Se qualcuno ha sete, venga a me e beva - Andy Hamilton

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Giovanni 7:37-52 - L’invito di Gesù ad andare a Lui per essere dissetato, il problema più grande per molti e non aver sete. O meglio, illudersi di dissetarsi da cisterne screpolate, senz'acqua oppure con acqua torbida. Il senso è ovviamente figurato, la sete è il bisogno dell'anima di avere pace..... cosa risponderai a questa offerta?

Andy Hamilton
--- Roma 11 marzo 2018 ---

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(17) Commento al vangelo di Giovanni 7:37-52 - per gli amici del gruppo Emmaus - Fiumi di acqua viva!

Preziosa anche nelle buche!



Abbiamo visto tanta acqua nell’ultima settimana. Non è sempre stato così ovviamente. Ricordate 6-7 mesi fa (eravamo in piena estate 2017) ci stavamo lamentando della mancanza di acqua ed eravamo preoccupati dell’abbassamento del livello dell’acqua nei vari laghi, ora ciascuna strada di Roma sembra avere il proprio lago!

Per poter apprezzare le parole di Gesù nel brano di oggi dobbiamo proiettarci indietro nel clima arido e secco e la mancanza d’acqua dell’estate scorsa. Va bene anche tornare, con la mente, ad un momento in cui hai avuto una sete esagerata, forse dopo aver praticato sport, un lavoro faticoso, dopo aver fatto molte scale e si, perchè no, dopo aver mangiato una gustosissima pizza.

Ci sono poche cose peggiori di non poter soddisfare questa sete. Impazziamo! Quando hai quel tipo di sete non c’è nulla che possa soddisfarti se non un bicchier d'acqua. Per quanto apprezziamo un buon bicchiere di vino o di Coca Cola, per i più giovani, quando si tratta della vera sete non c’è niente di più desiderabile di un bicchier d'acqua.

Gesù, nel brano di oggi e per la terza volta in questo Vangelo, ci invita ad andare da Lui per bere ed essere pienamente appagati, sodisfatti e dissetati. Allo stesso modo con cui solo l’acqua può soddisfare quel tipo di sete fisica di cui abbiamo appena parlato, cosi solo Lui può soddisfare la sete spirituale di cui ogni persona è sofferete

L’invito e le parole di Gesù non ci dicono solo che possiamo avere la nostra sete appagata ma ci dice che la parte più profonda di noi, che il nostro cuore, può essere una fonte/una sorgente da cui sgorgano fiumi di acqua viva. Questa immagine è così straordinaria che anche prima di sapere esattamente a cosa si riferisce noi lo vogliamo per noi e per il nostro cuore. Trasmette completezza e rende l’idea di refrigerio di freschezza e di essere rinfrescati. Rende l’idea di vitalità e di vita. Quindi appena sentiamo queste parole, soprattutto quando sappiamo di essere assettati, vogliamo sperimentare quello di cui Gesù sta parlando.

FIUMI DI ACQUA VIVA

Queste parole di Gesù non sono semplicemente belle parole ma si riferiscono a qualcosa di reale, a qualcosa di concreto. Lo scopo di queste parole non è quello di farci ammirare la bellezza del linguaggio poetico che Gesù usa ma di portarci a sperimentare qualcosa di solido e reale. Il tuo cuore, la tua vita può essere una fonte da cui sgorgano fiumi di acqua viva. Anche se in questo momento, mentre leggi queste righe, sei con la lingua di fuori dalla stanchezza, dall’esaurimento e dalla sete interiore, puoi finire di leggere e trovarti con fiumi d’acqua viva che sgorgheranno da te. Anzi avere sete è proprio un requisito!
In questo brano vedremo quest’invito di Gesù e le reazioni della gente in generale e poi la reazione dei farisei nei confronti di Gesù. Mentre leggiamo notate la varietà delle reazioni

