Cristiani Perseguitati

Pakistan: Asia Bibi e le pressioni sui cristiani

Porte Aperte - Mar, 06/11/2018 - 16:53

La situazione dei cristiani in Pakistan è estremamente pericolosa in questo momento e in molti si aspettano che la cosa peggiori ulteriormente.

Ci torna alla mente il racconto che troviamo nel libro di Daniele, dove tre giovani, Sadrac, Mesac e Abed-Nego, furono pronti ad essere gettati in una fornace ardente pur di non prostrarsi davanti all’idolo d’oro del re di Babilonia. La loro fede era stata forte al punto da affermare: “Il nostro Dio, che noi serviamo, ha il potere di salvarci e ci libererà dal fuoco della fornace ardente e dalla tua mano, o re” (Daniele 3:17).

I cristiani pakistani affrontano ogni giorno la minaccia della “fornace ardente” per la fede in Gesù e la Chiesa trema sotto la costante pressione della persecuzione. In questo Paese seguire Cristo può costare tutto.

A motivo della legge sulla blasfemia i cristiani pakistani rischiano di essere privati di ogni cosa, una sola parola sbagliata potrebbe dare origine ad atti violenti, all’arresto e persino alla morte. Gli attacchi contro i cristiani sono comuni e spesso restano impuniti. La discriminazione, la pressione sociale e gli abusi sono all’ordine del giorno.

Un pastore pakistano ha usato queste parole per descrivere ciò che sta avvenendo:

“La nostra esistenza come cristiani in questo Paese si è trasformata in una lotta per la sopravvivenza. Sperimentiamo ostilità nei nostri confronti, come un rubinetto rotto che gocciola. L’intolleranza erode la nostra stabilità un po’ alla volta, arrivando a distruggere completamente la nostra dignità”.

Mentre ad Aasiya Noreen (Asia Bibi) è impedito di lasciare il paese, Saif ul-Malook, l’avvocato che ha difeso questa cristiana cattolica dall’accusa di blasfemia, è stato costretto a lasciare il Pakistan per proteggersi dalle minacce di morte. Ai media internazionali ha dichiarato che non sussistono le condizioni per contestare il verdetto dei giudici e revisionare il caso, come richiesto dalla petizione lanciata nei giorni scorsi da Mumtaz Qadri, l’imam del villaggio che nel 2009 accusò Asia.

La situazione è tesa e potrebbe cambiare da un momento all’altro: si temono attacchi a comunità cristiane. La Chiesa in Pakistan necessita del tuo aiuto in questo momento difficile. Cliccando QUI puoi equipaggiare una squadra di volontari di risposta rapida per portare conforto e supporto pratico ai perseguitati.

Aasiya Noreen (Asia Bibi): la sua storia in breve

Moglie e madre, Aasiya si svegliava presto la mattina per preparare la colazione alla famiglia e assicurarsi che le uniformi delle figlie fossero pulite e stirate. In questo modo cercava di evitare loro la derisione da parte degli altri studenti, essendo lei e la sua famiglia considerati cristiani di bassa casta.

Una volta mandate a scuola le ragazze, Aasiya si recava al pozzo per attingere l’acqua. Dal momento in cui lasciava la porta di casa a quando giungeva al pozzo, camminando attraverso i campi, racconta che sentiva le altre donne bisbigliare e sparlare al suo passaggio, mentre lei continuava per la sua strada cercando di non incrociare i loro sguardi.

Giunta al pozzo spesso affrontava ancora insulti e derisioni. Issai Choori la chiamavano, che significa donna cristiana spazzina di bassa casta, “Non venire qui a prendere l’acqua, tu la contamini e ci rendi impossibile l’utilizzo del pozzo!”. Giorno dopo giorno, Aasiya, chiedeva a Dio la forza per non cedere a quelle provocazioni, cercando di fare del suo meglio per prendersi cura del marito e delle figlie.

Arrivò la stagione del raccolto e Aasiya andò, come molte altre donne del suo villaggio, a cercare lavoro nei campi. Questo le avrebbe permesso guadagnare qualche soldo in più e di avere il grano sufficiente per i mesi successivi. Mentre si dirigeva verso la campagna iniziò nuovamente a ricevere insulti e commenti provocatori sulla sua fede cristiana.

“Sei una donna spazzina e non appartieni a questo villaggio”, le dicevano. Erano insulti che fino a quel momento Aasiya aveva gestito con forza ma quel giorno accade qualcosa. Un pastore della zona ci ha riferito che accadde ciò che tutti i cristiani della zona si raccomandano di non fare: Aasiya menzionò il profeta dell’islam cedendo alle provocazioni: “Il mio Gesù ha dato la Sua vita per me e mi ha salvata dal peccato. Che cosa ha fatto per te il tuo profeta?”, disse a quanto pare. 

A motivo di questa frase, dal 19 giugno 2009, Aasiya è stata ritenuta una criminale davanti alla legge del Pakistan e obbligata alla reclusione per tutti questi anni in attesa del processo. L’accusa? Blasfemia contro il profeta Maometto.

