Cristiani Perseguitati

Bangladesh: coperte per il freddo ai perseguitati

Porte Aperte - Mar, 13/02/2018 - 12:38

20 gennaio 2018 – Attacco a una chiesa in Bangladesh da parte di un gruppo politico locale

 

E’ molto freddo l’inverno del Nord Bengali in Bangladesh. Quest’anno le temperature nella zona Tetulia, Panchagarh, hanno toccato il punto più basso nella loro storia. Un responsabile di chiesa, Harun Badsha della chiesa Jineidah (L’Unica Via) col quale collaboriamo ci ha riferito: “I cristiani stanno soffrendo il freddo come mai prima, noi non abbiamo mezzi per aiutarli. Ma grazie a Dio voi siete arrivati con il vostro aiuto e con le coperte!”. Open Doors ha potuto distribuire attraverso le chiese locali con le quali collaboriamo 3250 coperte a 6859 cristiani che non hanno abbigliamento adeguato alle temperature. Spesso i cristiani sono destinati alla povertà, proprio perché considerati cittadini di secondo ordine ed emarginati da diritti fondamentali e opportunità tipiche della società. Un altro cristiano, Majedul di Nilphamari ha detto: “La mia famiglia non aveva molti vestiti adatti al freddo intenso di questi giorni, ero preoccupato ma abbiamo pregato il Signore per i nostri bisogni e voi siete arrivati con le coperte. Ringraziamo e lodiamo Dio per il vostro amore e la vostra cura”. Gonesh Kisku di Kaharol, Dinajpur, dice che, col loro salario di operai a giornata, vivono letteralmente alla giornata. I loro bambini sono i più esposti al freddo. Ringraziamo Dio per l’opportunità di servire queste persone nel bisogno.

E’ in aumento il numero dei cristiani ex-musulmani che affrontano restrizioni e difficoltà con i gruppi radicali islamici, i leader religiosi locali e le proprie famiglie. Vi sono fatwa (nella religione islamica si tratta di una sentenza vincolante emanata da un’autorità religiosa musulmana che il fedele è obbligato a rispettare) messe in atto in tutta la nazione, in special modo nelle zone rurali e vi sono richieste d’introdurre la sharia allo scopo di dimostrare che il Bangladesh appartiene alla “Casa dell’Islam”. I funzionari statali locali creano vari ostacoli ai cristiani, tuttavia il crescente numero di attacchi nel paese da parte del gruppo affiliato allo Stato Islamico ha obbligato le autorità a rigide misure per contenere questi attacchi.

La formazione di cristiani ex musulmani, la distribuzione di materiale cristiano e l’aiuto concreto alle vittime della persecuzione (come le coperte di cui si parla qui) sono i pilastri sui quali poggia l’opera di Porte Aperte/Open Doors in Bangladesh. Desideriamo che la Chiesa continui a essere sale e luce per la comunità.

Vietnam: chiese rese illegali

Porte Aperte - Mar, 06/02/2018 - 16:11

Riunione dei cristiani di Quang Binh

 

Il primo gennaio 2018 è entrata in vigore un’altra legge restrittiva per la libertà religiosa. Intanto una chiesa in casa è stata chiusa, un evangelista picchiato e privato di ogni suo bene e persino una chiesa cattolica è stata dichiarata illegale.

Il primo gennaio 2018 la polizia ha fatto visita ad una chiesa in casa nella provincia di Quang Binh e ha vietato ai membri di continuare qualsiasi tipo di attività cristiana, poiché non riconosciuti ufficialmente come chiesa. Gli agenti hanno intimato ai membri di attendere la decisione delle autorità preposte, facendo loro firmare un documento in cui promettevano di non incontrarsi fino al nullaosta del governo. Per ora la chiesa ha fermato le attività domenicali e i cristiani richiedono preghiera.

Va detto che il governo, a vari i livelli (da quello centrale a quello locale) opprime la minoranza cristiana sia mediante le leggi che vengono promulgate, sia attraverso le modalità con le quali tali leggi vengono implementate (e male interpretate) ai livelli più bassi dell’amministrazione. Il 1 gennaio 2018 è entrata in vigore una di queste nuove disposizioni normative, che si aggiunge ad una legislazione sulla libertà religiosa che più che proteggere restringe tale libertà. Pochi giorni fa persino una chiesa cattolica è stata dichiarata illegale dalle autorità locali di Quynh Ngoc, nella provincia di Nghe An (generalmente la comunità cattolica ha maggiore libertà di azione rispetto alle altre in Vietnam).