37 Nell'ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva.
38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno».
39 Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.
40 Una parte dunque della gente, udite quelle parole, diceva: «Questi è davvero il profeta».
41 Altri dicevano: «Questi è il Cristo». Altri, invece, dicevano: «Ma è forse dalla Galilea che viene il Cristo?
42 La Scrittura non dice forse che il Cristo viene dalla discendenza di Davide e da Betlemme, il villaggio dove stava Davide?»
43 Vi fu dunque dissenso, tra la gente, a causa sua;
44 e alcuni di loro lo volevano arrestare, ma nessuno gli mise le mani addosso.
45 Le guardie dunque tornarono dai capi dei sacerdoti e dai farisei, i quali dissero loro: «Perché non l'avete portato?»
46 Le guardie risposero: «Nessuno parlò mai come quest'uomo!»
47 Perciò i farisei replicarono loro: «Siete stati sedotti anche voi?
48 Ha qualcuno dei capi o dei farisei creduto in lui?
49 Ma questo popolino, che non conosce la legge, è maledetto!»
50 Nicodemo (uno di loro, quello che prima era andato da lui) disse:
51 «La nostra legge giudica forse un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quello che ha fatto?»
52 Essi gli risposero: «Sei anche tu di Galilea? Esamina, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta».


L'INVITO DI GESU' (7:37-39) 37


Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno». 39 Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avevano creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.
Prima di fare questo invito Gesù era salito alla festa di nascosto (10) poi, a metà della festa, si mise ad insegnare nel tempio (14) e questo diede vita alla conversazione che abbiamo seguito l’ultima volta. Ora siamo giunti all’ultimo giorno della festa (37) e ci viene detto che questo è il giorno più solenne della festa. Quindi questo è il momento clou della festa. In questo momento clou Gesù interviene in un modo che raramente fa, si prende il centro della scena stando in piedi ed esclamando a gran voce.

Gesù vuole che tutti i presenti sentono l’invito che sta proferendo e vuole, quindi, che ognuno sia chiamato a rispondere a quest’invito. Lo stesso vale ai nostri giorni ed anche ora, mentre stai leggendo questo Suo invito!
L’invito è per tutti coloro che hanno sete ed è quello di andare e bere (cioè di credere il Lui) in tal modo fiumi d’acqua vita sgorgheranno da dentro di te.

Parole meravigliose che apprezziamo ancora di più se ci proiettiamo, nel ricordo, nel mese di Agosto. Anzi per poter realmente apprezzare le parole di Gesù dobbiamo proiettarci in un contesto ancor più arido, dove l’accesso all’acqua è ancor più difficile: Gerusalemme nel primo secolo. Nessun frigorivero da aprire, nessun rubinetto. L’acqua era un bene di prima necessità, come lo è oggi, ma molto meno accessibile. Anzi dobbiamo fare uno sforzo ulteriore in quanto Gesù ha detto questo parole a Gerusalemme, nel primo secolo, nel giorno più solenne della festa delle Capanne in cui gli abitanti di Gerusalemme, e non solo, stavano ricordando il tempo in cui sono stati nel deserto.

Il deserto, quello sì che è un posto arido dove la presenza o la mancanza dell’acqua era una questione di vita o di morte. Infatti, forse alcuni si ricordano, il Signore è intervenuto per provvedere in modo miracoloso l’acqua per il popolo d’Israele nel deserto (Es 17 Massa e Meriba).

In Giovanni 7 leggiamo di quest’occasione di festa dove il popolo per un settimana ha celebrato quel tempo nel deserto in cui Dio ha provveduto l’acqua. Anzi, gli storici ci dicono che, in ciascun giorno il sommo sacerdote prendeva (con una brocca d’oro) acqua dalla vasca di Siloe e in stile processione l'andava a versare sull’altare per richiamare l’attenzione sul modo in cui Dio ha provveduto l’acqua per il popolo nel deserto.