Sri Lanka: aumenta notevolmente la violenza contro i cristiani

Porte Aperte - Mar, 30/10/2018 - 17:26

Secondo quanto comunicato dall’Alleanza Evangelica dello Sri Lanka (NCEASL), tra gennaio e settembre 2018 il Paese ha assistito ad un significativo incremento degli episodi di violenza contro i cristiani. 67 i casi segnalati di cui 12 nel solo mese di settembre.

“Siamo testimoni del fatto che le comunità tribali si stiano mobilitando sempre di più contro i cristiani”, ha affermato al Morning Star News un avvocato che collabora con la NCEASL e che ha chiesto di rimanere anonimo. “Gli episodi di violenza non sono più attuati solamente da gruppi isolati di persone, ma stanno interessando intere comunità che attaccano luoghi di culto e persone. Nella provincia orientale del Paese stiamo assistendo anche ad un incremento dell’influenza dei gruppi estremisti indù come l’RSS (Rashtriya Swayamsevak Sangh) che, provenienti dalla vicina India, si infiltrano nel Paese, visitano villaggi e promuovono odio e violenza”.

In una dichiarazione presentata al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, l’Alleanza Evangelica Mondiale, di cui la NCEASL fa parte, ha invitato il governo dello Sri Lanka ad “abrogare tutte le leggi che violino la libertà religiosa”.  Nel mentre la Corte Suprema ha confermato come il diritto di “propaganda” di una religione diversa dal buddismo non sia garantito dalla Costituzione, attribuendo alla religione più diffusa nel Paese una sorta di primato e ponendola di fatto sotto la protezione dello Stato.

Nascere in Sri Lanka significa quindi essere buddisti.

Proprio oggi abbiamo ricevuto notizia che Ranjit*, un pastore di una chiesa del Paese, è scomparso da ieri sera. La sua bicicletta, il suo portafoglio e le sue scarpe sono state ritrovate vicino alla chiesa, mentre di lui non si hanno notizie. In molti stanno pregando affinché venga ritrovato al più presto.

Un nostro collaboratore locale ci ha detto: “Vi scriverò non appena avrò altre notizie che potrebbero far luce sulla situazione. Vi chiedo di pregare per noi mentre ci recheremo in quella zona. Pregate per la nostra protezione. Pregate anche per la famiglia del pastore, affinché siano confortati, come anche per i membri della sua chiesa. Pregate che la polizia possa presto scoprire cosa gli è successo”.

Lo Sri Lanka si trova al 44° posto della World Watch List e la sua popolazione è costituita al 70% da persone di fede buddista, al 12,6% da induisti e dal 9,2% di cristiani.

 

*Nome cambiato e luogo non specificato per ragioni di sicurezza.

India: settembre nero per la violenza anticristiana

Porte Aperte - Mar, 23/10/2018 - 16:06

Un altro cristiano è stato ucciso nello scorso mese di settembre in India.

Due anni fa, Unga Karma, 35 anni, insieme a sua moglie e ai loro quattro figli, era stato cacciato di casa dagli abitanti del suo villaggio trovando rifugio in un luogo a pochi chilometri di distanza. Gli abitanti del villaggio però non hanno smesso di perseguitarlo e lo hanno accusato falsamente presso i Naxaliti (un gruppo di ribelli comunista/maoista particolarmente attivo in alcune zone dell’India centrale e orientale) di essere un informatore della polizia e di raccogliere informazioni per le forze dell’ordine. I ribelli, avendo creduto a queste accuse, lo hanno rapito e quindi ucciso. Vi chiediamo di pregare per sua moglie e i loro 4 figli.

Questo è l’ottavo omicidio dall’inizio del 2018.

Il mese di settembre è stato davvero nero per i cristiani. Oltre all’assassinio riportato precedentemente abbiamo registrato 91 episodi di violenza contro i cristiani e 14 arresti. Solo nello Stato di Uttar Pradesh sono stati registrati 26 episodi e centinaia sono stati i cristiani colpiti. Un pastore di una chiesa locale ha riferito ad un collaboratore di Porte Aperte: “Gli estremisti indù stanno utilizzando sempre di più l’aiuto della polizia per effettuare incursioni durante gli incontri di preghiera. Arrestano i pastori e i leader di chiesa con la falsa accusa di aver attirato la gente e averla fatta convertire attraverso mezzi fraudolenti. Più di 50 chiese sono state chiuse intorno alla mia città”.

Oggi all’11° posto della World Watch List, l’India sta assistendo ad un’escalation di intolleranza e persecuzione anche violenta nei confronti dei cristiani, preludio di un sempre più probabile futuro difficile per la Chiesa in questo Paese. Preghiamo per l’India!

Nigeria: Leah Sharibu schiava di Boko Haram

Porte Aperte - Mar, 16/10/2018 - 17:58

Foto: VOA News

 

Notizie preoccupanti ci giungono riguardo Leah Sharibu, la giovane ragazza di 15 anni rapita da Boko Haram e per cui abbiamo chiesto preghiera la scorsa settimana.