Altro esempio di persecuzione dei cristiani è quella patita da Vang Atu, un evangelista picchiato, privato di ogni suo bene ed espulso dal proprio villaggio. “Le autorità mi preannunciarono che mi avrebbero tolto la casa, la terra e i miei animali perché credevo in Dio”, afferma Vang. E così è stato. La sua casa era anche il locale di culto dove si riuniva la chiesa ed è stata distrutta. I leader dei gruppi etnici vedono i cristiani come traditori della loro cultura e identità; così, con i favori dell’autorità locale, li perseguitano picchiandoli, espellendoli dai villaggi o disturbando le loro riunioni, ad esempio con lanci di pietre contro i locali nei quali si riuniscono (Porte Aperte è intervenuta fornendo una casa dove stare a Vang e alla sua famiglia).

Kirghizistan: “Benediciamo gli assalitori”

Porte Aperte - Mar, 30/01/2018 - 21:03

Il 10 gennaio scorso abbiamo pubblicato la lista dei 50 paesi dove la persecuzione è più forte (World Watch List 2018), ma anche in altre nazioni, come il Kirghizistan, i cristiani sono vittime di discriminazioni, ostilità e violenze. I cristiani kirghisi però non si lasciano scoraggiare.

La piccola congregazione battista di Kadschysai in Kirghizistan, Asia centrale, ha perso la sua chiesa il 3 gennaio scorso a causa di un incendio. La comunità è costituita da circa 40 membri prevalentemente kirghisi e russi che si incontrano insieme per adorare Gesù Cristo e studiare la Bibbia.

Nel corso degli ultimi anni il tetto e le finestre della chiesa erano già stati danneggiati, ma questa volta la piccola comunità dovrà cercare un altro locale in cui incontrarsi. La causa dell’incendio non è stata chiaramente identificata, ma l’episodio ricorda da vicino un altro attacco avvenuto ad una chiesa di Tokmak nel luglio 2017, in cui gli assalitori avevano lasciato delle scritte di matrice islamica sui muri.

I media locali hanno parlato dell’attacco e la polizia ha investigato sull’accaduto e ha confermato ai cristiani che “l’incendio è stato evidentemente appiccato da persone che non apprezzano la vostra chiesa e la vostra fede in un paese musulmano“. Successivamente però, al posto di concentrarsi sulla ricerca dei colpevoli, la polizia ha iniziato ad interrogare i cristiani facendo domande come: chi ha finanziato l’acquisto dell’edificio? Quanti kirghisi fanno parte della comunità? Perché andate in chiesa e non in moschea?

Uno dei cristiani ha dichiarato: “Non crediamo che la polizia troverà e punirà i colpevoli, ma noi li benediciamo e preghiamo per loro. Dio sa chi è responsabile di questo atto“.

Sebbene abbiano già affrontato ostilità in diverse occasioni, i cristiani kirghisi rimangono fiduciosi e fermi nella fede. Nonostante la completa distruzione del locale, alcuni oggetti sono rimasti sorprendentemente intatti: ad esempio una Bibbia e il pianoforte. Il pastore vede in questo l’opera di Dio, perché il fuoco è stato appiccato a tarda notte in modo che nessuno potesse accorgersene ed intervenire.

Pakistan: ragazzina cristiana violentata

Porte Aperte - Mar, 23/01/2018 - 17:32

Domenica 14 Gennaio una tredicenne cristiana è stata violentata in un’area rurale vicino alla città di Gujranwala, a nord di Lahore, mentre lavorava nei campi. Arrestato il colpevole, anche grazie all’intervento del proprietario dei campi, un musulmano.

Domenica 14 Gennaio una tredicenne cristiana è stata violentata in un’area rurale vicino alla città di Gujranwala, a nord di Lahore, mentre lavorava nei campi. Il padre della ragazza, il cui nome non viene divulgato per proteggere l’identità della tredicenne, ha lavorato per più di 30 anni come bracciante presso un unico proprietario terriero. Nel villaggio ci sono solo 4 famiglie cristiane, i cui membri, estremamente poveri, lavorano appunto come braccianti.