Sentite adesso il peso e l’audacia delle parole di Gesù? Come bere quell’acqua nel deserto era una questione di vita e di morte allo stesso modo venire a Gesù e credere in Lui è ancor di più una questione di vita è di morte.
Come il popolo d’Israele nel deserto aveva bisogno disperato di bere e soddisfare questa sete per non morire così anche ognuno di noi ha una sete spirituale (e non materiale) e solo Gesù può realmente dissetarci.
Gesù sta guardando una folla e vede una profonda aridità spirituale e vede sicuramente anche una sete spirituale. L’invito e di venire a Lui e bere (37). Che tradotto vuole dire: credere in Lui.

Questo invito è universale (quindi anche oggi e anche a noi) ma è anche condizionale. È universale in quanto è un invito aperto a tutti senza distinzione di età, di nazionalità o di posizione nella società ma è condizionale in quanto richiede di riconoscere il proprio stato di sete. Tanti purtroppo non riconoscono di avere sete, sono in grave pericolo.

Molti cercano di dissetarsi altrove, in quelle che Geremia (2:13) chiama cisterne screpolate che non tengono l’acqua. La donna samaritana cercava di soddisfare la sua sete nella cisterna screpolata del rapporto con gli uomini.

Qual è la cisterna screpolata della tua vita? C’è chi prende la cisterna screpolata del fidanzamento, lavoro, conto in banca, approvazione e del rispetto degli altri, casa, religione o del frequentare la chiesa evangelica. Se è in queste cose (e aggiungete le vostre) che stiamo cercando di dissetarci allora prima o poi (e in questo caso meglio prima che poi) ci accorgeremo che non ci hanno realmente dissetato. Penso che è per il nostro bene che il Signore non ci permette di essere sodisfatti in queste cose. Gesù dice: "viene e bevi, credi in me (confida in me) è la tua sete sarà estinta, sodisfatta, pienamente appagata." “Chi crede in me non avrà mai più sete” (Gv 6:35).

Le parole di Gesù vanno oltre. "Se credi in me non solo sarai finalmente dissetato ma fiumi d’acqua viva sgorgheranno da dentro di te (38"). Cioè quando andiamo a bere dalla sorgente di acqua viva avviene che noi stessi diventiamo una sorgente da cui sgorgano fiumi d’acqua viva. Per dirlo in un altro modo: quando l’acqua viva del Signore arriva nel terreno arido del nostro cuore non crea una pozzanghera ma una fonte/una sorgente di acqua viva.

Non siamo solo un recipiente riempito fino all’orlo ma siamo una vera e propria fonte/sorgente che emette fiumi di acqua viva.
Di cosa sta parlando Gesù? Giovanni ci viene subito in aiuto e ci rivela che sta parlando dello Spirito Santo (v. 39) che sarà dato a tutti coloro che hanno creduto dopo la morte, risurrezione e ascensione di Gesù.

Qui anticipa cap. 14-16. Quando credi in Gesù (e hai vita nel suo nome) allora lo Spirito viene in te e ti permette di avere una comunione intima e profonda con Lui e sei profondamente dissetato. Allo stesso tempo lo Spirito agisce tramite di te per portare acqua viva ad altri. Quindi l’evidenza dell’opera dello Spirito in noi non è solo che noi abbiamo vita, siamo rinfrescati e siamo dissetati ma che anche noi dissetiamo, portiamo refrigerio e vita alle persone intorno a noi.

Ovviamente non siamo noi ma lo Spirito di Dio che agisce in noi. Pensiamo ai discepoli quando ricevono lo Spirito Santo non è proprio questo che avviene? Ricevono lo Spirito, predicano e portano vita a coloro che credono. Coloro che sono benedetti diventano fonte di benedizione.

