmiatori vengano celebrati.

A Lahore, seconda città del Pakistan, il partito TLP ha da poco tenuto una manifestazione che ha visto i suoi sostenitori chiedere l’impiccagione per chiunque venisse accusato di blasfemia. Riguardo questo, lo scorso febbraio 800 famiglie sono fuggite da un quartiere cristiano della città dopo che un ragazzo di 20 anni, anche lui cristiano, è stato accusato di aver pubblicato contenuti offensivi su Facebook.

Secondo i dati di Al-Jazeera, almeno 74 persone sono state uccise dal 1990 a seguito di accuse riguardanti la blasfemia e molti sono stati gli arresti e i processi. Nonostante i cristiani pakistani costituiscano solo l’1,5% della popolazione totale, oltre un quarto (187) dei 702 casi di blasfemia registrati tra il 1990 e Il 2014 sono stati contro di loro.

I cristiani del Pakistan sono quindi riuniti in preghiera per l’esito di queste elezioni, con fede e fiducia in Dio.

Messico: pastore evangelico ucciso

Porte Aperte - Mar, 10/07/2018 - 10:07

Il pastore della Chiesa evangelica “Vida Nueva” nella città di Ciudad Juarez nel nord del Messico, è stato ucciso da un gruppo di sicari che lo ha seguito in una strada trafficata sparandogli diversi colpi d’arma da fuoco.

Eduardo García, l’8 giugno scorso, stava guidando il suo veicolo lungo viale Saragozza quando improvvisamente si è reso conto che un’altra macchina lo stava seguendo. Quando si è accorto della situazione, ha cercato di accelerare, ma i sicari hanno iniziato a sparare nella sua direzione. Alla sparatoria, avvenuta in pieno giorno, hanno assistito diversi passanti e altri automobilisti. Tutti hanno visto l’auto del pastore schiantarsi contro un palo della luce e poi contro un altro veicolo. Quando infine il pastore ha cercato di scappare a piedi, è stato colpito a distanza ravvicinata dai suoi assassini.

La famiglia García era già stata bersaglio di altri attacchi prima dell’uccisione del pastore. Nel 2009, Abramo il figlio di Eduardo fu ucciso da alcuni sicari, come hanno riportato gli articoli di cronaca nera dei media locali di quel periodo. Inoltre, nel 2011 la figlia del pastore fu rapita e la famiglia dovette pagare un grosso riscatto per farla rilasciare.

Oltre ad essere il pastore della chiesa “Vida Nueva”, Eduardo García ha anche guidato “Evangelismo Masivo Juárez”, un movimento locale a Ciudad Juárez che cerca di promuovere una convivenza pacifica nella città notoriamente afflitta da criminalità, traffico di droga e violenza. Il pastore García ha organizzato sessioni di preghiera nelle strade e nelle chiese, oltre a servizi religiosi e concerti a cui hanno partecipato centinaia di persone. Il suo progetto più recente riguardava la distribuzione di Bibbie a Ciudad Juárez e in altre città dello stato di Chihuahua. Aveva iniziato tutte queste attività poco dopo l’uccisione di suo figlio.

Durante una visita alla sua chiesa da parte di un gruppo di collaboratori di Porte Aperte, nel maggio del 2017, il pastore García aveva condiviso quali fossero le battaglie quotidiane dovendo lavorare e predicare in una città controllata dai cartelli della droga e dal crimine organizzato. E’ stato sepolto accanto alla chiesa dove ha servito per molti anni.

Nigeria: un imam salva 262 cristiani

Porte Aperte - Mar, 03/07/2018 - 14:18

Una serie di massacri per mano di allevatori Fulani (etnia nomade a maggioranza islamica) sono avvenuti il 23 e 24 giugno scorsi nei villaggi attorno a Jos (stato di Plateau, Nigeria): oltre 200 persone sono state uccise con la consueta barbara violenza che caratterizza questi attacchi, dove i cristiani, anche donne e bambini, sono gli obiettivi principali. Case e chiese sono state prese di mira, disseminando il terrore nella zona. Molti sono fuggiti, creando poi campi improvvisati di sfollati in altre zone nel tentativo di riunire famiglie e dispersi. È in questa fase che molti scoprono di aver perduto per sempre genitori, figli e amici, assassinati dagli allevatori Fulani, violenti tanto quanto o addirittura di più dei terroristi di Boko Haram. E’ stato imposto un coprifuoco dalle autorità, ma non è servito a fermare ulteriori attacchi nei giorni seguenti.