L’agenzia di stampa online The Cable riferisce di un’altra collaboratrice della Croce Rossa, Hauwa Liman, giustiziata nei giorni scorsi da Boko Haram. Il giornalista Ahmed Salkida afferma di aver visto un breve videoclip in cui Liman veniva costretta a inginocchiarsi con le mani legate per poi essere uccisa da un colpo di arma da fuoco. Solo 24 ore prima dell’esecuzione l’ICRC (Comitato Internazionale della Croce Rossa) aveva chiesto al gruppo terrorista di liberare Hauwa: “Vi esortiamo alla misericordia. Vi esortiamo a non uccidere un altro operatore sanitario innocente che non faceva altro che aiutare la comunità del nord-est della Nigeria”.

Hauwa Mohammad Liman, Saifure Hussaini, Ahmed Khorsa e Alice Loksha sono scomparse a marzo del 2018 mentre lavoravano a Rann, una città che serve da casa per i rifugiati già vittima di attacchi terroristici. Saifure è stata uccisa nel settembre scorso, accusata di essere ‘murtads’ (apostata), così come Hauwa. Il motivo? Hanno abbandonato l’islam scegliendo di lavorare per la Croce Rossa: “Se li incontreremo, uccideremo tutti gli apostati che lavorano per loro, siano essi uomini o donne. Uccideremo gli infedeli o li terremo come schiavi”.

Riguardo Leah Sharibu, il gruppo terroristico la ha dichiarata schiava a vita insieme a Ngaddah, un’operatrice cristiana, madre di due figli, che lavorava per l’Unicef. “Da oggi” ha detto un portavoce di Boko Haram “Sharibu e Ngaddah sono nostre schiave. Sulla base delle nostre dottrine, ora per noi è lecito fare di loro ciò che vogliamo”.

Leah è stata trattenuta dal gruppo armato a motivo del suo rifiuto di rinnegare la propria fede in Cristo.

Vi chiediamo di continuare a pregare per questa difficile situazione. È ora possibile inviare anche qualche parola di incoraggiamento alla famiglia di Leah scrivendo in inglese all’indirizzo email petizione@od.org.

Nigeria: Leah Sharibu rischia di essere giustiziata

Porte Aperte - Mar, 09/10/2018 - 16:01

Il gruppo islamico Boko Haram minaccia di uccidere Leah Sharibu un’adolescente cristiana (15 anni) in Nigeria. L’ultimatum scade fra 9 giorni. Chi oltre a Dio potrà impedire la sua esecuzione? Unitevi a noi in preghiera!

“Abbiamo contattato il governo, ci ha ignorato. Quindi eccovi un messaggio di sangue: l’infermiera e l’ostetrica saranno uccise entro un mese, compresa Leah Sharibu”.

Queste le parole di un video di Boko Haram reso pubblico lo scorso 18 settembre dal quotidiano nigeriano The Cable. Se il gruppo terroristico terrà fede alla minaccia, la giovane Leah e le altre due donne potrebbero essere giustiziate il 18 ottobre. Lo stesso video mostrava l’assassinio di un’ostetrica di 25 anni che lavorava per la Croce Rossa. La donna era stata rapita insieme ad altre due persone il 1° marzo scorso vicino al confine col Camerun.

Leah era una delle 110 ragazze rapite da un liceo di Dapchi, a nord-est del Paese, il 19 febbraio 2018. Dopo un mese, il 21 marzo, vennero tutte rilasciate tranne lei. Per Leah però, rinnegare la fede cristiana era peggio che rimanere nelle mani dei terroristi. In un messaggio affidato ad una compagna liberata, Leah ha scritto alla sua famiglia: “Sono sicura che un giorno rivedrò il vostro volto. Se non qui, sarà con il nostro Signore”.

A fine agosto, in una registrazione audio di 35 secondi, Leah aveva chiesto aiuto per se stessa e per la sua famiglia.

“Non conosco nessun piano per liberare nostra figlia. La mia famiglia è molto, molto triste. Non sappiamo cosa fare. Siamo rattristati dalla prigionia di Leah” ha detto suo padre Nathan, in un’intervista a Voice of America lo scorso 12 settembre.

Rebecca Sharibu, sua madre, sta facendo molti appelli per il rilascio della figlia: “Siamo molto grati a tutti i cristiani che pregano per noi, in Nigeria e in tutto il resto del mondo”. Poi aggiunge: “Preghiamo i cristiani che ricoprono posizioni influenti di aiutare Leah ad uscire dalla sua situazione. Invitiamo l’intera nazione ad esercitare pressioni sulle autorità e chiediamo l’intervento del presidente Buhari”.

In risposta alle minacce di Boko Haram, le chiese nigeriane chiedono di digiunare e di pregare per il rilascio di Leah e degli altri due ostaggi.