Questo però non è e non deve essere un’esperienza limitata ai discepoli ma TUTTI coloro che credono in Gesù ricevono lo Spirito e loro stessi diventano fonte/sorgente di acqua viva. Conosco persone così.  Persone che credono in Gesù e godono di una intima comunione con Gesù e quindi sono una fonte di acqua viva, stare con loro mi rinfresca, mi disseta, mi ravviva e mi dà la forza di andare avanti. Questo è l’opera dello Spirito nelle loro vite e tramite le loro vite. Sapete quello che mi colpisce di queste persone è che sembra avvenire in modo spontaneo (quasi inevitabile). Tutti noi, oggi, nell'andare a Gesù possiamo essere disperatamente assettati ed essere rinnovati in una fonte inarrestabile di acqua viva che porta vita e disseta altri.

LA GENTE DIVISA


Un invito richiede una risposta. Quali reazioni ci furono a Gesù? La realtà è che ci furono una gran varietà di risposte. “Vi fu dunque dissenso, tra la gente, a causa sua” (43). Questo era tipico nei Vangeli, tipico nella predicazione nel libro degli Atti e nel corso della storia ed ètipico anche al giorno d’oggi. Le reazioni sono diverse ma per aiutarci ad inquadrarle ho scelto di raggruppare alcune reazioni insieme. Abbiamo tre risposte principali a Gesù e nel presentarvi queste rispostevoglio chiederti in quale di queste categorie ti trovi.
 

  • COLORO CHE CREDONO (41 a):

Altri dicevano: «Questi è il Cristo». Risposta chiara. Una parte della gente che aveva visto Gesù, aveva ascoltato Gesù e giunge alla conclusione che Lui è realmente il Cristo. Per questo gruppo, che magari non aveva ancora capito tutto e non avevano una Cristologia precisa in tutto e per tutto, l’unica spiegazione è che quest’uomo che stava davanti a loro e che agiva come agiva e parlava come parlava era il Cristo promesso. I segni che quest’uomo ha fatto (v. 31) e le parole che ha detto attestano che Lui è il Cristo. Quindi c’è un gruppo che risponde in modo positivo ed è convinto dall'invito del messia. Spero che anche tu faccia parte di questo gruppo e che alla luce di quello che Gesù ha detto e ha fatto e continua a fare riconosci che Gesù è il Cristo e il Figlio di Dio e riponi in Lui la tua fiducia. Questo è il motivo per cui Giovanni ha scritto questo Vangelo.

  • COLORO CHE CERCANO (40, 41b-42, 46)

Sotto questo gruppo e questa categoria inseriamo varie e diverse reazioni nei confronti dell'invito di Gesù di andare a Lui per essere dissetati. Sembra che queste persone siano giunte a conclusione sostanzialmente giuste ma parziali sull’identità di Gesù. L’impressione è di persone che si rendono conto che c’è un’unicità, una particolarità in Gesù ma si trovano in un processo dove regna la riflessione, cercando di capire,  forse anche di investigare prima di riporre la propria fiducia in lui.

Gesù è il profeta (40). Una parte dunque della gente, udite quelle parole, diceva: «Questi è davvero il profeta». Quello che  dicono è sostanzialmente giusto ma è parziale ed incompleto. Notate che questo gruppo non ritiene che sia semplice “un profeta” come tanti ma “il profeta”. C’era infatti l’aspettativa, basata su una promessa/profezia dell’AT (DT 18:15-18), della nascita di un profeta alla Mosè. Noi spesso consideriamo il ruolo del profeta come principalmente quello di predire il futuro ma la funzione principale del profeta era quella di parlare da parte di Dio.

Quindi l’aspettativa era per un profeta che potesse parlare per eccellenza da parte di Dio. Da questo punto di vista è assolutamente corretto identificare Gesù come il profeta per eccellenza in quanto Gesù (come Giovanni stesso ci ha indicato già) è la Parola (con la P maiuscola). Anzi sia Pietro (Atti 3) e Stefano (Atti 7) citano il brano in cui un profeta alla Mosè è promesso per far vedere che Gesù è questo profeta, tuttavia non si fermano qui ma proseguono per dimostrare che è anche il Figlio di Dio, il Cristo promesso e il Salvatore del mondo. Queste persone, quindi, dicono qualcosa che non è tecnicamente sbagliato è solo parziale.