A causa dell’insicurezza della zona, non vi erano organizzazioni umanitarie ad aiutare queste vittime sfollate: bambini, donne, anziani, famiglie intere impossibilitate a tornare nelle loro case si trovavano in gravi difficoltà (mancando cibo e aiuti di prima necessità). Le chiese locali si sono prodigate ad aiutare. Mantenendo il focus su andare dove altri non vanno e dove i cristiani sono più isolati, i nostri collaboratori di Porte Aperte si sono recati subito nel luogo degli attacchi, trovando persone in condizioni disperate. Ci siamo focalizzati su 2 campi improvvisati attorno a chiese nell’area di Heipan: “La vita è diventata un inferno per questi fratelli e sorelle. Hanno perso parenti, case e proprietà dove lavorare. I bambini piangono istericamente, forse per la fame o per il trauma subito nel vedere quegli orrori”, afferma Kerrie, nostra collaboratrice, dopo il primo sopralluogo. Siamo tornati il giorno dopo con aiuti composti da riso, mais, olio, sugo di pomodoro e prodotti per l’igiene, potendo aiutare 3.000 persone. Volontari, membri di chiesa e amici hanno aiutato la missione sfidando il pericolo: senza di loro non sarebbe stato possibile reagire così prontamente.

Nel mezzo dell’oscurità accadono cose che è importante mettere in luce. Un gruppo di 262 tra uomini, donne e bambini cristiani è fuggito dalle loro case finendo in un villaggio vicino, in un’area a maggioranza musulmana. L’imam della moschea del villaggio è prontamente andato incontro a questi disperati, accogliendo le donne e i bambini in casa sua e di vicini, ma portando subito gli uomini cristiani dentro la moschea. Dopo poco, oltre 300 allevatori Fulani ben armati sono arrivati alla moschea del villaggio per uccidere i cristiani fuggiti, ordinando all’imam di farli uscire. L’imam li ha affrontati, implorandoli in lacrime di non uccidere quelle persone. Testimoni (fonte BBC) sostengono che all’imam si siano aggiunti altri musulmani che letteralmente si sono prostrati al suolo chiedendo di non invadere la moschea e uccidere i cristiani. Per miracolo, gli uomini armati si sono ritirati, anche se nella loro ritirata hanno dato fuoco a 2 chiese trovate nel cammino.

Cina: notizie dal prigioniero Alimjan

Porte Aperte - Mar, 26/06/2018 - 10:14

Molti in Italia pregano da anni per il pastore Alimjan Yimiti, condannato a 15 anni di carcere con l’accusa di “istigare il separatismo uiguro e rivelare segreti di stato”, si trova in carcere in realtà per la sua attività evangelistica proprio tra gli uiguri. Marito di Gulnur e padre di 2 figli, come sapete dal 2008 Alimjan sta scontando la sua pena, un prezzo molto elevato per seguire Gesù. Oggi vi portiamo aggiornamenti sulla sua condizione.

“È il momento più bello quando posso parlare con la mia famiglia”, è quanto afferma il pastore in carcere, riguardo la telefonata che una volta al mese gli è concessa dal carcere. Il suo figlio più grande ha di recente superato con buoni voti l’esame di ammissione all’università (era un bimbo quando il padre fu arrestato). Felice per il figlio e per questo nuovo capitolo della sua vita, Alimjan sta bene, fisicamente e spiritualmente. Sebbene sia ancora in prigione, non deve affrontare il campo di rieducazione, e questo è un bene visto che le condizioni di vita in prigione sono migliori rispetto al campo.

Nel dettaglio, il pastore Alimjan Yimit è un leader cristiano di comunità familiari nella problematica regione dello Xinjiang (a maggioranza uigura e musulmana, da decenni scossa da movimenti separatisti e dalla violenta repressione del governo cinese). Sono oltre 8 milioni gli uiguri, musulmani sunniti con poche migliaia di cristiani (ex musulmani) perseguitati dai propri familiari, amici e vicini di casa (la conversione è vista come una vergogna) e intrappolati nel mezzo delle tensioni con lo stato centrale cinese e l’etnia cinese predominante Han.

Continuiamo a pregare per Alimjan e la sua famiglia, così come per quei cristiani che si trovano nei campi di rieducazione.

Algeria: un governatore consente la riapertura di due chiese

Porte Aperte - Mar, 19/06/2018 - 17:04

I cristiani in Algeria hanno ancora bisogno delle nostre preghiere a causa della pressione a cui sono sottoposti dal loro governo, tuttavia sono molto grati per il permesso di riaprire concesso a due chiese nella provincia di Oran, considerata la seconda più importante dopo quella di Algeri.