Padre di 7 figli, vecchio e affetto da una grave forma d’asma, l’uomo veniva spesso aiutato dalla figlia che si prendeva cura dei vitelli di cui lui è custode. “Mia figlia lavora con i vitelli tutti i giorni, dal primo mattino fino a mezzogiorno, e io la accompagno”, ha detto il padre. “Era domenica e mentre la nostra famiglia partecipava a un matrimonio, mia figlia è andata a lavorare assieme alla sua cugina più giovane. Di ritorno a casa, ho visto che non era ancora rientrata, così sono andato a controllare. Vicino ai campi ho trovato sua cugina, legata nella sua dopatta [tessuto usato per coprirsi il capo]. Ci ha detto che è stato un uomo di nome Zaman Khan a legarla e a portare con la forza mia figlia nei campi, ferendola con una falce. Quando poi ho ritrovato mia figlia, stava ancora gridando aiuto. Appena ha sentito che mi avvicinavo, Zaman è scappato via; intanto noi abbiamo portato mia figlia all’ospedale”.

Zaman Khan, 28 anni, viene da un villaggio vicino e aveva cominciato a lavorare sotto lo stesso padrone solo un paio di giorni prima del fatto. “Quando il proprietario terriero è venuto a conoscenza dell’accaduto si è arrabbiato molto, denunciando il fatto nelle moschee vicine e, solo grazie al suo intervento, Zaman è stato arrestato”, ci ha spiegato il padre della ragazza. “L’intero villaggio è dalla nostra parte, nonostante in esso ci siano solo quattro famiglie cristiane”. La polizia locale ha ricevuto la denuncia e il 16 gennaio la ragazza è stata portata a Lahore per un esame del DNA, mentre il sospettato è sotto custodia in carcere.

Questo atto di violenza è accaduto in un momento in cui tutto il Pakistan è in lutto per una bambina di 7 anni di nome Zainab, violentata e uccisa brutalmente (un caso di cui si è parlato in tutto il mondo). La parlamentare cristiana Mary Gill, che ha fatto visita alla famiglia della ragazzina, ha sfidato l’opinione pubblica chiedendo se la stessa reazione di rabbia scatenatasi per la piccola Zainab (musulmana), ci sarebbe stata anche per la tredicenne cristiana, appartenente ad una minoranza religiosa.

Cina: il mostro si sveglia

Porte Aperte - Mar, 16/01/2018 - 17:57

La settimana scorsa una grande chiesa nella città di Linfen (provincia di Shanxi, a ovest di Pechino) è stata demolita. Restrizioni e divieti appaiono alla vigilia di una nuova legge sulle chiese.

La settimana scorsa una grande chiesa nella città di Linfen (provincia di Shanxi, a ovest di Pechino) è stata demolita: il video della demolizione con le cariche esplosive sta facendo il giro del mondo riaccendendo l’attenzione sulla violazione della libertà religiosa in Cina. Ma la Cina di fatto non è ancora uscita dalla nostra lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani (43°).

Non è infatti la prima chiesa ad essere stata demolita. Sotto la presidenza del potente Xi Jinping, il governo cinese sembra aver riavviato negli ultimi tempi una sorta di strategia contro i cristiani, distruggendo chiese e rimuovendo molti simboli religiosi da vari edifici: pare che il Partito comunista cinese stia vivendo una recrudescenza del vecchio approccio per il quale il cristianesimo era visto come parte della filosofia occidentale e quindi una minaccia alla sua autorità. La chiesa di Linfen ospitava una grande comunità di svariate migliaia di membri e la storia di ingiunzioni a chiudere, arresti e minacce è partita dal 2009 (il pastore era stato arrestato e detenuto a lungo): sembra dunque una sorta di caso esempio per tutte le comunità cristiane che mal sopportano i controlli e i divieti del governo. A tal proposito, divieti di celebrare il Natale sono stati implementati in alcune città e zone, mentre in altre tutto si è svolto con normalità.

Il 1 febbraio 2018 entrerà in vigore una nuova legge che regolerà le chiese non registrate (fuori dal discusso Movimento delle 3 autonomie) e i pastori e responsabili di chiesa si stanno preparando. Secondo i nostri contatti, questi responsabili nel caso in cui le loro chiese vengano soppresse e chiuse dallo Stato sono pronti a dividere le congregazioni in gruppi più piccoli (meno invisi dallo Stato) o addirittura a tornare alla forma delle chiese in casa (una strategia che ha permesso alla chiesa di crescere nel periodo di forte persecuzione comunista). Di fatto già varie chiese non registrate hanno ricevuto avvisi dalle autorità di non riunire troppe persone o sarebbero state chiuse.

A tale situazione va aggiunta la nota questione degli uiguri e dei cristiani di origine musulmana o buddista tibetana delle regioni autonome dello Xinjiang e Tibet, soggetti a restrizioni e vessazioni del governo e a persecuzione della società e dei familiari.