Hanno continuato a cercare per comprendere l’identità di Gesù? Erano presenti a Gerusalemme quando Pietro ha predicato e citato Dt 18?

Alcuni diranno: "Escludiamo che sia il Cristo perché non viene dalla discendenza di Davide e non viene da Betlemme (41b-42)". «Ma è forse dalla Galilea che viene il Cristo? 42 La Scrittura non dice forse che il Cristo viene dalla discendenza di *Davide e da *Betlemme, il villaggio dove stava Davide?»  Avevano ragione o torto?
Anche queste persone
hanno una conoscenza giusta ma, anche in questo caso, parziale. Secondo le Scritture era chiaro che il Cristo doveva essere un discendente di Davide e nascere a Betlemme. Quello che non sanno è che quest’uomo Gesù è realmente della discendenza di Davide e che anche se cresciuto in Galilea lui è nato a Betlemme. Ovviamente vedono qualcosa di unico particolare in Lui ma ci sono ancora aspetti da chiarire. Hanno chiarito questi aspetti? Hanno scoperto il suo luogo di nascita? Spero per loro di sì.

Le guardie diranno: «Nessuno uomo parlò mai come quest'uomo!» (46). Le guardie danno questa spiegazione per il non arresto di Gesù. Erano stati mandato per arrestare Gesù e tornano a mani vuote. Quando gli viene chiesto di dare il motivo loro dicono di essere rimasti sbalorditi dal suo insegnamento. Riconoscono (come tanti) l’assoluta unicità di Gesù e superiorità di Gesù rispetto a tutti gli altri insegnanti umani e religiosi. Gesù era un insegnante straordinario ma Gesù non è solo un  grande insegnante Lui è il Cristo. Che fine hanno fatto questi uomini? Hanno continuato ad ascoltare e valutare le parole di Gesù? Qual è stata la loro reazione quando la cortina del tempio si è squarciata 6 mesi dopo?

Nel presentarci questi reazioni corrette ma parziali ho l’impressione che Giovanni stia facendo leva sulla conoscenza che immagina molti suoi lettori avranno. Quando presenta il gruppo che dice che Gesù è il profeta, lui sa che i suoi lettori sapranno che Lui non è solo il profeta ma è la Parola fatta carne. Quando presenta il gruppo che non riesce ad accettare Gesù come il Cristo perché non è nato a Betlemme e non è della discendenza di Davide ho l’impressione che Giovanni sa che tanti dei suoi lettori sapranno molto bene che Gesù è della discendenza di Davide ed è nato a Betlemme (grazie al vangelo di Matteo).

Giovanni usa, per i suoi lettori, quello che era nella bocca della gente come motivo per non credere come un motivo per credere. Quando Giovanni ci presenta le guardie che dicono che “nessun uomo ha mai parlato come quest’uomo” anche qui Giovanni sa che a questo punto i suoi lettori sanno che Gesù non è solo un uomo ma è la Parola fatta carne. Il motivo per cui le guardie non avevano arrestato Gesù diventa il motivo per credere.

Immagino che anche tra quelli che stanno leggendo queste righe ci siano diversi che si trovanonel gruppo di chi sta cercando. Se sei in questa categoria siamo contenti di averti qui e preghiamo per te.

Voglio dirti due cose in particolare.