Tra novembre 2017 e febbraio 2018 una chiesa ad Ain Turk (30 km a ovest di Oran), un’altra ad Oran e una terza ad El Ayaida (35 km a est di Oran) sono state obbligate a chiudere i battenti. Domenica 10 giugno il governatore della provincia ha firmato l’autorizzazione alla riapertura senza condizioni di due di queste tre chiese. La notifica della decisione ha raggiunto i responsabili delle chiese e la polizia delle rispettive aree e le forze dell’ordine hanno provveduto a rimuovere i sigilli dalle porte dei locali di culto. Tutte e tre le chiese in questione sono affiliate alla Chiesa Protestante d’Algeria (l’Église Protestante d’Algérie).

L’autorizzazione alla riapertura da parte del governatore non comporta però la registrazione ufficiale dei locali come chiese. In base ad una legge del 2006 che regola i culti non islamici le chiese devono ottenere il permesso da un comitato nazionale. Nella pratica tale comitato non si riunisce mai, pertanto nessuna domanda di registrazione da parte di chiese è stata presa ufficialmente in considerazione o approvata negli ultimi anni.

Da novembre 2017 alcuni funzionari hanno condotto ispezioni, teoricamente per verificare l’adeguamento dei locali alle norme di sicurezza, ma nella pratica per verificare le registrazioni. Almeno 10 chiese sono state chiuse o hanno ricevuto l’ordine di interrompere ogni attività. Le ultime due, in ordine di tempo, il 26 maggio 2018 a Ait-Mellikeche e a Maatkas.

I cristiani algerini sono grati per l’intercessione di tutti i cristiani che pregano per loro. Chiedono di continuare a farlo indicandoci i seguenti soggetti:

  • le due chiese che hanno appena riaperto, affinché non subiscano ulteriori interferenze nella ripresa delle loro attività
  • le chiese ancora chiuse, perché possano ricevere l’autorizzazione a svolgere le loro normali attività
  • la pace, la saggezza e la guida dello Spirito Santo per i cristiani algerini sotto pressione
  • il discernimento per i responsabili delle chiese nelle trattative con le autorità
  • la conclusione da parte delle autorità algerine di questa campagna per la chiusura delle chiese e la limitazioni delle libertà di culto per i cristiani
  • le persone responsabili di questi ordini di chiusura, affinché si ravvedano, cerchino il perdono e una nuova vita in Cristo

Corea del Nord: un accordo vero?

Porte Aperte - Mar, 12/06/2018 - 15:33

Il mondo parla dello storico incontro tra Trump e Kim Jong-un, ma cosa ne pensano i cristiani nordcoreani? Simon, nostro responsabile per l’area, ci offre la sua prospettiva.

Da molti è stato definito uno storico incontro quello tra Trump e Kim Jong-un, il presidente di una superpotenza democratica, percepita come l’acerrimo nemico imperialista, e il dittatore di una nazione anacronistica, intrappolata in un regime chiuso al punto da essere definito il Regno Eremita. Abbiamo chiesto al fratello Simon, responsabile del nostro lavoro in quella regione, di commentarci l’evento.

Che cosa pensi Kim Jong-un speri di ottenere durante l’incontro?
Il regime di Kim Jong-un ha adottato e seguito la linea strategica del dualismo politico di sviluppo nucleare e sviluppo economico fino al 2017. C’era un piano strategico interno di concentrarsi sullo sviluppo economico nel 2018 che è in via di attuazione come da programma. Con l’aumento delle sanzioni economiche internazionali sulla Corea del Nord, la situazione economica è peggiorata sempre più. Ci potrebbe pertanto essere il piano di ottenere sostegno economico e scambi internazionali dopo aver stretto relazioni col governo degli Stati Uniti (ndr: strategia non nuova peraltro). La questione principale ruota attorno all’accordo tra Trump e Kim Jong-un sullo smantellamento o congelamento del programma nucleare. In qualsiasi caso l’incontro e l’accordo di oggi è molto positivo e incoraggiante, foriero di buone opportunità per i nostri progetti nordcoreani.

L’incontro rappresenta un segnale positivo di cambiamento all’interno del paese o si tratta solo di tattiche di negoziato?
Non è semplice tattica, piuttosto rappresenta una pianificazione a lungo termine della Corea del Nord riguardo alle armi nucleari. Non è affatto sicuro che ciò conduca allo smantellamento o al congelamento del nucleare. Ciò che viene trasmesso per mezzo dei canali ufficiali in Corea del Nord parla di denuclearizzazione e sviluppo economico pertanto non sembra solo tattica. Sembra ci sia una possibilità concreta in Corea del Nord di un cambiamento in positivo. Personalmente, ho una posizione neutrale. Penso che sia molto positivo che i due abbiano iniziato un dialogo e che lo proseguano. Tuttavia la direzione futura è ancora incerta. Preghiamo e continuiamo a far sentire la voce di coloro i cui diritti umani sono negati. Un trattato di pace e di disarmo nucleare sarebbero ottimi risultati, ma che ciò non avvenga a scapito della condizione della gente rinchiusa nei campi di lavoro e costretta a nascondere la propria fede in Gesù Cristo.