Anche in termini di persecuzione dei cristiani dunque, la Cina si dimostra complessa da capire: ciò che è certo è il bisogno di saggezza e preghiera che ha la chiesa cinese, una delle più grandi e più in crescita negli ultimi anni.

World Watch List 2018: raddoppia il numero di martiri rispetto all’anno precedente

Porte Aperte - Mer, 10/01/2018 - 13:02

Ecco il nuovo rapporto sulla persecuzione dei cristiani. Oltre 215 milioni di cristiani nel mondo sperimentano un livello alto di persecuzione, ciò significa che 1 cristiano ogni 12 è seriamente perseguitato nel mondo. Salgono a 3066 i martiri cristiani e sono 15540 le chiese, le case e i negozi di cristiani attaccati!

Oggi Porte Aperte ha pubblicato la WORLD WATCH LIST 2018 (WWL), la nuova lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo. Primo dato degno di nota: cresce ancora la persecuzione anti-cristiana nel mondo in termini assoluti, oggi sono oltre 215 MILIONI i cristiani perseguitati.

Nonostante siano 2 nazioni completamente diverse in termini di struttura politica e sociale, Corea del Nord ed Afghanistan raggiungono il punteggio massimo di oppressione dei cristiani secondo la WWList 2018 (periodo di riferimento 1 novembre 2016 – 31 ottobre 2017). Solo una minima variazione nell’area della violenza anti-cristiana differenzia le 2 nazioni, facendo così mantenere la testa della triste classifica alla Corea del Nord per il 16° anno di seguito. Tuttavia è il Pakistan (5° posto nella WWL2018) ad avere l’infelice primato di nazione col più alto punteggio nella violenza contro i cristiani.

3.066 cristiani uccisi a causa della loro fede, mentre 15.540 edifici di cristiani attaccati tra chiese, case private e negozi. Si può stimare che 1 cristiano ogni 11,5 nel mondo subisce elevata persecuzione. Libia (7°) e India (11°) sono le nazioni che hanno fatto un balzo di 8 punti, scalando la classifica. In particolare l’India deve questa escalation di intolleranza anti-cristiana alla crescente influenza del radicalismo induista: oltre 24.000 cristiani indiani sono stati aggrediti nel periodo in esame. Le new entry sono il Nepal (che vola al 25°) e l’Azerbaigian (45°), mentre ad uscire dai primi 50 sono la Tanzania (per un miglioramento) e le Isole Comore (situazione sostanzialmente invariata, esce perché altri peggiorano).

L’oppressione islamica continua ad essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani, non confermandosi solamente ma estendendo la sua morsa in varie aree. Tuttavia ciò che deve far riflettere è l’ascesa del nazionalismo religioso come prorompente fonte di persecuzione anti-cristiana (e di altre minoranze), con l’esempio emblematico della succitata India.

Azerbaigian

Porte Aperte - Mar, 09/01/2018 - 12:11
Periodo preso in esame:

1 novembre 2016 – 31 ottobre 2017

Posizione nella WWL:

WWL 2018 Punti: 57 / Posizione: 45
WWL 2017 Punti: 51 / Posizione: –
WWL 2016 Punti: 57 / Posizione: 34

Dati Generali

Leader: İlham Əliyev
Popolazione: 9.974.000
Cristiani: 319.000
Religione Principle: Islam
Governo: Repubblica

Da dove viene la persecuzione

La maggior parte della persecuzione dei cristiani in Azerbaigian proviene dalle autorità a vari livelli – che vanno dal governo centrale del paese, che impone una legislazione restrittiva, alle autorità locali, alla polizia, che fa irruzioni durante incontri religiosi, arrestando i cristiani e sequestrando materiali religiosi. Un’altra fonte di persecuzione viene dall’ambiente musulmano (famiglia, amici, comunità e imam locali), che si oppone all’evangelizzazione tra i musulmani.

Qual è l’impatto sui cristiani?

Tutte le comunità cristiane stanno vivendo una qualche forma di persecuzione. Le chiese ortodosse russe hanno meno problemi da parte del governo, in quanto di solito non tentano di entrare in contatto con la popolazione azera. Sono i cristiani indigeni con un passato musulmano che sopportano il peso della persecuzione sia per mano dello stato che della famiglia, degli amici e della comunità.

Il governo dell’Azerbaigian controlla da vicino le attività dei gruppi religiosi. Ufficialmente, il paese è laico e la religione è tollerata. Tuttavia, il livello di sorveglianza è così alto che i cristiani in Azerbaigian non sanno più di chi si possono fidare. Pochissime informazioni stanno uscendo dal paese. Un altro segno del livello di pressione del governo è il fatto che i cristiani azeri trovano più facile evangelizzare in paesi come la Georgia e l’Iran che nel proprio paese.