1. Ti incoraggio veramente a continuare a cercare il Signore con tutto il tuo cuore. Se lo cerchi nella Sua Parola e chiede al Signore di rivelarsi a te allora sono certo che conoscerai il Signore e ti trasformerà la vita. Quella sete verrà dissetata e sarai profondamento benedetto oltre che essere fonte di benedizione. Il Signore ci promette che se lo cerchiamo allora lui si farà trovare…
2. Sento la responsabilità di aiutarti a vedere l’urgenza di credere. Dico questo perché anche se oggi sto scrivendo di tre reazioni (coloro che credono, cercano e rifiutano) nel giorno finale, nel giorno del giudizio ci saranno solo due categorie che sono coloro che hanno creduto e coloro che hanno rifiutato cioè coloro che non hanno creduto (confidato) in Gesù come Salvatore e Signore. Quindi voglio incoraggiarti a cercare ma devi capire l'urgenza di questa decisione. Non c’è scelta più urgente. Cercare Gesù non significa avere una risposta a tutte le nostre domande ma significa capire di avere questa sete e che Lui è l’unica soluzione alla nostra sete. Voglio imprimerti l’urgenza di questo oggi stesso. Il domani non ci appartiene (Astori).

COLORO CHE RIFIUTANO (7:47-52): 47 Perciò i farisei replicarono loro: «Siete stati sedotti anche voi? 48 Ha qualcuno dei capi o dei farisei creduto in lui? 49 Ma questo popolino, che non conosce la legge, è maledetto!» 50 Nicodemo (uno di loro, quello che prima era andato da lui) disse: 51 «La nostra legge giudica forse un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quello che ha fatto?» 52 Essi gli risposero: «Sei anche tu di Galilea? Esamina, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta».
C’erano coloro che volevano arrestare Gesù (44) capitanati da Farisei. Queste conversazione tra i Farisei, guardie e Nicodemo aprono una finestra per vedere il motivo del rifiuto dei Farisei. Magari il lettore è pronto a credere in Gesù ma è allibito dal fatto che i Farisei non credevano. Giovanni ci aiuta a vedere i motivi, in modo sublime e con grande ironia,  per cui questi Farisei sono colpevoli di quello di cui accusano gli altri.
I Farisei accusano le guardie, popolo e Nicodemo di ciò di cui loro sono colpevoli. Proiettano sugli altri quello che c’era in loro.
1. Pensavano che le guardie erano state sviate mentre erano loro stessi che erano sviati nel loro modo di riflettere (47-48). Accusano le guardie di essere state sedotte. Qui c’è la connotazione di essere smarrito, ingannato e fuori strada. L’implicazione è che quello dei Farisei è il giusto modo di riflettere (48). In realtà loro dimostrano di essere sviati e illusi anche in questa dichiarazione che “nessune dei farisei e capi ha creduto in Lui” (48) in quanto Nicodemo ha già riconosciuto Gesù come dottore venuto da Dio e dopo poco prenderà la parola in difesa di Gesù. Più avanti leggeremo che molti, anche tra i capi credettero in Lui (12:42). Chi erano i veri sviati? Le guardie o i farisei?

2. Pensavano che il popolo era colpevole di non conoscere e di non seguire la Scrittura mentre erano loro stessi che non seguivano la legge (49-51). Avete notato le parole forti e di disprezzo che hanno usato nei riguardi del popolo? Li chiamano "popolino maledetto" perché non conoscevano la legge. Quanto marcio e disprezzo sta emergendo nel loro cuore! 
A questo punto Nicodemo prende la parola e sembra dire a proposito della legge: "non bisogna prima ascoltarlo e sapere quello che ha fatto un uomo prima di giudicarlo?”. Guardano dall’alto in basso il popolino perché non conosce la legge eppure non hanno nessuna difficoltà a non seguire la legge per far fuori Gesù. Chi è che veramente non onorava la legge? Il popolino o i farisei?