Fino ad oggi, nei suoi nove anni di attività, il gruppo terroristico Boko Haram ha causato la morte di circa 20.000 persone nel nord-est della Nigeria. Più di 2 milioni di persone invece sono dovute fuggire dalla violenza e oggi vivono in campi di sfollati tra la Nigeria e il Camerun.

Egitto: comunità copta candidata al Nobel per la Pace 2018

Porte Aperte - Mar, 02/10/2018 - 17:09

Si ritiene sia la prima volta, nei 116 anni di storia del premio Nobel per la Pace, che un gruppo etnico religioso venga candidato per la sua assegnazione.

Il vincitore di quest’anno sarà annunciato il prossimo 5 ottobre e il premio consegnato a Oslo, in Norvegia, il 10 dicembre. La comunità copta d’Egitto è stata candidata a motivo del “suo rifiuto a reagire contro la pesante e continua persecuzione da parte di governi e gruppi terroristici, sia nel Paese che fuori da esso”, afferma PRNewswire.

Secondo un rapporto pubblicato all’inizio di questo mese, gli attacchi da parte dello Stato Islamico rivolti alla comunità cristiana copta “sono stati tra i più letali atti di persecuzione religiosa” dello scorso anno: 70 persone hanno perso la vita e più di 100 sono rimaste ferite.

Come riferito da World Watch Monitor, la comunità copta, che rappresenta circa il 10% della popolazione egiziana, è presa di mira dalle folle di musulmani locali che protestano contro la presenza di chiese nei villaggi di tutto il Paese.

L’Egitto si trova alla 17° posizione della World Watch List 2018 con un livello di persecuzione molto alto.

Vietnam: Pastore multato per aver distribuito Bibbie

Porte Aperte - Mar, 25/09/2018 - 17:07

Il 14 settembre 2018, il pastore Chai*, un leader della chiesa Hmong del Vietnam del nord, ha dovuto pagare una multa di 3.000.000 di VND (140 dollari) per aver distribuito Bibbie nella lingua Hmong tra i credenti tribali della sua provincia.

E se succedesse anche in Italia che ci multassero per la distribuzione di Bibbie? In quanto cristiani come reagiremmo?

Il 16 agosto, il pastore Chai era andato a Hanoi per prendere delle Bibbie, ma il 20 agosto, quindi pochi giorni dopo, le autorità locali sono arrivate nella chiesa da lui guidata e hanno confiscato 50 Bibbie in suo possesso. È stato invitato a presentarsi presso la stazione di polizia all’inizio di settembre e gli è stato intimato di pagare entro 10 giorni una multa di 5 milioni di VND (230 dollari) per l’acquisizione e la distribuzione di Bibbie Hmong “senza licenza di pubblicazione”.

Su sua richiesta, il pastore Chai è stato autorizzato dalle autorità locali a ridurre l’importo della multa a quello indicato sopra, comunque una cifra ragguardevole per le sue tasche. Per pagarla, infatti, ha dovuto vendere il suo bestiame (mucche e maiali), che in seguito gli è stato rimborsato da Porte Aperte/Open Doors. Sebbene abbia già pagato la multa, le Bibbie sono ancora nelle mani delle autorità locali.

Il Vietnam occupa il 18° posto della WWList 2018 con un livello molto alto di persecuzione, che si manifesta non tanto con estrema violenza, quanto piuttosto con estrema oppressione nei confronti delle libertà minime. Fiaccare leader con multe di questa entità, fare irruzioni, schedare le persone, da parte della autorità locali, ma anche espellere i cristiani dai villaggi, magari con annesse aggressioni fisiche, emarginarli e cose simili da parte dei leader di gruppi etnici sono forme molto subdole ed efficaci di persecuzione anticristiana.

Kenya: altro attacco a un bus, ucciso un worship leader

Porte Aperte - Mar, 18/09/2018 - 12:58

Il terroristi di al Shabaab hanno nuovamente attaccato un autobus nel tragitto verso Garissa, confermando come vi sia una precisa strategia per radicalizzare il nord-est del Kenya, dove i cristiani e le chiese vivono nella paura.

Secondo fonti locali, 7 miliziani del gruppo terroristico bloccato il bus che in quel momento si trovava nei pressi di una località chiamata Handoro. Una volta saliti a bordo hanno imposto che venisse loro mostrata la carta di identità e hanno trascinato fuori 3 persone non del posto. “E’ stato chiesto loro di recitare la Shahada (la professione di fede rituale nell’islam) e i 7 versi della sura al-Fatiha (primo capitolo del Corano che per i musulmani racchiude l’essenza del libro)” ha raccontato un passeggero del bus e testimone oculare.

Solo una delle tre persone ha recitato i versi ed è stato lasciato libero. Gli altri due, Okoth un collaboratore della linea di bus e Fredrick Ngui un lavoratore occasionale, non l’hanno fatto e sono stati brutalmente assassinati sul posto. Di Okoth non sappiamo molto, mentre di Fredrick sappiamo che era un membro della chiesa pentecostale EAPC della città di Masalani, dove serviva nella lode e adorazione come worship leader. Dopo 2 settimane di lavoro si trovava in quel bus per tornare a casa dalla moglie e dai due figli.