Che cosa pensano i cristiani di questo incontro?
I cristiani nordcoreani non si fidano del regime di Kim. Tuttavia mantengono un atteggiamento di positive aspettative e preghiera. Quello che sappiamo è che la sorveglianza interna al paese è aumentata e che i cittadini nordcoreani sperimentano crescenti difficoltà. L’unità di sorveglianza chiamata Gruppa (formata da studenti e da altri, una sorta di squadra Jugend come ai tempi di Hitler) è stata mobilitata dal governo centrale per sottoporre a maggiori controlli ogni cittadino.

Come possiamo pregare?
Pregate che il summit tra Kim Jong-un e Trump abbia successo affinché si possa conseguire la pace sulla penisola coreana e si aprano più opportunità di servizio verso la Corea del Nord. E’ anche possibile che la situazione peggiori dopo il summit in conseguenza del mancato accordo sull’aumento delle sanzioni internazionali e i conseguenti effetti in Corea del Nord dopo la denuclearizzazione. Preghiamo che Dio tocchi il cuore di Kim Jong-un in favore della denuclearizzazione e l’apertura del paese al mondo per avere aiuti. Preghiamo per entrambi i Capi di Stato. Preghiamo che Dio ci apra maggiori opportunità di servizio in Corea del Nord.

Laos: conversioni e battesimi nell’oppressione

Porte Aperte - Mar, 05/06/2018 - 15:48

Beun è un evangelista che ha già saggiato la persecuzione a causa della sua fede, ma che al tempo stesso vede frutti nella chiesa. Sostenuto da Porte Aperte con una casa e l’avvio ad un’attività economica (micro-credito e formazione), ha recentemente battezzato 4 persone, mentre 7 si sono convertite.

Beun è un evangelista in un contesto difficile in Laos. Dal momento della sua conversione non sono mancate le discriminazioni, ma quando, dopo aver fatto un cammino di discepolato e una preparazione teologica, iniziò ad evangelizzare e a vedere frutti, l’opposizione è cresciuta e con essa i frutti nel ministero. In un contesto buddista di una zona rurale del Laos, la fede di Beun è considerata una minaccia straniera, ed il fatto che alcune persone si siano convertite ha suscitato le reazioni di persone dei villaggi vicini. Così, i polli, suo unico mezzo di sostentamento, furono avvelenati. Ma nel mentre nuove persone lo avvicinavano per chiedere di più su Gesù; tra loro ci fu anche chi chiese preghiere per malattie di lungo corso, alle quali nessun medico aveva posto rimedio, sperimentando delle guarigioni che attrassero ancor più persone. Per Beun arrivò la violenza: fu arrestato e scaraventato in una cella per 5 mesi, al fine di fiaccarlo e farlo desistere. In poco tempo aveva perso l’unica fonte di reddito, la casa, il rispetto dei vicini e persino la libertà: “Se Dio ha intenzione di chiedermi la vita, sono pronto a darla in sacrificio”, in questa sua dichiarazione si comprende il risultato di queste prove.

Porte Aperte è intervenuta per sostenere Beun e la sua famiglia, costruendogli una casa in una zona al di fuori del villaggio, divenuta presto una chiesa in casa, luogo per studi, incontri di preghiera e discepolato. Al tempo stesso lo abbiamo aiutato ad avviare un piccolo progetto agricolo di produzione di funghi in un edificio separato, che gli permette di badare a se stesso e alla sua famiglia, mentre prosegue il suo ministero pastorale ed evangelistico. “Un grande grazie a tutti i fratelli e sorelle nel mondo che mi stanno sostenendo. Dio vi benedica!”, dice sorridente e poi aggiunge entusiasta: “Stiamo insegnando ad alcuni giovani pastori di altri villaggi come avviare un’attività di produzione di funghi simile alla nostra, mentre al tempo stesso approfondiamo l’insegnamento delle Scritture. In poco tempo saranno indipendenti economicamente e potranno come me continuare il loro servizio a Dio”.

Recentemente 4 persone sono state battezzate nel gruppo guidato da Beun e sette hanno accettato Gesù come loro Salvatore.

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