Esempi

  • A novembre 2016, un gruppo di cristiani (uomini, donne e bambini) si è riunito per un incontro di preghiera non registrato nella casa del pastore in un villaggio dell’Azerbaijan. La polizia ha fatto irruzione nella casa e tutti i membri della chiesa hanno dovuto trattenersi per ore per essere interrogati. La polizia ha quindi registrato i dati del passaporto di ciascuno di loro ed ha redatto un inventario di tutti i libri presenti nella casa. Poi i cristiani sono stati portati alla stazione di polizia del distretto, prima di essere rilasciati.
  • A dicembre 2016, nel distretto di Zakatala settentrionale due battisti sono stati multati per avere svolto attività di culto senza il permesso statale. I libri religiosi a loro confiscati sono stata inviati nella capitale Baku per una presunta “analisi di esperti”.
  • I libri religiosi religiosa ed altri materiali possono essere venduti o distribuiti solo presso punti vendita registrati. Tutta la letteratura religiosa prodotta, pubblicata (anche su internet) o importata in Azerbaigian è soggetta ad obbligo di censura preventiva. Il Comitato di Stato specifica quindi quante copie possono essere prodotte o importate. Tutti i materiali religiosi venduti devono avere un adesivo che attesti che hanno sono stati sottoposti all’approvazione del Comitato di Stato. I funzionari statali hanno ripetutamente negato che ciò rappresenti realmente un’attività di censura.

Come Porte Aperte aiuta la Chiesa in Azerbaigian

Porte Aperte/Open Doors provvede un aiuto immediato ai credenti in Asia Centrale, che si trovano imprigionati ed estromessi dalle loro famiglie e comunità. Questi sono privati di ogni forma di sostentamento e di un lavoro proprio a causa della loro fede. Inoltre intendiamo rafforzare la chiesa attraverso:

  • Distribuzione di materiale cristiano
  • Sostengo in preghiera
  • Corsi di studio biblico
  • Corsi biblici per bambini e giovani
  • Ministero per donne
  • Programma di patrocinio e formazione dal titolo: ‘Resistere nella Tempesta’
  • Progetti per la produzione di reddito

Come il corpo di Cristo può pregare in Azerbaigian

  • Pregate per le piccole chiese dell’Azerbagian, i cui membri affrontano le pressione della polizia. Di solito è più difficile per i cristiani operare nei villaggi che nelle città, dove c’è più anonimato.
  • Molti cristiani hanno perso il lavoro a causa della loro scelta per Cristo. Per favore pregate affinché possano trovare dei canali per prodursi un reddito.
  • Pregate affinché la Chiesa abbia più libertà di riunirsi e di adorare.

Nepal

Porte Aperte - Mar, 09/01/2018 - 12:10
Periodo preso in esame:

1 novembre 2016 – 31 ottobre 2017

Posizione nella WWL:

WWL 2018 Punti 64 / Posizione: 25
WWL 2017 Punti 53 / Posizione: –
WWL 2016 Punti 53 / Posizione: –

Dati Generali

Leader: Bidhya Devi Bhandari
Popolazione: 29.187.000
Cristiani: 1.172.000
Religione Principle: Induismo/Buddismo
Governo: Repubblica federale

Da dove viene la persecuzione

I cristiani sperimentano la persecuzione da parte di indù radicali, in vari modi: le autorità locali e nazionali impongono restrizioni sia legali che di altro genere; i sacerdoti indù e gli esponenti dell’induismo più radicale, attaccano fisicamente i cristiani; la comunità locale spesso crea un ambiente ostile all’interno dei villaggi.

Qual è l’impatto sui cristiani?

Tutte le comunità cristiane in Nepal sperimentano una qualche forma di persecuzione, ma di intensità diversa. Le chiese cattoliche e le chiese dove si ritrovano gli stranieri, sono quelle che hanno meno problemi. I cristiani ex-indù, sono messi sotto una maggiore pressione perché si sono allontanati dalla fede dei loro antenati. Le chiese protestanti e quelle di ex-indù sono sottoposte a particolari pressioni da parte della famiglia, degli amici, della comunità e delle autorità locali. Talvolta gli indù radicali approfittano della continua instabilità politica e attaccano i cristiani. La maggior parte delle volte rimangono impuniti.