Chiediamo preghiera per i familiari delle vittime, che il loro dolore sia lenito, per i testimoni oculari, che la terribile esperienza possa illuminarli sull’amore di Cristo e per i persecutori, che possano sentire il peso dell’orrore che seminano e ravvedersi.

Nigeria: Pastore bruciato vivo assieme ai 3 figli

Porte Aperte - Mar, 11/09/2018 - 16:51

Il 28 agosto scorso, la comunità cristiana della città di Barkin Ladi (villaggi di Wereh, Abonong, Ziyat, Bek, Nafan, Sagas, Rawuru e Rambuh – stato di Plateau) è stata oggetto di pesanti attacchi da parte degli allevatori musulmani Fulani, che continuano a perseguitare i cristiani e a devastare le loro proprietà in questa parte della Nigeria.

Tra le vittime si contano un pastore e 4 membri della sua famiglia. Il pastore Adamu Wurim Gyang, 50 anni, è stato dato alle fiamme insieme ai suoi 3 figli mentre la moglie Jummai, 45 anni, è stata colpita a morte. Più di 14 persone hanno perso la vita nell’attacco con 95 case bruciate e 225 campi coltivati distrutti.

Fonti di Abonong riferiscono che nella sera di martedì i Fulani sono arrivati al villaggio, iniziando a sparare e provocando il panico tra la gente. Tutti correvano per cercare riparo. Il pastore Gyang, che viveva nei locali della chiesa, si è barricato in una stanza insieme ai suoi 3 figli, mentre la moglie Jummai ha trovato rifugio nel bagno. Gli assalitori hanno sparato a Jummai e dato fuoco alla stanza dove si nascondevano il pastore con i figli.

Il figlio maggiore, Adamu, 27 anni, studente all’università di Jos è scampato al massacro e racconta: “Ero all’università quando ho visto un post su Facebook che parlava dell’attacco. Ho chiamato subito mio padre, il suo telefono era spento. Ho chiamato mia madre, ma anche lei non era raggiungibile. Dopo aver saputo ciò che era accaduto non sono riuscito a dormire. Mio padre era sempre stato la forza della nostra famiglia. Non so come sarà la mia vita senza di lui ora.”

Questo non è altro che l’ultimo di una serie di episodi avvenuti alla fine del mese di agosto, eventi che hanno provocato la morte di almeno 20 persone e demolito gli sforzi di pace tra i leader religiosi e politici di questa parte della Nigeria. Nonostante il presidente Buhari, criticato per il suo atteggiamento “tiepido” nei confronti della violenza Fulani, abbia visitato la città di Jos per annunciare un dispiegamento senza precedenti di forze di sicurezza, la violenza non sembra diminuire.

Egitto: folla di musulmani forza la chiusura di una chiesa copta

Porte Aperte - Mar, 04/09/2018 - 16:19

Sono arrivate a 8 le chiese della comunità copta nell’Alto Egitto costrette a chiudere i battenti. L’ultima solo poche settimane fa, a seguito di un attacco da parte degli abitanti di un villaggio che protestavano per il riconoscimento dell’edificio come locale di culto.

In tutto l’Egitto sono migliaia le chiese informalmente riconosciute come tali. Esattamente due anni fa, il governo egiziano introduceva una nuova legge che riconosceva agli edifici cristiani gli stessi diritti delle moschee. Sono state circa 3.500 le chiese a beneficiarne.

Nel gennaio di quest’anno, il governo egiziano ha deliberato il permesso ai cristiani di continuare a riunirsi in edifici senza ufficiale licenza, in attesa che si completassero le pratiche burocratiche. Nonostante questo, l’Alto Egitto ha assistito, negli ultimi mesi, alla chiusura di 8 chiese. L’avvocato cristiano Gamil Ayed, della città di Esna, ha riferito: “Non abbiamo mai sentito di una moschea che sia stata chiusa o a cui abbiano fatto interrompere le funzioni, perché non autorizzata. È questa la giustizia? Dov’è l’uguaglianza? Dov’è la libertà religiosa? Dove la legge? Dove sono le istituzioni dello Stato?

Il ricercatore politico copto Karim Kamal ha dichiarato al sito di informazione egiziano AhramOnline: “La questione delle chiese senza licenza non trova il suo problema nello Stato, nei governatori o nel Ministero. Il vero problema risiede nei musulmani ultraconservatori che vivono nei villaggi rurali dell’Alto Egitto. Essi alimentano le tensioni sulle chiese spingendo i funzionari della sicurezza a chiuderle per evitare conflitti”.