3. Pensavano che Nicodemo era di parte a causa delle sue “presunte origini” mentre erano di parte nel negare l'evidenza dopo evidenza, segno dopo segno la vera identità di Gesù (52). La colpevolezza dei Farisei emerge nella loro reazione a Nicodemo. Lui aveva semplicemente domandato se sarebbe stato opportuno seguire la legge e loro lo accusano di essere di parte perché “ovviamente” anche lui doveva essere della Galilea?!?. Ironicamente anche qui accusano Nicodemo di essere di parte mentre emerge chiaramente che loro stessi erano di parte in quanto loro stessi dovrebbero ri-esaminare quanto dicono.
Infatti non è vero che nessun profeta è nato in Galilea: Naum e Giona per esempio.
Ma sono accecati dall'antagonismo verso Gesù e non si rendono conto di essere “di parte” nel negare la vera identità di Gesù. Chi era veramente di parte? Nicodemo o i Farisei?

Giovanni ci sta facendo vedere questa terza reazione dopo coloro che credono e coloro che cercano ora quelli che rifiutano. Quali di queste tre reazione è la tua? Spero con tutto il cuore che non è questa terza di questi Farisei che non vedono e che non vogliono vedere e che addirittura rifiutano intenzionalmente anche ciò che è palese pur di rifiutare Gesù.

Per tornare al linguaggio di Gesù, loro sono disposti a morire disidratati nell’aridità del deserto del loro cuore piuttosto che bere della vera sorgente di acqua viva che sta lì davanti ai loro occhi. Giovanni ci fa vedere questo con grande ironia.
Sai l’ironia è un modo molto efficace di comunicare che spesso ci fa venire il sorrisino. Ma spesso l’ironia è anche un modo per manifestare ciò che è tragico. Questi atteggiamenti dei Farisei sono profondamente ironici ma ancor di più sono tragici.

È tragico che accusano altri di essere sviati mentre loro sono sviati. È tragico che accusano il popolo di non conoscere la legge mentre loro sovvertono la legge pur di far fuori Gesù. È tragico che accusano Nicodemo di essere di parte quando loro in realtà sono di parte. Anzi se allarghiamo il discorso su di loro vediamo che è tragico che coloro che erano le guide religiose di Israele hanno rifiutato il Messia di Israele.

È tragico che coloro che erano moralmente impeccabili si sono sporcati le mani con il sangue di Cristo. È tragico che questi uomini che pensavano di essere uomini di Dio hanno crocifisso il Figlio di Dio.

Tutte queste azioni traggiche posso aiutarci a riflettere su noi stessi. Perché è ironico (ma tragico) che ogni volta che parliamo di farisei noi vediamo tanti farisei intorno a noi e non vediamo il fariseo in noi! È ironico (ma tragico) che sembriamo essere inconsapevoli della puzza del Fariseo in noi mentre abbiamo un radar che ci permette di denotare la puzza di Fariseo in altri anche a grande distanza. È ironico (ma tragico) che anche oggi nel cercare di portarci a riflettere sul potenziale fariseo in noi ciascuno di noi trova molto più facile pensare agli altri intorno a noi.

Carissimi più ci sentiamo immuni da questi pericoli e probabilmente più ne siamo a rischio. Quanto potenziale c’è in me per questo tipo di atteggiamento? La mia speranza per te, per me e per tutti noi e che non ci possa essere in nessun modo nessun atteggiamento di aridità spirituale nella nostra vita.

Conclusione

Per proteggerci da questo rischio, l’unica soluzione è quella di rispondere ancora una volta in modo positivo a questo invito di Gesù di venire a Lui, di bere, di credere in Lui (confidare in Lui) per essere pienamente dissetati e pienamente appagati. Per vedere le nostre vite trasformate dal suo Spirito che diventano sorgenti da cui sgorgano fiumi di acqua.

Che ognuno di noi possa essere inondato in modo tale che anche noi possiamo inondare portare refrigerio, portare conforto, portare consolazione e portare vita nelle nostre famiglie, posti di lavoro, chiesa, quartiere e città.

37 Nell'ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva.
38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno». 

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