Ci sono anche delle restrizioni a livello nazionale. La costituzione del 2015 dichiara che il Nepal è uno stato secolare, ma specifica chiaramente che non è permessa la conversione a qualsiasi religione diversa dall’induismo e di tratta in sostanza di un reato punibile.

Esempi

  • I cristiani in Nepal continuano a combattere per ottenere il diritto di avere un cimitero dove seppellire legalmente i loro morti. A causa della mancanza di cimiteri ufficiali, i cristiani sono spesso costretti a seppellire i loro defunti illegalmente nelle foreste. A volte, gli indù radicali, che si sentono oltraggiati dalla presenza di sepolture cristiane, dissotterrano i corpi e li riportano alle case delle famiglie cristiane o addirittura li lasciano sulle strade. Le comunità cristiane continuano a rinnovare al governo la richiesta di poter avere una terra dove seppellire legalmente i loro morti, ma la questione rimane ancora irrisolta.
  • Il 18 aprile 2017 delle “persone sconosciute” hanno cercato di dare fuoco alla cattedrale cattolica di Kathmandu. Il fuoco ha danneggiato la residenza del prete e la parte sinistra della chiesa. Una macchina e due motociclette sono state completamente bruciate. Non vi sono state vittime.
  • Sette persone, inclusi i proprietari di due scuole private, sono state arrestate il 9 giugno 2016 nel distretto di Dolakha, in Nepal, accusati di voler convertire al cristianesimo altre persone, per il semplice fatto che stavano distribuendo dei manuali biblici ai bambini. Qualche giorno dopo, il 14 giugno 2016, le autorità hanno anche arrestato il reverendo Shakti Pakhrin per i suoi legami con le persone già sotto inchiesta per proselitismo. Sono stati tutti assolti nel dicembre 2016.

Come Porte Aperte aiuta la Chiesa in Nepal

Porte Aperte/Open Doors rafforza i cristiani in Nepal per mezzo di collaborazioni strategiche con la chiesa locale nello svolgimento delle seguenti attività:

  • Distribuzione di Bibbie, Bibbie per bambini, mini biblioteche, manuali di formazione per responsabili e per scuole domenicali.
  • Formazione: programmi di formazione ‘Resistere nella tempesta’ per pastori, diaconi e collaboratori (3 programmi distinti), donne, giovani, bambini e gruppi familiari.
  • Sviluppo Socio Economico: sviluppo di mezzi di sostentamento, programmi di alfabetizzazione per adulti, istruzione professionale, corsi di sostegno per bambini che hanno abbandonato gli studi prematuramente, aiuti di primo soccorso ai cristiani perseguitati.
  • Patrocinio: squadre di intervento rapido per le vittime della persecuzione, aiuto legale, seminari per aumentare la consapevolezza dei propri diritti legali nei cristiani.
  • Progetti speciali

Come il corpo di Cristo può pregare per il Nepal

  • Pregate per la Chiesa in Nepal, affinché cresca nella fede, sia rafforzata spiritualmente e strutturalmente per affrontare la persecuzione.
  • Pregate affinché gli sforzi della Chiesa in Nepal per raggiungere con il Vangelo i loro vicini, siano premiati da una risposta positiva.

Il più grande movimento in favore dei perseguitati!

Porte Aperte - Gio, 28/12/2017 - 14:04
Alla conclusione del 2016 vi scrissi che quello era stato l'anno della consapevolezza e che il 2017 sarebbe stato l'anno in cui spiegare la persecuzione e mobilitare sempre più persone in favore dei p

Il più grande movimento in favore dei perseguitati!

Porte Aperte - Gio, 28/12/2017 - 09:03

2017: spiegare e mobilitare!

Alla conclusione del 2016 vi scrissi che quello era stato l’anno della consapevolezza e che il 2017 sarebbe stato l’anno in cui spiegare la persecuzione e mobilitare sempre più persone in favore dei perseguitati. Per grazia di Dio così è stato. Oltre 808.000 persone di addirittura 143 paesi nel mondo hanno alzato la voce in favore dei perseguitati in Medio Oriente, firmando la nostra petizione e dandoci l’opportunità di presentarla alle Nazioni Unite.

A inizio anno esplose il caso dell’Emergenza umanitaria nel nord-est della Nigeria, con campi profughi improvvisati di cristiani lasciati praticamente a morire dalle autorità locali e dal sistema corrotto di soccorsi. Trattandosi di una delle zone più pericolose e ostili al Vangelo, come Porte Aperte abbiamo sentito la chiamata ad essere noi la risposta alle preghiere dei nostri fratelli e sorelle là: la vostra risposta materiale in donazioni per questa emergenza è stata pronta e, grazie a tanti donatori di altri paesi, abbiamo distribuito aiuti utili per mesi a oltre 15.000 famiglie nell’estremo bisogno. È stato semplicemente un miracolo!