Lo scorso 22 agosto, nel villaggio di El-Zeniga, a circa 60 Km dalla città di Luxor, l’ultimo di questa serie di avvenimenti. “Molti giovani musulmani tra i 16 e i 26 anni, provenienti dal nostro villaggio e da quelli vicini, si sono riuniti davanti alla chiesa gridando Allahu Akbar (Dio è grande) e cantando slogan ostili verso la comunità copta” racconta Moheb Thabet, cristiano locale. “Hanno cercato di forzare la porta d’ingresso della chiesa, ma siamo riusciti a bloccarli dall’interno e a chiamare la polizia che è arrivata, ha disperso i manifestanti, ma non ha arrestato nessuno. Successivamente ha chiuso l’edificio con i sigilli e ha messo alcune guardie di sorveglianza”.

I cristiani copti costituiscono il 15% del villaggio di El-Zeniqa e riferiscono che “non ci sono stati mai problemi con gli altri abitanti fino a quando non hanno cominciato a circolare voci riguardo l’arrivo di una commissione del governo per ispezionare lo stato del nostro edificio e ufficializzarne la posizione”.

Ai cristiani è stato impedito di praticare la propria fede liberamente e ci riferiscono di sentirsi oppressi e non rispettati a causa della mancata attuazione della legge da parte dello Stato.

Asia Centrale: cerimonia funebre causa problemi a una famiglia di cristiani ex musulmani

Porte Aperte - Mar, 28/08/2018 - 17:14

Nella foto: cimitero islamico a sud ovest del Kirghizistan

Hasan*, cristiano dell’Asia Centrale, ha perso il padre Rasul, ex musulmano, a causa di una malattia cardiaca. Coraggiosamente, considerando i molti parenti musulmani, ha deciso di celebrare una cerimonia funebre cristiana, procurando però diversi problemi a se stesso e a sua madre. Infatti durante il funerale, a cui hanno partecipato circa 400 persone, erano presenti alcuni familiari musulmani che si sono opposti alla sepoltura e hanno urlato che un cristiano non può essere inumato nel cimitero “musulmano”. Un altro parente, una persona che gode di una certa autorità nella zona, ha ordinato di seppellire il corpo del defunto altrove, aggiungendo che lui stesso avrebbe verificato che ciò venisse fatto.

La persecuzione di questa famiglia da parte dei parenti e della comunità musulmana è notevolmente aumentata dopo questo episodio, alcuni hanno completamente tagliato i ponti con Hasan e con sua madre. A breve l’uomo cristiano dovrà andarsene dal villaggio per tornare al suo ministero missionario (che svolge in un’altra zona), ma è preoccupato all’idea di lasciare sua madre in questa situazione. Inoltre, alcuni membri dei servizi di sicurezza e agenti di polizia hanno iniziato a visitare ogni domenica gli incontri della sua chiesa; apparentemente solo per osservare, raccogliere informazioni e porre domande. Nessuno sa realmente quali potrebbero essere i risvolti di questi controlli.

La sepoltura dei cristiani o dei membri delle loro famiglie è un grande problema in Asia centrale. Nel corso degli ultimi due mesi diverse famiglie hanno dovuto fronteggiare gravi resistenze da parte delle comunità islamiche locali. Tra loro: Rasul* (Kirghizistan), Umed* (Kirghizistan), Kamila* (Tagikistan), Jahan* (Kirghizistan), Amira* (Kazakistan).

Pregate affinché le famiglie cristiane siano forti nella fede e scorgano la mano di Dio in tutto ciò che stanno sperimentando. Pregate per i cristiani ex musulmani che soffrono doppiamente quando perdono i loro cari, a causa delle forti resistenze familiari.

* I nomi sono stati cambiati per motivi di sicurezza

Camerun: un insegnante del Corano decide di seguire Gesù

Porte Aperte - Mar, 21/08/2018 - 17:18

Da quando ha scoperto la verità su Gesù, Omar ha smesso di insegnare il Corano. Una decisione che gli ha causato seri problemi e lo ha diviso dalla sua famiglia.

Omar, un padre di 31 anni, era molto rispettato nel suo villaggio nell’estremo nord del Camerun: insegnava il Corano. Ma il 5 aprile scorso, ha ascoltato il messaggio del Vangelo e le sue vecchie convinzioni sono crollate. “Sono andato a casa. Conoscendo il Corano, ho deciso di leggere ciò che dice su Gesù. Sono giunto alla conclusione che Gesù è la Via“, ricorda Omar.

Il giorno successivo alla conversione, i suoi studenti lo hanno cercato per la consueta lezione coranica. Omar ha provato a indirizzarli ad un altro insegnante, ma loro hanno iniziato a piangere e si sono rifiutati di andare via. Questo ha attirato l’attenzione dei genitori dei ragazzi, che hanno voluto sapere cosa stesse succedendo. “Ho detto loro che avevo scoperto la verità su Gesù e che volevo seguirlo“. Questa affermazione però non è piaciuta a suo zio, che si è recato subito a casa di Omar. Mentre la folla cresceva, egli faceva pressione sul giovane uomo perché lasciasse la comunità.

Più tardi inoltre, approfittando dell’assenza di Omar che si era recato al mercato lo zio ha dato fuoco alla sua casa. Il giovane era molto provato e pronto a vendicarsi: “Ho comprato del carburante e ho preso il necessario per appiccare il fuoco alla sua casa. Ma qualcosa mi ha trattenuto. Ho chiamato un pastore cristiano. Mi ha consigliato di non rendere male per male“. Sempre su consiglio del pastore, Omar ha portato la sua famiglia nel villaggio di suo padre, un musulmano non praticante, mentre lui stesso ha cercato rifugio presso un altro pastore.

Un giorno, ho scoperto che mia moglie e i miei figli non c’erano più. Mio padre mi ha detto che non era il guardiano della mia famiglia e che io non ero più suo figlio“, ci ha raccontato Omar.

Attualmente, nel villaggio in cui Omar viveva è stata presa la decisione che chiunque lo trovi debba punirlo per aver lasciato l’islam. Sotto pressione, il cristiano ha deciso di trasferirsi di nuovo. “Ora che conosco la verità, ho deciso fermamente di seguire Gesù. Non voglio continuare nell’islam“, ci ha detto.

La situazione nel nord del Camerun, pur non apparendo il Paese nella WWL2018, è in via di peggioramento per i cristiani principalmente a causa dell’azione indisturbata di alcuni gruppi radicali islamici affiliati ai Boko Haram. Nel periodo preso in esame dalla WWL2018 circa 100 cristiani sono stati uccisi per la loro fede in questa nazione.

India: la violenza estremista è in aumento negli stati del sud

Porte Aperte - Mar, 14/08/2018 - 10:53

L’ADF (Alliance Defending Freedom), organizzazione per la libertà religiosa, ha rilevato un aumento degli episodi di violenza a sfondo religioso (almeno 17 casi di persecuzione anticristiana nel 2018) in due stati meridionali dell’India, Telangana e Andhra Pradesh.

Lo stato di Telangana si è formato per la divisione dell’Andhra Pradesh nel 2014, lo stesso anno in cui il partito nazionalista indù Bharatiya Janata (BJP) del presidente Narendra Modi è stato votato al potere. Da quel momento, c’è stato un deciso aumento del sentimento anticristiano in tutta l’India.

Il 24 luglio scorso, una folla di almeno 150 attivisti indù ha bloccato la porta di casa di una famiglia cristiana nel villaggio rurale di Lalgadi Malakpet (Hyderabad, capitale del Telangana e capitale de jure dell’Andhra Pradesh), dove un pastore cristiano stava visitando un membro malato della famiglia per pregare per lui. “La folla gridava furiosa e la famiglia dei credenti che stavo visitando non mi ha permesso di uscire“, ci ha detto il pastore Avaru Santosh. “La cosa è continuata per alcune ore. Non volevano andarsene prima di avermi picchiato “. Alla fine è arrivata la polizia e il pastore è stato in grado di tornare a casa. “Ma loro mi hanno denunciato accusandomi di aver convertito gli indù al cristianesimo offrendo loro denaro“, ha spiegato il pastore.

Dieci giorni prima, il 14 luglio, alcuni indù, compreso il capo del villaggio e i leader politici locali, hanno demolito con un bulldozer una chiesa a circa 90 km da Lalgadi Malakpet.

All’inizio del mese, l’8 luglio, la costruzione di una chiesa in un villaggio a 30 km a sud-est di Lalgadi Malakpet è stata fermata con la forza da giovani attivisti appartenenti a partiti fondamentalisti indù. “Ci hanno minacciato di morte; non abbiamo potuto svolgere un servizio di culto quella domenica“, ha detto Jimmigari Devadanam, pastore della Chiesa Bethel nel villaggio di Bommalaramaram, distretto di Yadadri Bhuvanagiri.

Lo stesso giorno nella zona di Chandanagar, due leader del BJP conosciuti nella zona hanno interrotto il servizio di culto della Casa di preghiera di Cristo l’Olivo.

Il giorno prima, il 7 luglio, uno studio biblico serale in una chiesa dall’altra parte di Hyderabad è stato interrotto da un vicino indù ubriaco che ha vandalizzato le auto dei membri della chiesa parcheggiate all’esterno. La polizia intervenuta sul posto, invece di accusare l’ubriaco, ha arrestato il pastore accusandolo di disturbo della quiete pubblica, di trattenere le persone contro la loro volontà e di aver causato ferite con armi pericolose. Il pastore è stato rilasciato su cauzione il giorno successivo, ma se giudicato colpevole, rischia fino a tre anni di reclusione e una grossa multa. L’uomo ubriaco non è stato accusato di nulla.

Afghanistan: un cristiano fugge, ma la persecuzione lo segue

Porte Aperte - Mar, 07/08/2018 - 16:16

Sono circa 14.500 i richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan registrati presso l’ufficio dell’UNHCR in India. Fra essi c’è un piccolo gruppo di cristiani.