In Italia abbiamo potuto visitare decine e decine di chiese, informando e mobilitando, mentre i nostri oltre 300 ambasciatori mantenevano un contatto con noi e la propria comunità locale. Volontari in molti campi ci hanno sostenuti, dalle traduzioni agli eventi, passando per il videoediting e il lavoro amministrativo. Migliaia di voi hanno scaricato il calendario di preghiera e ricevuto la nostra rivista, pregando e informandosi sui perseguitati.

Il 2017 è stato un anno in cui le cosiddette “fake news” (bufale) anche nel campo della persecuzione hanno bussato ai nostri cellulari (via WhatsApp) e ai nostri account social (Facebook in testa), a cui abbiamo ribattuto smascherandole grazie alla nostra rete nel campo missionario. Ma lasciatemi dire che ciò è stato possibile perché VOI avete contattato noi, dandoci l’opportunità di denunciare quelle bufale tempestivamente.

A proposito di notizie serie e valide, il 10 gennaio prossimo uscirà in contemporanea in molti paesi (anche in Italia) la nostra nuova World Watch List (2018), il report che troverete ripreso in molti giornali, radio e tv, poiché negli anni si è attestato come l’analisi più autorevole sulla persecuzione dei cristiani. Esso analizzerà quanto accaduto nel 2017 e si può già preannunciare che la persecuzione è ancora aumentata. Gli abbonati alla nostra rivista riceveranno a casa la mappa con il numero di febbraio/marzo, e fatemi dire, la riceveranno assieme a una rivista completamente rinnovata, con più storie, testimonianze e insegnamenti dalla Chiesa perseguitata.

Dunque insieme abbiamo sostenuto i perseguitati, ma anche spiegato, informato e mobilitato altri italiani in favore della Chiesa perseguitata, nella convinzione che il movimento in favore dei perseguitati sia a una svolta. La persecuzione aumenta; sempre più cristiani (oltre 215 milioni) pagano un prezzo elevato per la nostra stessa fede. La chiamata alla Chiesa italiana e mondiale è partita! E’ un cambio epocale: il più grande movimento in favore dei perseguitati sta prendendo corpo. Grazie per far parte di questo crescente, globale e vibrante movimento!

Vostro in Lui

 

 

Cristian Nani
Direttore della missione Porte Aperte

Egitto: parlano i figli di un martire ucciso dall’ISIS

Porte Aperte - Mar, 26/12/2017 - 09:01

Intervista a Marco e Mina, figli di Ayad, cristiano copto giustiziato da un commando dell’ISIS per aver rifiutato di rinnegare Gesù

Marco (14) e Mina (10 – entrambi nella foto) hanno visto il padre venire giustiziato per aver rifiutato di rinnegare Gesù. Sebbene siano fieri di papà, per la sua incrollabile fede persino di fronte alla canna di una pistola, quei tragici eventi hanno lasciato una ferita nel loro cuore. Ci troviamo nella regione di Minya, Egitto. Un giorno Ayad, cristiano copto, decise di portare i suoi due figli a vedere il lavoro del loro papà. La strada portava al monastero Saint Samuel, e un bus avanti alcuni km da loro fu fermato da un commando dell’ISIS. Ma poi i terroristi sentirono la macchina di Ayad arrivare, che oltre ai bimbi aveva con sé colleghi di lavoro.

All’improvviso in lontananza abbiamo sentito degli spari“, afferma il piccolo Mina. “Papà ci disse di accucciarci dietro i sedili“. Mentre racconta l’orribile tragedia, il piccolo Mina siede composto: “Abbiamo sentito che trascinavano fuori papà. I terroristi gli hanno gridato che doveva convertirsi all’islam, ma la sua risposta è stata no. E subito dopo gli hanno sparato…“. Anche i colleghi di papà sono stati fatti scendere e uccisi perché sono rimasti fermi nella loro fede. Stiamo parlando di cristiani copti, una forma di cristianesimo tradizionale presente da secoli e molto colpita dall’estremismo islamico in questi anni in Egitto. Un terrorista si accorse della presenza dei ragazzini e dall’esterno ha sparato mancandoli. Poi un altro miliziano del commando ha detto: “Lasciali in vita perché raccontino“, ci riporta sempre il piccolo Mina, con ancora negli occhi le immagini dei corpi a terra.