Un giornale indiano ha raccontato la storia di un cristiano ex-musulmano fuggito dall’Afghanistan a causa delle persecuzioni ricevute a causa della sua fede, per poi scoprire che la persecuzione l’ha seguito in India.

“AP” è un uomo di circa 50 anni, arrivato in India tre anni fa, che vive ora in un seminterrato a Delhi. AP si è convertito al cristianesimo all’età di 38 anni e da allora ha perso ogni contatto con i suoi genitori e i suoi fratelli.

Nella capitale afghana, Kabul, AP frequentava una chiesa segreta creata da una ONG per coloro che si erano convertiti al cristianesimo. Un giorno, nel novembre 2014, la predica in chiesa è stata interrotta da colpi di arma da fuoco: la guardia di sicurezza era stata uccisa. “I Talebani hanno individuato il nostro luogo di preghiera. Quasi subito, abbiamo spento le luci e ci siamo nascosti sotto i tavoli e negli angoli“, ha ricordato. Uomini armati hanno fatto successivamente irruzione nella stanza e hanno iniziato a sparare a caso, causando la morte di molte persone. AP è stato ferito ad una gamba, è stato trasportato in ospedale, poi è stato arrestato ed interrogato a riguardo della sua conversione. Utilizzando il visto indiano di sei mesi che aveva ottenuto poco tempo prima, AP è fuggito a Delhi e ha richiesto asilo.

Al primo di luglio scorso erano circa 14.500 i richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan e registrati presso l’ufficio dell’UNHCR in India. Non ci sono cifre esatte sul numero dei cristiani tra di loro, ma l’UNHCR sostiene che si tratti di una piccola comunità.

AP ha detto che la parte più difficile della sua vita come rifugiato è quella di essere accettato dai suoi compatrioti musulmani che vivono a Delhi. “Si chiedono perché mi sono convertito. Spesso abusano di altri cristiani afghani; a volte la gente getta pietre nelle nostre case“, ha detto.

Lo stesso giornale racconta anche la storia di una donna di 30 anni richiedente asilo, chiamata “SI”, che è fuggita dall’Afghanistan con i suoi genitori dopo essere stata sottoposta a continui abusi da parte del marito. Si è recentemente convertita al cristianesimo, in India, e dice di tenere segreta la sua nuova fede agli altri afgani, temendo le conseguenze.

Cina: le chiese controllano maggiormente i visitatori

Porte Aperte - Mar, 31/07/2018 - 15:10

Le chiese in Cina stanno diventando più caute verso coloro che varcano la soglia dei loro edifici. Questo a seguito di nuove norme religiose entrate in vigore a inizio 2018.

A Guangzhou, per esempio, capitale della provincia meridionale del Guangdong, una fonte locale ha riportato che le autorità stanno “cercando di destabilizzare le chiese più grandi e più influenti per vedere la reazione delle persone. Per questo motivo le chiese sono diventate più attente a chi arriva, i nuovi vengono invitati subito ad un colloquio con il pastore”.

Il governo è particolarmente diffidente nei confronti delle chiese “di alto profilo”, quelle cioè che hanno accesso a reti internazionali, che raggiungono molte persone e che sono particolarmente attive nella comunità. “Le chiese che utilizzano edifici commerciali per riunirsi sono prese di mira” riferisce la nostra fonte, “le autorità chiudono i luoghi di culto e i proprietari degli immobili si rifiutano di prorogare i contratti di affitto. Queste chiese sono quindi costrette a tornare a riunirsi nelle case“.

Non avendo un posto dove incontrarsi, molte comunità si sono divise in piccoli gruppi. Una ragazza del distretto di Panyu, sempre nella città di Guangzhou, ha riferito che partecipa a due incontri diversi, a settimane alterne, per lasciare meno tracce possibili dei suoi movimenti.

Due settimane fa, nello stesso luogo, la Chiesa Biblica Riformata è stata costretta a interrompere il suo incontro per la terza volta in un mese a causa di un raid da parte della polizia. Alcuni dei cristiani presenti sono stati arrestati e interrogati. “Avevamo appena iniziato l’incontro quando 30 o 40 persone tra agenti di polizia e personale addetto al controllo sanitario, hanno fatto irruzione”, racconta a China Aid il pastore Huang Xiaoning, “abbiamo dovuto interrompere il nostro culto e io  ho dovuto seguirli. L’Ufficio degli Affari Religiosi mi ha fatto interrogare”. Nello stesso giorno le autorità locali hanno inviato un avviso in cui si ordinava alla chiesa di interrompere le sue attività di “educazione illegale”. La chiesa è stata multata di 50.000 yuan (US $ 7.500).

“Questa è una nuova tecnica per mettere pressione” ci ha riferito la nostra fonte locale. “Il governo non chiede più alle chiese di registrarsi, dà direttamente una sanzione”. Uno dei membri dello staff della chiesa ha suggerito che la ragione di queste continue pressioni potrebbero essere le presunte connessioni internazionali della chiesa e il timore che esse suscitano.

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