Ma poi è Marco a parlare: “Non sapevamo cosa fare. Volevamo aiutare, ma il cellulare non aveva campo. Non avevo mai guidato un’auto, ma dissi a mio fratello di salire nel pick-up, perché saremmo andati a chiamare nostra madre“. Marco faticava persino a raggiungere i pedali figuriamoci a guidare, ma incredibilmente è riuscito a guidare fino a un posto dove ha potuto telefonare. Poi sono ritornati nel posto della strage. Il papà era steso a terra, sanguinante. Mina ci indica il petto e dice: “E’ qui che gli avevano sparato” e poi indicando anche le gambe “e anche qui“. Poi Marco aggiunge: “E anche nelle braccia. Papà stava ancora respirando. Non riusciva a parlare, ma ci fece segno di scappare. Ma non volevamo lasciarlo lì“. I ragazzini hanno cercato di caricarlo sul pick-up, ma non ci sono riusciti, non erano forti abbastanza per alzare un uomo adulto in quelle condizioni. “Così ho abbracciato papà, appoggiandomi la sua testa qui” indicando il petto. “Ero tutto sporco di sangue, ma non mi importava“, conclude con un filo di voce Marco. Poco dopo Ayad, papà di Marco e Mina, è morto.

I ragazzini riescono a parlare dell’accaduto, ma Mina ha ancora incubi e non si fida di uscire di casa da solo. Marco, più grande, reagisce meglio apparentemente, tuttavia hanno bisogno di cura e guarigione.

Egitto: parlano i figli di un martire ucciso dall’ISIS

Porte Aperte - Mar, 26/12/2017 - 01:00
Marco (14) e Mina (10 - entrambi nella foto) hanno visto il padre venire giustiziato per aver rifiutato di rinnegare Gesù. Sebbene siano fieri di papà, per la sua incrollabile fede persino di fronte a

Pakistan: consolate il mio popolo

Porte Aperte - Mar, 19/12/2017 - 18:42
"La persecuzione non va in vacanza", ci ripetiamo spesso in Porte Aperte. E il Pakistan in questi giorni ci ricorda questa dura realtà. Solo ieri c'è stato il funerale di alcune delle vittime dell'att

Turchia: Un messaggio firmato… Gesù

Porte Aperte - Mar, 12/12/2017 - 16:38
I cristiani in una chiesa vandalizzata a Malatya (Turchia) hanno scelto di rispondere a questa forma di persecuzione mostrando pubblicamente una parola di Gesù Cristo stesso. Lungo il viale Ismet Pasa

Petizione Medio Oriente: oltre 740.000 firme alle Nazioni Unite

Porte Aperte - Mar, 05/12/2017 - 16:47
L'8 dicembre chiuderemo la petizione, se non avete ancora firmato questa è l'ultima occasione per far parte di un evento storico in favore dei cristiani in Medio Oriente, quelli che vogliono restare l

Senza voler nulla in cambio

Porte Aperte - Mar, 28/11/2017 - 13:52
È arrivato il martedì del dare, o #GivingTuesday se volete, la giornata mondiale del dono, ideata dall'omonimo movimento nato nel 2012 negli USA in risposta alle giornate di shopping Black Friday e Cy

Siria: ricostruire la speranza con aiuti

Porte Aperte - Mar, 21/11/2017 - 16:50
"Credo di poterti dire che nessuna famiglia ad Aleppo possa vivere e far crescere i propri figli senza un aiuto", afferma Samer in una città nel nord della Siria. La sua è una delle 17.000 famiglie so

Repubblica Democratica del Congo: violenze anticristiane

Porte Aperte - Mar, 14/11/2017 - 17:43
Il 26 ottobre 2017, alcuni militanti islamici hanno attaccato il quartiere Masiani di Beni. Testimoni oculari hanno riferito di persone armate, nascoste per aspettare il sopraggiungere della notte e p

Eritrea: ribolle una nazione

Porte Aperte - Mar, 07/11/2017 - 17:52
Di tanto in tanto, il volto di un regime antidemocratico e intrinsecamente violento fa capolino anche a beneficio dell'opinione pubblica mondiale, dimostrando la sua vera natura reprimendo nel sangue

Bangladesh: 18 giovani pronti a servire

Porte Aperte - Mar, 31/10/2017 - 14:17
È sempre maggiore in Bangladesh il numero di giovani cristiani provenienti da famiglie di ex-musulmani. Proprio per questo motivo, Porte Aperte realizza un percorso di formazione intensivo di discepol
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